Cooperazione transfrontaliera Iran-Pakistan in ottica geopolitica euroasiatica

By Silvia Boltuc 

Il recente accordo tra Iran e Pakistan per il controllo e la messa in sicurezza dell’area di frontiera evidenzia un possibile avvicinamento di Teheran e Islamabad in ottica geopolitica con possibili ripercussioni nella vicina regione dell’Asia Centrale,in special modo a seguito del ritiro delle truppe statunitensi dall’Afghanistan e dell’ampliamento degli investimenti cinesi in supporto alla Belt and Road Initiative.

Nell’aprile 2021, alla presenza del ministro pakistano per la produzione della difesa Zobaida Jalal ed il ministro iraniano per le strade e lo sviluppo urbano Mohammad Eslami, è stato ufficialmente aperto il valico di Pishin-Mand nel distretto del Kech. Iran e Pakistan condividono un confine di 959 km che separa la provincia pakistana del Belucistan dalla provincia del Sistan e del Belucistan iraniano. Il valico di frontiera inaugurato quest’anno è il terzo, dopo quello nella zona di Rimdan-Gabd nel distretto di Gwadar e quello di Kuhak-Chadgi. La decisione di creare tre mercati di confine nell’area compresa fra i due stati è stata siglata con un memorandum di intesa durante il tour ufficiale in Iran del ministro degli esteri pakistano Shah Mehmood Qureshi e ve ne saranno altri in futuro. Recentemente è stato firmato anche il secondo accordo tra la provincia del Sistan e Belucistan della Repubblica Islamica dell’Iran e quella di Nimruz della Repubblica Islamica dell’Afghanistan, sempre nell’ottica di creare mercati di confine controllati.

Il presidente Rouhani ha più volte sottolineato la volontà dell’Iran di incrementare le relazioni bilaterali con il Pakistan nel campo del commercio, della connettività regionale e in scenari di mutuo interesse. In particolare, il leader iraniano ha auspicato una maggiore collaborazione con Islamabad nel gestire la situazione afghana dopo il ritiro delle truppe statunitensi.

Per la Repubblica Islamica dell’Iran i rapporti con la controparte pakistana sono importanti sia in termini di sicurezza regionale che di approvvigionamento energetico. Il ministro degli esteri Qureshi ha definito le relazioni con Teheran come ‘uniche, preziose e fraterne’ auspicando che i due paesi possano intensificare ulteriormente i rapporti di collaborazione.

L’annosa questione dei confini fra i due paesi preoccupa l’Iran e il Pakistan ormai da diverso tempo dati i gruppi di militanti, spesso dediti al banditismo armato e al traffico di droga, che vi stanziano. Ad esempio, nella primavera dello scorso anno un veicolo pakistano che transitava nei pressi del confine con l’Iran nella zona del Belucistan era stato colpito da un ordigno esplosivo, uccidendo un maggiore dell’esercito pakistano e cinque soldati. A seguito dell’attacco il capo di Stato delle forze armate pakistane, il Generale Qamar Javed Bajwa, aveva chiamato la controparte iraniana, il Maggiore Generale Mohammad Bagheri, per esprimere la sua preoccupazione riguardante la sicurezza nelle zone di confine e la necessità di cooperazione per arginare le attività di terrorismo e narcotraffico, cooperazione che anche il presidente iraniano ha definito ormai ‘imperativa’.

In seguito a questi eventi il Pakistan e l’Iran hanno deciso di formare una forza congiunta di reazione rapida per mantenere la sicurezza nell’area e impedire ai ribelli di stanziarsi nelle zone di confine interne ai due paesi e di aprire una serie di passaggi ufficiali.

Benché gli interessi dei due attori regionali nel corso degli anni si siano dimostrati tutt’altro che convergenti, gli scambi commerciali e la crescente necessità di Islamabad di approvvigionamenti energetici potrebbero rappresentare un punto di svolta nelle relazioni bilaterali.

Gli scambi che fino ad oggi avvenivano nel Mirjaveh-Taftan potranno godere di nuovi collegamenti. I valichi aperti consentono un accesso più ravvicinato ai porti di Chabahar e Gwadar da dove i cittadini possono raggiungere più agevolmente i centri nevralgici dei rispettivi paesi e che rientrano a loro volta nei corridoi cinesi (il porto di Gwadar è inserito nel Corridoio Economico Cina-Pakistan – CPEC), contribuendo così a dare nuovo slancio all’economia sia di Islamabad che di Teheran.

