Geopolitica delle elezioni in Russia: scontro Mosca – OSCE

The Organisation for Security and Co-operation in Europe (Credit: mapchart.net)

by Silvia Boltuc

Il recente rifiuto dell’OSCE di inviare i propri osservatori alle elezioni parlamentari in Russia inasprisce ulteriormente i rapporti tra Mosca e l’Occidente e la fiducia delle autorità russe nei confronti delle organizzazioni internazionali.

Il 17 settembre la Russia si prepara a tornare alle urne per le elezioni parlamentari per i deputati della Duma di Stato. Secondo quanto riportato dalle autorità russe, il paese ha invitato osservatori internazionali che monitoreranno il corso delle votazioni. La volontà di trasparenza che ha caratterizzato anche le elezioni precedenti nasce dal desiderio di contrastare i continui attacchi dell’Occidente alla politica interna, dimostrando il rispetto del processo democratico rappresentativo e di condannare qualunque tipo di scorrettezza.

La totale estraneità a processi elettorali collusi, sottolineano a Mosca, è ulteriormente confermata dalla imponente partecipazione di organizzazioni internazionali e giornalisti che dovranno monitorare il corretto svolgimento delle votazioni. Si osservi, ad esempio, che la Russia vedrà la presenza nei seggi dislocati sul territorio nazionale di un numero di osservatori internazionali superiori di 10 volte a quelli registrati negli Stati Uniti nel corso delle ultime elezioni.

In questi mesi contrassegnati dalle restrizioni dovute alla crisi pandemica, il Comitato Centrale Elettorale (CEC) ed il Servizio Federale di Vigilanza in Ambito della Tutela dei Diritti dei Consumatori e del Benessere Umano (Rospotrebnadzor) si sono adoperati per sviluppare le regole di soggiorno che garantiscano la possibilità degli osservatori di svolgere appieno il proprio lavoro in condizioni di sicurezza. Ciò nonostante, vi sono state delle difficoltà nel raggiungere un accordo con alcune organizzazioni. In particolare, l’Ufficio dell’OSCE per le Istituzioni Democratiche ed i Diritti Umani (ODIHR) avrebbe avanzato la pretesa, come riportato da diverse fonti locali russe, di essere l’unico ente presente a vigilare sulle elezioni interne ricevendo una dura obiezione da parte di Mosca con la spiegezione che la Russia da sempre sostiene l’uguaglianza delle missioni di osservazione e dei giornalisti internazionali di testimoniare il processo democratico elettivo nel paese.

Quello a cui si è assistito negli ultimi tempi da parte dell’Occidente non è solo un attacco alla legittimità della politica interna del paese, ma ancor più un tentativo di strumentalizzare la speculazione su una presunta lacuna all’interno del processo democratico assunta per certa, per far leva su Mosca ed ottenere il vantaggio preteso a scapito delle altre organizzazioni internazionali. In tale ottica, in virtù proprio della trasparenza che si cerca di difendere, è da ascriversi la decisione da parte della Russia di rifiutare l’esclusione di tutti gli enti e i giornali invitati a svolgere il proprio ruolo. Il contenzioso fra l’OSCE e la Federazione Russa sarebbe scaturito da un cavillo legale interno alla Costituzione secondo cui non hanno accesso al ruolo di deputato le persone con doppia cittadinanza. In conseguenza all’impossibilità fra le due parti di raggiungere un accordo sulla questione, che nella fattispecie si sarebbe dovuto tradurre in un cambiamento da parte del paese dei suoi regolamenti interni, l’OSCE non parteciperà al processo di monitoraggio delle prossime elezioni così come già avvenuto nel 2017.

Quanto sta accadendo in questi giorni segue un processo in corso già da tempo che vede l’Occidente impegnato a contrastare la Russia screditandone la politica interna prima con il caso Navalny, poi con il boicottaggio del vaccino russo Sputnik V e in questi giorni con l’OSCE e il ‘caso degli osservatori internazionali’. Occorre domandarsi, però, quanto questo continuo braccio di ferro con Mosca sia produttivo per l’Occidente tenendo in considerazione il ruolo che la Russia gioca nello scacchiere geopolitico euroasiatico e i forti legami che la Federazione Russa ha con diversi paesi europei.

Secondo quanto sostenuto da Alessandro Bevitori,* politico sammarinese impegnato nel favorire i rapporti tra San Marino e la Federazione Russa, il risultato della controversia rischia di screditare il processo elettorale russo, che già ha subito pesanti critiche dall’Occidente, basti pensare al caso Navalny e all’entità della frattura che ha causato nei rapporti con i vicini europei. Tale giudizio, sottolinea Bevitori, non tiene conto della innegabile situazione pandemica che il mondo, e nello specifico la Russia, si trova ad affrontare. Essendo di primaria importanza per il paese preservare la salute degli ospiti che si appresteranno a monitorare le elezioni di settembre è stato necessario rafforzare le misure di sicurezza, così come avvenuto ad esempio, a scapito dei tifosi russi durante il Campionato europeo di calcio (partita Russia-Danimarca) o come sta avvenendo in questi giorni durante i Giochi Olimpici di Tokyo dove circa l’80% tra atleti e personale accreditato dei media sono stati vaccinati.

Bevitori evidenzia come sarà garantita la presenza di osservatori internazionali in Russia tra i quali figurano molti giornalisti che, una volta tornati nel loro paese, potranno liberamente raccontare quanto visto. Questa opportunità sarebbe stata data anche agli osservatori dell’OSCE se l’organizzazione non avesse deciso arbitrariamente di rifiutare di prendere parte al monitoraggio delle elezioni, evento che rimarca un obiettivo politico di minare la credibilità del processo elettorale russo. Un qualcosa di simile è stato sperimentato già in passato in piena pandemia quando diversi paesi dell’Occidente si sono scagliati contro il vaccino russo Sputnik V non tenendo conto dei risultati scientifici e quindi estromettendolo dalla campagna vaccinale per meri fini geopolitici. Il caso di San Marino è esemplare, come evidenzia Bevitori: il Titano, infatti, è riuscito a superare le difficoltà della pandemia proprio grazie al vaccino russo, ma ora sta affrontando un duro braccio di ferro per il Green Pass a dimostrazione di come democrazia e salute siano a volte dimenticati dalle istituzioni occidentali in favore della propaganda politica.

In conclusione, è possibile evidenziare come il rifiuto dell’OSCE di inviare gli osservatori internazionali non solo rappresenta una opportunità persa per l’organizzazione di monitorare le elezioni in Russia e quindi accertarne il loro regolare svolgimento, ma si sta trasformando in un ulteriore distanziamento tra Mosca e le organizzazioni internazionali spingendo così la Russia a intraprendere una scelta politica di cesura continua con l’Occidente e con l’Europa e di apertura verso Oriente, ossia in direzione di quella Cina che tanto preoccupa Washington e Bruxelles.


*Alessandro Bevitori è stato intervistato dalla nostra organizzazione visto l’interesse dimostrato dal nostro team di analisti sullo spazio post-Sovietico in merito alla situazione dei rapporti tra San Marino e la Russia in ottica confronto-scontro Mosca-Bruxelles. In passato, ASRIE Analytica, in merito allo Sputnik V e agli altri vaccini aveva prodotto un numero speciale di Geopolitical Report dal titolo ‘Geopolitica dei vaccini‘.