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Conflitto in Ucraina tra guerra dell’informazione e laboratori biologici

Il conflitto in Ucraina non viene combattuto soltanto sul campo tra gli eserciti ucraino e russo, ma anche a livello mediatico in quella che può essere definita una guerra all’informazione tendente a fornire fake news e una narrativa distorta il cui esito rischia di portare a ulteriori conflitti futuri.

La Crisi Ucraina è divenuta argomento principale discusso e trattato nel mondo dei media dall’inizio del 2022 quando i rapporti tra Mosca e Kiev si sono fatti sempre più tesi. Dopo il riconoscimento della Repubblica Popolare di Donetsk e della Repubblica Popolare di Lugansk da parte del Cremlino, è iniziata quella che la Russia ha definito come “operazione militare speciale” volta a proteggere gli interessi russi, la popolazione russa e russofona del Donbass, e a eliminare la minaccia rappresentata dal Governo ucraino.

La narrazione del conflitto nei media italiani

Il fervore mediatico ha quindi contraddistinto il conflitto ucraino con gli organi di informazione occidentali impegnati non solo a raccontare quanto accade sul campo spesso citando solamente le fonti ucraine, ma anche a descrivere i drammi del conflitto. In tal senso ha fatto scalpore quanto avvenuto a metà marzo quando il quotidiano La Stampa ha intitolato la sua prima pagina del 16 marzo 2022 “La Carneficina” mostrando la foto di un uomo anziano con le mani sul viso circondato dai cadaveri facendo pensare a una istantanea scattata dopo l’attacco russo a una delle città ucraine come Leopoli o Kiev. In realtà, poco dopo, si è capito come tale immagine era stata scattata nella città di Donetsk dopo che un missile Tochka-U aveva colpito un’area abitata causando la morte di 20 civili. Secondo le fonti russe, tale missile era stato lanciato dalle forze armate ucraine contro la città facente parte dell’omonoma Repubblica Popolare di Donetsk di cui il Cremlino ne aveva riconosciuto l’indipendenza poco prima dell’inizio del conflitto.

Se questo episodio è passato inosservato nel contesto italiano e quanto fatto da La Stampa è stato attribuito a un errore editoriale, differente è l’opinione che si è sviluppata nella Federazione Russa e nella Repubblica Popolare di Donetsk. Secondo quanto riportano le fonti russe, infatti, l’agenzia media Ura.ru ha citato in giudizio La Stampa per aver prodotto fake news e utilizzato una foto pubblicata proprio da Ura.ru in modo ingannevole. Si legge dai media russi, infatti, che gli editori di Ura.ru si oppongono all’uso illegale dell’immagine del nostro fotoreporter Eduard Kornienko. Chiediamo alla giustizia italiana la tutela dei nostri diritti d’autore e la punizione de La Stampa per il falso. Il processo Ura.ru contro La Stampa sarà senza precedenti. Dobbiamo rivolgerci a un’altra giurisdizione, il tribunale italiano. Ora gli avvocati di Ura.ru stanno preparando una dichiarazione.”. Problemi legali per La Stampa che non provengono, però, soltanto dall’agenzia media russa, ma anche dallo stesso ambasciatore russo in Italia Sergey Razov che il 25 marzo 2022 davanti al tribunale di Roma aveva dichiarato di aver denunciato il giornale italiano per istigazione a delinquere e apologia di reato per l’articolo pubblicato il 22 marzo 2022 nel quale, parlando del presidente russo Vladimir Putin, “si considerava la possibilità dell’uccisione del presidente della Russia”.

I laboratori biologici in Ucraina e il caso “Hunter Biden”

Nella guerra dell’informazione che sta caratterizzando il conflitto in Ucraina, però, sembra non aver destato forte interesse e curiosità lo scandalo emerso nei confronti di Hunter Biden, figlio del presidente degli Stati Uniti Joe Biden, accusato dal ministero della Difesa russo di aver favorito il finanziamento di laboratori biologici in Ucraina attraverso le aziende statunitensi Black and Veach e Metabiota. A tal proposito, il giorno 31 marzo 2022 MinOboroni Rossija (il ministero della Difesa russo) ha diffuso documenti che secondo il Cremlino collegherebbero Hunter Biden e il Pentagono al finanziamento e gestione di laboratori biologici in Ucraina che rappresenterebbero una minaccia per la sicurezza nazionale russa.