Il portavoce del ministero degli esteri pakistano Zahid Hafiz Chaudhry ha dichiarato che l’apertura al commercio transfrontaliero fornirà nuove opportunità di lavoro per i residenti al confine. Inoltre, i migranti provenienti dal Beluchistan pakistano che lavorano in Iran e inviano fondi in Pakistan, apportando un contributo significativo all’economia del paese, usufruiranno di passaggi più sicuri. Ovviamente queste riflessioni vertono sui traffici legali, sono infatti di tutt’altro avviso le famiglie che abitano il confine e che sono dedite al contrabbando di carburante iraniano. Una volta trasportato in Pakistan, infatti, il carburante poteva essere venduto sottobanco aggirando le sanzioni sulle esportazioni ai danni di Teheran, commercio che negli ultimi anni ha vissuto un vero e proprio boom. La chiusura dei confini ha scatenato un’aspra protesta da parte dei trafficanti che hanno visto venir meno la loro sola fonte di sussistenza contrapposti al Governo di Islamabad che invece denuncia ormai da tempo l’impatto negativo in termini di perdite economiche che questo commercio illegale ha sul bilancio del paese.

Le relazioni fra Islamabad e Teheran hanno sofferto dell’antagonismo delle reciproche alleanze. La Cina, che ha una sempre più crescente domanda energetica interna, teme che la strategia statunitense nella regione possa tagliarla fuori dai tanto necessari approvvigionamenti energetici. In questa ottica il CPEC non solo assicurerà le forniture iraniane a Pechino, ma renderà il Pakistan un connettore imprescindibile nella regione aumentando così la leva politica pachistana su Iran e Cina. Di contro, benché anche l’Iran abbia stretto accordi con il gigante cinese, non è chiaro se per l’asse sino-pakistano la rivalità dell’Iran con i suoi nemici sunniti all’interno del Medio Oriente possa rappresentare una pericolosa arma a doppio taglio.

Un esempio lampante è stato il mancato intervento pachistano in Yemen su richiesta degli Emirati Arabi Uniti contro il movimento Ansar Allah nel 2015 motivato da Islamabad con la volontà di rimanere in una posizione neutrale in modo da far da mediatore tra le parti, spiegazione non accettata dagli Stati del Golfo e interpretata, invece, come una mano tesa in favore della fazione filoiraniana. L’evento ha avuto una tale risonanza che ha comporato una rottura significativa delle relazioni fra il Pakistan e gli Emirati Arabi Uniti che erano state sino ad allora consistenti sia in termini economici che di cooperazione.

Inoltre, il Pakistan, come dichiarato dallo stesso Primo Ministro Imran Khan, ha subito serie pressioni da parte degli Stati Uniti e da alcune monarchie del Golfo per siglare un accordo con Israele, eventualità che minerebbe seriamente i rapporti con il vicino Iran.

Anche il contratto tra Islamabad e Nuova Delhi interessa le relazioni pachistano-iraniane visto che l’India, che mira a giocare un ruolo di primo piano nella regione asiatica, ha cercato di tessere rapporti con l’Iran. Teheran è riuscita ad uscire da questa impasse grazie ai recenti accordi firmati con Pechino che di fatto hanno sottratto il porto di Chabahar al controllo di Nuova Delhi. La difficile posizione iraniana nel bilanciarsi tra due antagonisti regionali come Cina e India, mitigata recentemente grazie all’accordo sino-iraniano, rischia però di subire una escalation dopo il ritiro delle truppe statunitensi e della NATO dall’Afghanistan quando Teheran si troverà costretto a mediare con Nuova Delhi e Pechino nella gestione delle dinamiche afghane.

Conclusione

L’Iran sta tentando di risollevare una economia duramente provata dalle sanzioni statunitensi e dalla pandemia da Covid-19. Insieme al rilancio della propria industria petrolchimica e al completamento di importanti infrastrutture che garantiscono percorsi alternativi al suo export energetico (come porti, gasdotti e oleodotti), il paese allaccia nuovi rapporti in una regione dove gli interessi economici e le necessità geografiche ridisegnano le alleanze. Il Pakistan, oltre ad essere confinante, è considerato un paese vicino per cultura e religione. Inoltre, è un alleato strategico in scenari fortemente attrattivi per gli interessi iraniani come l’Afghanistan e rappresenta infine un connettore nonché un mercato ultimo importante per le esportazioni di gas e petrolio.

Sullo sfondo di queste relazioni vi è l’intrigato meccanismo delle rivalità/alleanze regionali che vedono i due paesi spesso alleati di attori regionali e internazionali fortemente contrapposti. Le potenzialità di una collaborazione sono molteplici, vi è fra le altre un progetto ferroviario transnazionale che vede implicati entrambi gli stati e che collegherà la Turchia con il Pakistan, l’Afghanistan, l’Iran e la Cina migliorando di fatto la connessione con la Belt and Road Initiative (BRI=). Anche il contemporaneo riavvicinamento dei due paesi con la Russia potrebbe avere un effetto benefico nelle relazioni pachistano-iraniane e in una collaborazione all’interno dell’Afghanistan.

Fanno da contraltare agli interessi economici che potrebbero spingere maggiormente Teheran e Islamabad alla cooperazione i rispettivi interessi che questi due attori hanno nella regione, una differenza culturale e religiosa che oppone l’Iran sciita al Pakistan sunnita con un una significativa presenza del movimento deobandi, nonché la difficoltà nel gestire la sicurezza nell’area transfrontaliera del Belucistan.