Il caso Navalny nella geopolitica delle relazioni Russia-UE

by Guido Keller

Il caso Navalny continua ad influenzare le relazioni tra Mosca e Bruxelles alla luce delle recenti rivelazioni riportare dalle autorità russe sull’incongruenza degli eventi legati all’avvelenamento del blogger russo e sul ruolo di Berlino e delle agenzie di Intelligence occidentali sull’accaduto. 

La Federazione Russa attraverso le parole del portavoce del Ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha accusato la Germania di aver inscenato il tentativo di avvelenamento di Alexei Navalny lo scorso agosto 2020. Secondo quanto riferito dalla Zakharova sul suo canale Telegram lo scorso 10 luglio 2021, esistono delle incongruenze temporali presenti nella bozza del rapporto dell’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPWC) chiamata in causa da Berlino per investigare su quanto accaduto a Navalny.

La Zakharova ha sottlineato che la Germania ha richiesto la convocazione di una missione di assistenza tecnica “in relazione al sospetto avvelenamento di un cittadino russo” il 20 agosto 2020, lo stesso giorno dell’incidente a Navalny. Questa azione tempestiva, che non tiene conto del lungo iter procedurale dell’OPWC nell’aprire un caso, ha insospettito le autorità russe che vedono nel rapido intervento della Germania le prove di un suo coinvolgimento diretto con il tentato omicidio del blogger russo.

La Zakharova ha inoltre riferito tramite il suo account Telegram che il rapporto dell’OPCW era  ricco di correzioni, modifiche dei fatti, scarabocchi sul retro della busta, elementi che per Mosca dimostrerebbero l’intento di creare ad hoc un caso contro la Federazione Russa per meri scopi geopolitici. Secondo il portavoce del ministero, la Procura Generale russa ha inviato otto istanze di delucidazioni e spiegazioni ai colleghi di Berlino senza ricevere una risposta in tal senso.

In supporto alle parole della Zakharova il 13 luglio 2020  è intervenuto Vasily Piskarev, presidente della Commissione della Duma di Stato russa sull’Interferenza Straniera negli Affari Interni della Russia, il quale ha dichiarato che le incongruenze temporali nella bozza del rapporto dell’OPCW rappresentano una prova del collegamento della Germania con l’avvelenamento di Navalny, con il fine ultimo di provocare un movimento anti-Russia a livello internazionale.

Secondo le autorità russe il silenzio di Berlino alle richieste dei colleghi della Procura Generale russa in merito a delucidazioni o assistenza sul caso Navalny, così come la mancata risposta da parte della dirigenza del Bundestag tedesco alla richiesta formale di assistenza nello svolgimento delle indagini presentata dalla Commissione della Duma di Stato, sarebbero prove evidenti del coinvolgimento tedesco nel tentativo di avvelenamento del blogger russo.

La Germania ha cercato di difendere la propria posizione sull’accaduto tramite le parole del portavoce del Ministero degli Esteri tedesco Rainer Breul, il quale lo scorso mercoledì 14 luglio 2021 ha comunicato come le incongruenze nella bozza del rapporto dell’OPCW sono da imputare a un errore nella data inserita nel documento che è stato corretto nella seconda versione.

E’ innegabile che il caso Navalny si sia inserito in maniera preponderante nelle relazioni tra Mosca e Berlino considerando il ruolo che la Germania ha svolto e continua a svolgere nel sostenere il blogger russo, leader del partito La Russia del Futuro il quale negli anni si è contraddistinto per una retorica anti-immigrazione, per aver divulgato idee xenofobe e razziste in un paese multiculturale e multiconfessionale come la Federazione Russa, e per essersi circodato di collaboratori la cui maggior parte ha la residenza o la sede fiscale in Lussembuergo. In precedenza la Germania aveva accolto il blogger russo nell’Ospedale Charité di Berlino il 22 agosto e il successivo 2 settembre le autorità tedesche avevano informato i media internazionali che Navalny era stato colpito da un agente tossico della famiglia Novichok, affermazioni smentite dal portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. Lo scorso gennaio 2021, durante le proteste definite da Mosca ‘illegali’ organizzate in sostegno a Navalny, la Germania era stata protagonista insieme a Svezia e Polonia prendendone parte con alcuni diplomatici. Successivamente, lo scorso febbraio 2021, sempre Maria Zakharova aveva accusato il governo tedesco di aver sostenuto la pubblicazione del reportage creato dai ‘fedeli’ di Navalny in cui si accusava il presidente russo Vladimir Putin di aver costruito un palazzo di lusso sulle rive del Mar Nero.

Se da un lato lo scontro a livello diplomatico e nel campo della comunicazione strategica vede Berlino allinearsi con gli altri paesi dell’Unione Europea nell’imporre le sanzioni alla Russia a seguito della Crisi Ucraina del 2014 e del recente caso Navalny, dall’altro lato le relazioni economico-commerciali russo-tedesche rimangono salde. Secondo un report pubblicato da Ernst & Young, la Germania nel 2020, anno caratterizzato dalla pandemia, è stato il paese leader negli investimenti nella Federazione Russa a dimostrazione di un forte interesse del mondo imprenditoriale tedesco nel mercato russo il quale, oltre a poter contare su un numero di consumatori pari a 146 milioni di persone, è connesso con un mercato ancora più ampio come quello dell’Unione Economica Euroasiatica. Sempre nel 2020, secondo i dati forniti da Statista, il numero di compagnie con capitale tedesco che operano in Russia sarebbe stato pari a 3971 unità, dato in decrescita sin dal 2013, ma che conferma un sempre vivo interesse tedesco per il mercato russo.

Berlino e Mosca sono ovviamente legate dal progetto del gasdotto Nord Stream 2 il quale prevede di trasportare il gas naturale russo in direzione europea attraverso proprio la Germania.  Questa infrastruttura non solo legherebbe maggiormente Mosca a Berlino, ma anche a Bruxelles per quel che riguarda l’approvvigionamento energetico mentre offuscherebbe il ruolo dell’Ucraina come territorio di transito del gas naturale facendo perdere di importanza strategica e geopolitica il paese che sin dal 2014 è fortemente sostenuto sia dall’Unione Europa che dagli Stati Uniti. Considerando la forte opposizione di Washington alla realizzazione del Nord Stream 2, così come quella in passato palesta dalla Francia di Macron, il caso Navalny e le tensioni russo-tedesche potrebbero rischiare di far fallire il completamento dell’opera che attualmente è al 98% della sua realizzazione.

In questa ottica è possibile interpretare le azioni dell’ultimo anno inerenti la figura di Alexei Navalny, scelto come ‘paladino’ dell’opposizione da parte di alcuni circoli europei,  come azioni in grado di avere un ruolo geopolitico maggiore nelle relazioni tra Russia e Unione Europea, e nello specifico tra Berlino e Mosca, piuttosto che nelle dinamiche interne della Federazione Russa dove il blogger non gode di un consenso ampio.