Nelle prime settimane di marzo il ministero della Difesa russo aveva riportato ai media la presenza di laboratori biologici statunitensi sul suolo ucraino. Nei giorni scorsi, dopo un attento esame dei documenti di cui MinOboroni Rossija è in possesso, è stato pubblicato un dossier in cui il Cremlino sottolinea  l’interazione tra le agenzie governative e l’attuale leadership politico-militare degli Stati Uniti con laboratori biologici ucraini, come pure il ruolo del fondo di investimento gestito da Hunter Biden nel finanziamento dei programmi biologici in Ucraina.

Le e-mail, utilizzate come prove dal ministero russo, evidenzierebbero la corrispondenza tra Hunter Biden, i dipendenti dell’Ufficio per la riduzione delle minacce del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e gli appaltatori del Pentagono in Ucraina, corrispondenza grazie alla quale si comprenderebbe come il figlio del presidente statunitense avesse un ruolo importante nella creazione di un’opportunità finanziaria per il lavoro sui patogeni in Ucraina, assicurando fondi per le compagnie Black and Veach e Metabiota. Secondo quanto riportato dalle fonti russe, la corrispondenza indicherebbe che il vero obiettivo del Pentagono in Ucraina era quello di garantire “…l’indipendenza culturale ed economica dell’Ucraina dalla Russia…”, cosa riportata in una e-mail del vicepresidente della Metabiota.

Una slide fornita dal ministero della Difesa russo in cui si evidenziano i rapporti di Hunter Biden con le aziende statunitensi impegnate nella realizzazione dei laboratori biologici in Ucraina.

Tra le figure chiave del progetto di sviluppo e gestione di laboratori biologici in Ucraina, MinOboroni Rossija indica Robert Pope, dal 2017 al 2020 a capo della Defense Threat Reduction Agency (DTRA) e direttore del Cooperative Threat Reduction Program, il quale sarebbe stato l’autore dell’idea di creare il deposito centrale di microrganismi particolarmente pericolosi a Kiev. Nella e-mail inviata al ministro della Salute ucraino, Uliana Suprun (cittadinanza ucraina e statunitense), Pope esprimerebbe il suo apprezzamento per l’attività del ministro ucraino, il quale avrebbe favorito l’accesso di specialisti americani alle strutture biologiche ucraine, come pure sulla creazione di un deposito di microrganismi. Queste e-mail confermerebbero la minaccia rappresentata dalla presenza dei laboratori biologici statunitensi in Ucraina, considerando che secondo il Cremlino tutti i biomateriali patogeni dalla struttura di stoccaggio sarebbero stati portati da aerei da trasporto militare negli Stati Uniti attraverso Odessa all’inizio di febbraio 2022.

A Robert Pope si devono, sempre stando al rapporto russo, aggiungere altre figure di rilievo come Joanna Wintrall, capo dell’ufficio DTRA in Ucraina, la quale avrebbe supervisionato i progetti statunitensi UP-4, UP-6, UP-8 implementati per studiare agenti patogeni mortali, tra cui l’antrace, la febbre del Congo-Crimea e la leptospirosi.
Tornando a Hunter Biden, il figlio del presidente avrebbe favorito le attività delle compagnie Black and Veach e Metabiota nei laboratori biologici ucraini. A tal proposito, MinOboroni Rossija cita Lance Lippencott, direttore della divisione della società statunitense in Ucraina, come il principale referente per i funzionari del ministero della Difesa e il ministero della Salute ucraino.
Secondo quanto riportano le fonti russe, la Black and Veatch collaborerebbe con il Pentagono dal 2008 nell’ambito di progetti per lo studio di bioagenti potenzialmente pericolosi. MinOboroni Rossija segnala i progetti UP-1 per lo studio del batterio Rickettsie da zecca e del virus dell’encefalite da zecche negli artropodi nell’Ucraina nordoccidentale e il progetto UP-2 in cui l’azienda statunitense ha implementato un sistema di monitoraggio remoto dell’incidenza della tularemia e dell’antrace presso le strutture biologiche ucraine. Proprio il biomonitoraggio e il reporting di questo ultimo progetto sarebbero stati supervisionati da David Mustra, che risulterebbe essere collegato alla compagnia statunitense Metabiota, appaltatrice del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e conosciuta per i suoi studi nella previsione di focolai di malattie infettive; sarebbe rappresentata in Ucraina da Mary Guttieri, vicepresidente dell’azienda e confidente di Hunter Biden, come confermerebbero le e-mail raccolte dal Cremlino.

