Information Warfare russa e le teorie di Igor Panarin

Russia – European Union confrontation (credit mapchart.net)

by Riccardo Allegri

Nello scontro tra Occidente e Federazione Russa l’Information Warfare gioca un ruolo di primo piano in un periodo storico caratterizzato dalla ampia diffusione del mondo di Internet e dalla continua pubblicazione di informazione e notizie online. 

Con il controverso svolgimento della campagna elettorale statunitense del 2016 il termine fake news è divenuto parte del linguaggio comune a tutte le latitudini. Il fenomeno che esso descrive è facilmente riconducibile alla disinformazione oppure, per utilizzare una terminologia più corretta, all’Information warfare (Guerra dell’informazione).

Sebbene questo genere di operazioni sia entrato di prepotenza nel dibattito politico dei Paesi occidentali soltanto di recente, difficilmente potremmo affermare che si tratti di una tendenza tipica del mondo contemporaneo. Basti pensare alle geniali azioni nel campo dell’Information Warfare condotte da ambo i blocchi nel corso di tutta la Guerra Fredda, per limitarci soltanto al XX secolo.

Le abilità russe nel campo della guerra dell’informazione sono riscontrabili non soltanto in epoca moderna, ma anche in quella sovietica e zarista quando le forze armate, per sopperire ad alcune endemiche debolezze, facevano ricorso a numerosi strumenti non militari, tra i quali è necessario annoverare le campagne di disinformazione.

L’information warfare nei documenti strategici

A riprova del fatto che il Cremlino sia da lungo tempo perfettamente consapevole dei rischi correlati ad uno scarso controllo dello spazio informativo nazionale, a maggior ragione nell’era della globalizzazione, vi sono una serie di documenti strategici piuttosto rilevanti approvati da Vladimir Putin dal momento della sua ascesa al potere. Il governo di Mosca, infatti, ha rilasciato ben due Dottrine della Sicurezza dell’Informazione con l’obiettivo di indirizzare la politica del Paese rispetto a questo ambito. Nel primo dei due documenti strategici, risalente al 2000, l’Information sphere viene definita come l’insieme di “informazioni, infrastrutture informatiche, enti impegnati nella raccolta, formazione, diffusione e utilizzo delle informazioni e sistemi di controllo delle pubbliche relazioni derivanti da queste condizioni”.

Nonostante le questioni legate alla cyberwarfare non siano tenute nella dovuta considerazione, probabilmente a causa dello scarso sviluppo delle tecnologie informatiche diffuse all’epoca in Russia, nel documento è fatto ampio riferimento alla necessità di mantenere uno stretto controllo sullo spazio dell’informazione nazionale in modo da evitare operazioni di Information Warfare da parte di potenze straniere. Viene infatti riconosciuta l’accresciuta capacità offensiva di numerosi attori internazionali in questo particolare ambito e ne viene sottolineata la pericolosità per la stabilità interna della Russia.

La seconda Dottrina di Sicurezza dell’Informazione (Ukaz «Ob utverzhdenii Doktriny informacionnoj bezopasnosti Rossijskoj Federacii»), approvata nel 2016, ricalca in larga misura la precedente. Tra le differenze maggiormente rilevanti vi è senza dubbio l’espressa necessità di creare un internet russo sul quale il Cremlino possa avere il pieno controllo.

Nonostante l’Information Warfare sia stata presa in esame in diversi documenti afferenti al mondo militare della Federazione Russa, occorre far notare come la definizione più esaustiva e completa della Guerra dell’Informazione sia rintracciabile all’interno del testo Viste concettuali sulle attività delle forze armate della Federazione Russa nello spazio informativo (Konceptual’nye vzgljady na dejatel’nost’ Vooruzhennyh Sil Rossijskoj Federacii v informacionnom prostranstve). In tale documento si descrive l’Information Warfare come un confronto tra due o più Stati nello spazio informativo avente l’obiettivo di danneggiare strutture di importanza critica, operare un massiccio trattamento psicologico della popolazione per destabilizzare la società e lo Stato e forzare il governo a prendere decisioni negli interessi della parte avversa.

