Geopolitica e comunicazione strategica: Navalny nelle relazioni Occidente – Russia

by Giuliano Bifolchi

Nei rapporti tra la Russia e l’Occidente torna prepotentemente in scena Alexei Navalny il quale, con uno sciopero della fame iniziato volontariamente, richiama i propri sostenitori alla protesta e accende nuovamente i riflettori dei media internazionali sulla propria persona in un periodo, quello caratterizzato dalla pandemia e dalla ripresa  del terrorismo, in cui sarebbe auspicabile una cooperazione tra Mosca, Bruxelles e Washington piuttosto che un aperto scontro diplomatico scandito dalle sanzioni e da continui proclami.

I media internazionali e il mondo dei social stanno riservando una grande attenzione allo sciopero della fame che il blogger russo ha iniziato alcune settimane fa e che i medici russi dell’ospedale di Vladimir hanno invitato a sospendere per prevenire gravi danni fisici e, nel peggiore dei casi, la morte. Navalny stesso, tramite i suoi avvocati, incita i propri sostenitori con lo slogan ‘Orgoglio e speranza’ ricalcando parole e sentimenti molto comuni a quelle ‘rivoluzioni colorate’ che hanno caratterizzato lo spazio post-sovietico il cui esito è stato soltanto un avvicinamento politico e ideologico all’Occidente senza, però, un reale processo di trasformazione politica ed economica volto a favorire il benessere della popolazione.

Il caso Navalny è iniziato lo scorso agosto e a distanza di quasi un anno continua a scandire l’agenda delle relazioni internazionali tra la Russia e l’Occidente anche se, va specificato, il blogger russo è ampiamente conosciuto in patria per le sue idee xenofobe e razziste, per la sua lotta contro l’immigrazione, e per avere un gruppo di collaboratori con sede legale e fiscale in Lussemburgo.

L’attenzione mediatica riservata a Navalny ha preceduto di pochi giorni il summit sul clima invocato dal presidente statunitense Joe Biden in concomitanza con la Giornata della Terra. È interessante vedere come il blogger russo riesca a richiamare l’attenzione dei media nei momenti più decisivi nel panorama della politica internazionale.

È chiaro, però, che la Russia sia giunta al limite della sopportazione per le pressioni e ingerenze che l’Occidente sta facendo nei suoi confronti. L’aver scelto Navalny come leader della propria campagna mediatica e di contrasto al Cremlino si sta rivelando sempre di più un insuccesso, perché il blogger russo ha avuto maggiore sostegno in Europa che in Russia e si è dimostrato negli anni molto più vicino al nazionalismo e ai movimenti contro gli stranieri e gli immigrati piuttosto che familiare con quei valori di democrazia e tolleranza che sia Unione Europea che Stati Uniti hanno promosso all’estero. La storia di Navalny è ben conosciuta dai russi sin dal 2012 quando fu accusato insieme a suo fratello Oleg di frode ai danni di Yves Rocher Vostok (la sussidiaria russa della compagnia francese specializzata nel settore dei cosmetici) per servizi forniti dalla compagnia di trasporti Glavpodpiska.

Guardando al sondaggio condotto dal Centro Levada è possibile evidenziare come l’82% dei russi è a conoscenza della sentenza ai danni di Navalny e quasi la metà (48%) crede che il provvedimento giudiziario ai danni del blogger russo sia giusto. Un’opinione pubblica che però non interessa all’Occidente che ignora quei cittadini russi che supportano la decisione delle autorità di condannare Navalny favorendo invece soltanto una minoranza. Sempre secondo un sondaggio condotto nel marzo 2021 dal Centro Levada il 63% dei russi approva l’operato del presidente russo Vladimir Putin, il 56% giudica positivamente il lavoro del primo ministro russo Mikhail Mishustin e il Governo in generale ha un’approvazione pari al 49%, dati ben superiori al supporto che in Europa stanno ricevendo i vari presidenti e primi ministri a seguito di un anno travagliato dalla pandemia, da continue chiusure e da un’economia sempre più in declino (il caso italiano è esemplare con le recenti proteste nei confronti dell’operato del premier Mario Draghi).

READ  The struggle between Abkhazia and Georgia, as observed from NATO-supported scientists
Il 63% degli intervistati appoggia l’operato del presidente russo Vladimir Putin (Fonte: Levada.ru)
Opinione pubblica e il caso Navalny. Il 48% degli intervistati è d’accordo con il procedimento giudiziario a cui il blogger russo è stato sottoposto (Fonte: Levada.ru)

È difficile pensare quindi che le pressioni che i media e il mondo politico dell’Occidente hanno effettuato nei confronti della leadership russa per rilasciare immediatamente Navalny possano avere successo considerando il supporto che il Cremlino ha in questo caso da parte della popolazione. Guardando i media occidentali, invece, sembra quasi che si voglia instaurare un processo di sostituzione nel supporto popolare che dal presidente russo Putin dovrebbe traslare al blogger russo Navalny. Processo che però non sta avvenendo in Russia: il 21 aprile 2021, infatti, durante il discorso del presidente russo Putin all’Assemblea Federale si sarebbe dovuta tenere una protesta generale di 400 mila persone secondo quanto riportato da alcuni media a da un sito web appositamente creato, evento che invece ha visto la partecipazione di non più di 15-20 mila persone nella città di Kaliningrad.