Questa rete di collegamenti tra aziende statunitensi, laboratori biologici ucraini, il ministero della Salute ucraino e Hunter Biden dimostrerebbe, secondo il ministero russo, la partecipazione diretta del Pentagono e dei suoi appaltatori nella pianificazione e attuazione di progetti sul territorio dell’Ucraina.

MinOboroni Rossija ha anche riferito dello sviluppo di veicoli aerei senza pilota per la diffusione di materiale infetto: prendendo in esame, ad esempio, il documento n. 8967029 emesso dall’Ufficio brevetti e marchi degli Stati Uniti, il Cremlino ha ipotizzato che Washington potesse usare questi velivoli per condurre operazioni volte a disabilitare o distruggere forze armate ostili o nemiche attraverso la diffusione di virus. In questo contesto rientrerebbe anche la richiesta datata 15 dicembre 2021 della società ucraina Motor Sich, fatta al produttore turco di veicoli aerei senza pilota Byraktar, di dotare il drone di sistemi e meccanismi per spruzzare aerosol con una capacità superiore a 20 litri e con un raggio di azione fino a 300 km. Secondo il Cremlino questa sarebbe una ulteriore prova dello sviluppo da parte di Kiev di mezzi tecnici per la consegna e l’uso di armi biologiche con la possibilità del loro utilizzo contro la Federazione Russa.

Conclusione

Quello che il mondo sta assistendo è un conflitto che non riguarda soltanto la Russia e l’Ucraina, ma l’intero scacchiere geopolitico euroasiatico con attori interni ed esterni pronti a sfruttarne la criticità e le possibilità generate. Occorre riflettere sul ruolo che l’informazione ha nel raccontare gli eventi e sul clima di conflitto e sospetti che si è andato a creare nei riguardi della Russia che non solo mina il possibile raggiungimento della tregua e il processo di pace successivo, ma anche i rapporti tra i paesi europei e la Federazione Russa. La recente questione del pagamento del gas in rubli e il fatto che l’Unione Europea importa un cospicuo ammontare di gas naturale russo (circa il 40% delle sue importazioni totali) dovrebbe far riflettere sulla necessità di mantenere una via del dialogo con il Cremlino per evitare che il conflitto provochi danni economici che colpiscano direttamente i cittadini europei.

L’informazione, in tal senso, ha un ruolo fondamentale e la produzione di una sola narrativa potrebbe non solo creare il clima di odio contraddistinto da “noi siamo differenti da loro” e portare a una forte russofobia come già denunciato da diversi analisti e membri del mondo accademico italiano, ma anche offuscare le conseguenze pericolose di questo conflitto rappresentate da una crisi migratoria ed economica che colpirà solamente l’Europa permettendo agli Stati Uniti, invece, di beneficiarne a livello economico tramite la vendita del loro gas naturale liquefatto (GNL). A questi problemi potrebbero aggiungersi anche le minacce alla sicurezza europea qualora i famosi prodotti dei laboratori biologici presenti in Ucraina entrassero nelle mani dei diversi gruppi paramilitari neonazisti come il Battaglione Azov o Pravi Sector o gruppi di militanti jihadisti come il Battaglione Dzhokhar Dudaev e il Battaglione Shaykh Mansur che stanno combattendo in territorio ucraino in supporto a Kiev.


Autore: G. Keller