Guerra dell’Informazione come strumento asimmetrico

Dall’analisi dei documenti sopracitati è possibile constatare come il Cremlino nel definire l’Informazion Warfare non includa il concetto di strumento asimmetrico.

Secondo quanto evidenziato da esperti occidentali, la Federazione Russa non potrebbe scontrarsi in modo diretto con i propri avversari della NATO, perché possiederebbe un apparato bellico-militare inferiore che ne impedirebbe la vittoria in un eventuale conflitto. A loro volta, occorre sottolineare, i membri dell’Alleanza Atlantica sono perfettamente consapevoli di non poter distruggere la Russia se non pagando un prezzo inaccettabile in termini di vite umane e devastazioni materiali. Per questo motivo, secondo la letteratura accademica e specialistica occidentale, Mosca utilizzerebbe strumenti in grado, nella migliore delle ipotesi, di negare il proprio coinvolgimento, ottenendo il risultato sperato senza subire alcuna ritorsione. Nella peggiore delle ipotesi, invece, la risposta sarà proporzionata all’offesa ricevuta e non metterà a repentaglio la sopravvivenza dello Stato russo. Proprio in questa disparità di forze sta il senso dell’asimmetria.

Le teorie di Igor Panarin

Il principale teorico russo dell’Information Warfare può essere consierato Igor Panarin. Nei suoi scritti, egli descrive la Guerra dell’Informazione come una lotta per il controllo delle menti delle élite e di altri influenti gruppi sociali all’interno di un dato Paese. In base alle sue teorizzazioni, uno Stato dovrebbe sfruttare tutti gli strumenti a propria disposizione (militari, economici, politici, ideologici) per cercare di guadagnare il controllo sullo spazio dell’informazione del Paese avversario, influenzandone in tal modo la società civile fino ad ottenere l’obiettivo che si è prefissato.

Proprio a Panarin si deve la differenziazione, tipica del pensiero strategico russo ed assolutamente assente in quello Occidentale, tra Information-Technical WarfareInformation Psychological Warfare.

La prima fa riferimento al mezzo con cui il messaggio viene veicolato. Essa comprende dunque tutte quelle operazioni volte ad ottenere il controllo dello strumento concreto che viene utilizzato per la diffusione dell’informazione.

Durante la Guerra del Golfo del 1991, la coalizione a guida americana, ed in particolare le forze armate degli Stati Uniti, presero di mira i trasmettitori, le antenne e le stazioni radio dell’esercito iracheno colpendole e distruggendole da remoto. Ciò accecò quasi completamente le forze armate di Saddam Hussein, che si ritrovarono improvvisamente incapaci di comunicare tra i diversi reparti. Questo si tradusse in un impareggiabile vantaggio per le forze USA e fu tra le cause che contribuirono alla schiacciante vittoria militare della coalizione. In occasione della controversa annessione della Crimea da parte della Russia avvenuta nel 2014, secondo quanto riportate da diverse fonti internazionali, le forze speciali della Federazione Russa, arrivate in Ucraina sotto copertura e senza alcun segno di riconoscimento sulle divise, occuparono immediatamente le stazioni radio-televisive presenti sulla penisola e l’Internet Exchange Point (IXP) di Simferopoli. Inoltre compromisero i cavi per le telecomunicazioni con l’entroterra in modo tale da avere il pieno controllo sulle informazioni che venivano diffuse nel territorio che stavano silenziosamente invadendo. Poterono così veicolare del tutto incontrastati la narrativa del Cremlino in merito a quanto stava accadendo in Crimea ed a Kiev.

L’Information Technical Warfare vanta un certo grado di sovrapposizione con alcune tipologie di operazioni cibernetiche. Non sono infatti rare le azioni di cyberwarfare volte a compromettere i sistemi di comunicazione ed informazione.

Per quanto riguarda l’Information Psychological Warfare è maggiormente assimilabile alle “PSYOPS” (psychological operations) di matrice occidentale e fa riferimento al messaggio in sé (Sicurezza delle informazioni e Intelligenza Artificiale nel contesto russo). In questo ambito possono essere identificate diverse tipologie di azioni volte ad ottenere un effetto psicologico tramite la diffusione di informazioni. Tra queste è sicuramente importante ricordare il cosiddetto reflexive control, ossia la possibilità di influenzare il proprio avversario al punto di fargli fare ciò che noi vorremmo che facesse, ovviamente a nostro vantaggio ed a sua insaputa.