Come sostenuto da Magomed-emi Shamsuev nella sua ricerca Informazionnaya Bezopasnost’ Rossiy na Severnom Kavkaze: Problemy i Mekhanizmy Reshenya, nel mondo contemporaneo i media e la letteratura accademica e specialistica sono divenuti uno strumento vitale per ottenere potere politico e successo economico, perché questi influiscono e condizionano la vita quotidiana delle persone e hanno la capacità di plasmare il pensiero pubblico. Il caso Navalny è un classico esempio di come la comunicazione strategica occidentale serva per perseguire obiettivi geopolitici volti a contrastare la Federazione Russa che negli ultimi anni si è imposta come un attore imprescindibile a livello internazionale (si veda l’apporto russo alla Guerra Civile Siriana) e durante la pandemia è riuscita a sviluppare un vaccino, lo Sputnik V, in grado di contrastare la diffusione del virus e migliorare la situazione sociosanitaria di più di 40 paesi al mondo.

Nel documento Strategic Communication Joint Integrating Concept pubblicato il 17 ottobre 2009 dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti così come nel Commander’s Handbook for Strategic Communication and Communication Strategy pubblicato dal Comando delle Forze Congiunte statunitensi  si può leggere come la comunicazione strategica è vista come gli sforzi del Governo degli Stati Uniti per comprendere e interessare l’audience principale per creare, rafforzare, o preservare le condizioni favorevoli per l’avanzamento di interessi, politiche, e obiettivi statunitensi attraverso l’utilizzo di programmi coordinati, messaggi, e prodotti sincronizzati. In questa ottica gli eventi collegati a Navalny possono essere letti come il tentativo di screditare sul piano internazionale la Federazione Russa, esperimento che lo stesso presidente statunitense Joe Biden ha messo in atto quando recentemente ha accusato Vladimir Putin di essere un ‘assassino’ creando una tensione diplomatica di proporzioni inimmaginabili e riportando il mondo a quel clima di preoccupazione che aveva caratterizzato gli anni della Guerra Fredda (Tensioni Stati Uniti-Russia e conseguenze geopolitiche alle parole di Biden).

Tornando a quanto sta animando i media in questi giorni, non solo Navalny ha deciso volontariamente di intraprendere lo sciopero della fame, ma il blogger russo è stato visitato da nove medici (sei dei quali civili) che lo hanno invitato più volte a interrompere il digiuno anche se l’Occidente continua a chiedere a gran voce che una equipe medica possa vederlo. A contrastare l’immagine di Navalny ‘morente’ in prigione sono apparsi dei video pubblicati prima su Telegram e poi ripresi dai media russi tra cui Izvestiya (Poyavilos’ video s zanimayushchimsya fitskul’turnoy Navalnym) in cui il blogger russo viene filmato mentre effettua degli esercizi fisici durante la sua permanenza nella colonia detentiva N.2 nell’Oblast di Vladimir.

READ  Mar Cinese Meridionale: ASEAN alla prova

Se da un lato il caso Navalny è divenuto il ‘simbolo dei diritti umani’ dell’Occidente nel contrasto alla Russia, molto meno scalpore ha generato il caso di Julian Assange, il fondatore di Wikileaks che ha portato alla luce i crimini commessi nei campi di detenzione statunitensi in Iraq e Afghanistan, il quale, dopo essersi rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador di Londra, è stato arrestato nell’aprile 2019 dalle autorità britanniche e ha trascorso gli ultimi due anni nella prigione di massima sicurezza di Belmarsh mentre gli Stati Uniti ne hanno richiesto l’estradizione per poterlo processare e condannare a 175 anni per accuse ai sensi dell’Espionage Act. La detenzione di Assange ha mobilitato anche le Nazioni Unite quando Nils Melzer, il relatore speciale sulla tortura, ha visitato il fondatore di Wikileaks in carcere informando un’opinione pubblica ‘poco attenta’ sulle sue gravi condizioni psicofisiche e sul rischio che la tortura psicologica a cui è sottoposto rappresenti un serio pericolo per la sua vita.

Confrontando questi due casi, quello del fondatore di Wikileaks e quello del blogger russo, traspare la double standard policy (politica dei doppi standard) di cui spesso l’Occidente è accusato da Russia, Cina, Venezuela, e Iran. Una politica che tratta vicende simili in maniera differente e che quindi spinge Washington e Bruxelles a imporre sanzioni alla Russia ma al contempo rafforzare i propri legami con Recep Tayyip Erdogan, presidente di una Turchia dove la libertà di stampa è ai minimi storici, gli oppositori politici sono in carcere, e il Governo ha dimostrato di poter trattare sia con i jihadisti dello Stato Islamico sia con i diversi miliziani e mercenari disseminati in tutto il Medio Oriente e il Nord Africa e di utilizzarli per i propri scopi come avvenuto recentemente nel conflitto del Nagorno-Karabakh il cui cessate il fuoco è stato possibile grazie all’intervento e la mediazione della Russia .

In conclusione è possibile evidenziare come geopolitica e comunicazione strategica abbiano caratterizzato il caso Navalny fin dall’inizio interessando non solo i rapporti tra Bruxelles e Mosca, ma anche progetti infrastrutturali come il gasdotto Nord Stream-2, il settore medico-sanitario a causa del continuo contrasto al vaccino russo Sputnik-V da parte europea e gli scambi commerciali spingendo così la Russia a rafforzare partnership con paesi come Iran e Cina a discapito dell’Europa il cui rischio è quello di rimanere ‘isolata’ alla sola cooperazione con gli Stati Uniti.