Uno dei più stretti collaboratori di Putin, Nikolaj Patrushev, affermò, in un’intervista pubblicata su Rossiskaja Gazeta, che l’Unione Sovietica fu vittima di una magistrale operazione di questo tipo orchestrata dalla CIA negli anni Ottanta. Secondo l’ex direttore dell’FSB, infatti, l’Intelligence statunitense fece trapelare di proposito informazioni in merito all’implementazione della Strategic Defense Initiative (SDI), meglio conosciuta alle nostre latitudini come Scudo Spaziale, con l’obiettivo di coinvolgere Mosca in una corsa agli armamenti che non poteva permettersi a livello economico. L’opinione di Patruhev è che le spese sostenute dal Cremlino per mantenere l’equilibrio strategico con Washington, messo a repentaglio dall’iniziativa spaziale, abbiano contribuito alla dissoluzione dell’URSS.

Altre operazioni di Information Psychological Warfare sono quelle che consentono di creare consenso rispetto, ad esempio, a un intervento militare. Nel corso della Prima Guerra Cecena l’esercito russo non era autorizzato ad avere contatti con la stampa mentre i combattenti ceceni si scomodavano persino per andare a prendere i giornalisti nel vicino Dagestan conducendoli al fronte e raccontando il loro punto di vista sulla guerra. Così facendo la narrazione cecena del conflitto ebbe il sopravvento e gli insorti ottennero il favore della comunità internazionale che si tradusse anche in ingenti finanziamenti e nell’arrivo di combattenti da tutto il mondo islamico. A causa delle notizie e delle immagini da cui erano bombardati i soldati, il morale delle truppe russe era ai minimi storici. La società civile, poi, non sostenne mai lo sforzo bellico di Mosca e criticò il governo per tutta la durata delle ostilità, creando i prodromi per una sconfitta clamorosa. A ben pensarci, anche durante il conflitto con la Georgia del 2008 la Russia perse il confronto nel campo dell’informazione, nonostante la schiacciante vittoria militare. Sebbene, infatti, siano ampiamente riconosciute le responsabilità georgiane nel dare avvio alle ostilità, Mosca è spesso considerata il Paese aggressore.

Infine, non è possibile evitare di menzionare le numerose operazioni che secondo la stampa internazionale e i paesi Occidentali il Cremlino ha implementato per cercare di interferire con il regolare svolgimento delle elezioni nei Paesi rivali. In occasione delle presidenziali americane del 2016, di quelle francesi del 2017 e di quelle tedesche dello stesso anno, grazie alle nuove tecnologie dell’informazione ed in particolare allo sviluppo dei social network, Mosca avrebbe avviato una massiccia campagna volta ad influenzare le preferenze dell’elettorato, polarizzando il dibattito politico e, nel caso statunitense, destabilizzando il Paese. Tutto questo sarebbe stato possibile grazie alla diffusione incontrollata di fake news aventi l’obiettivo primario di minare la fiducia dell’elettorato nelle istituzioni democratiche dei Paesi rivali della Russia.

Conclusioni

Rispetto a questa tipologia di operazioni, le democrazie occidentali non sembrano possedere gli anticorpi per resistere considerando come alcune strategie di contrasto alla Guerra dell’Informazione potrebbero scontrarsi con diritti umani e libertà fondamentali come quelle di stampa, di parola, e di espressione. Probabilmente soltanto la consapevolezza dell’esistenza della guerra nello spazio dell’informazione potrà limitarne i danni. Parimenti, non sarà la censura lo strumento che ci metterà al riparo da spiacevoli interferenze, bensì l’educazione, intesa come processo di ricerca di fonti autorevoli per ottenere le proprie informazioni. E sarà necessario ricordare che dall’altra parte dello schermo qualcuno potrebbe volerci influenzare.


Le opinioni espresse dall’autore sono strettamente personali e non riflettono necessariamente le posizioni di ASRIE Analytica. Per maggiori informazioni in merito alla Guerra dell’Informazione, è possibile contattare il nostro team all’indirizzo di posta elettronica info@asrie.org.