Tensioni Stati Uniti-Russia e conseguenze geopolitiche alle parole di Biden

by Silvia Boltuc

In una recente intervista rilasciata alla Abc il presidente americano Biden, su domanda dell’intervistatore, riferendosi al recente caso Navalny ha affermato di ritenere che Vladimir Putin sia un ‘assassino’. Le accuse non si fermano qui: il neoeletto presidente statunitense ha rincarato la dose avvertendo in tono minaccioso la sua controparte russa che pagherà le ingerenze del Cremlino nelle elezioni americane del 2020 accertate, a detta di Biden, dall’Intelligence nazionale.

All’indomani della sua elezione Biden ha salutato il pubblico statunitense al grido di “America is back”. In molti si sono scagliati contro la gestione trumpiana, ma è davvero auspicabile un ritorno alle politiche di Obama, in particolar modo per quanto riguarda la politica estera? Non è possibile dimenticare gli insuccessi della Casa Bianca a livello internazionale quando Joe Biden era vicepresidente come il tentativo fallito di stabilizzare l’Afghanistan, gli errori commessi in Iraq nel favorire l’affermazione di un governo sciita che hanno innescato un nuovo conflitto e l’ascesa dello Stato Islamico, l’appoggio ai Fratelli Musulmani prima e successivamente all’intervento di Francia e Inghilterra in Libia le cui conseguenze drammatiche sono ancora oggi visibili (anche in Italia basti pensare al flusso migratorio che continua a interessare le coste della penisola),  e non per ultimo il tentativo di rovesciare il Governo di Bashar al-Assad in Siria supportando diversi attori locali in una guerra civile che conta centinaia di migliaia di morti. Joe Biden sembra raccogliere questa eredità con orgoglio ed anzi voler inserire le proprie politiche in seno alla strada già percorsa dai suoi predecessori. Ecco quale America è tornata.

Le dichiarazioni mosse al presidente russo Vladimir Putin sono molto gravi, ma non nuove nel modus operandi del presidente statunitense. Infatti, non molto tempo fa, Biden ha definito l’Arabia Saudita uno “stato paria” ed anche in quel caso ha avvertito i sauditi che “avrebbero pagato un prezzo”.

Ha assunto una linea molto dura anche nei confronti del gigante cinese promettendo più volte Pechino nuove sanzioni e politiche di contenimento rispetto alla loro espansione considerata una minaccia. Non ancora insediato Biden non aveva gradito la decisione della Germania e della Francia di firmare con la Cina il Comprehensive Agreement on Investment (CAI) benché i due paesi europei hanno più volte sottolineato la volontà di ampliare il proprio grado di libertà rispetto alle politiche transatlantiche (EU-China Comprehensive Agreement on Investment: geopolitical implications).

Le accuse nei confronti del presidente Putin sono inaccettabili, innanzitutto perché fanno riferimento ad una questione inerente alla politica interna russa che in quanto tale andrebbe gestita dal paese in assoluta autonomia, così come avviene per i processi statunitensi a carico dei propri cittadini. Il presidente Biden accusa di ingerenze la Russia quando la politica statunitense per anni ha destabilizzato intere regioni, si veda il Medioriente. Inoltre, le politiche statunitensi, che tanto si ergono al di sopra delle condotta russa, hanno chiaramente tentato di sabotare l’acquisizione del vaccino Sputnik da parte di alcuni paesi come il Brasile. Anche l’Italia ha pagato le ostilità nei confronti della Russia per il caso Navalny trovandosi a dover rifiutare il vaccino russo, efficace e disponibile, in favore del vaccino americano Johnson & Johnson che tarda ad arrivare, provocando un ulteriore ritardo nel progredire delle vaccinazioni.

Sicuramente a guidare Biden c’è anche un certo livore riguardante questioni più private: il presidente statunitense infatti non ha di certo dimenticato lo scandalo durante la campagna elettorale che ha investito suo figlio Hunter assunto nella più grande azienda privata ucraina del settore del gas naturale senza avere le competenze adeguate, il tutto dopo che Washington aveva sostenuto la rivoluzione nazionalista anti-russa.

Le accuse di Biden oltre ad essere non supportate da prove schiaccianti su un eventuale coinvolgimento del Cremlino nell’avvelenamento di Navalny, risultano anche ipocrite. Il suo predecessore Trump, a cui fu rivolta la stessa domanda fatta a Biden, in una intervista rilasciata durante il suo mandato ha affermato che “Ci sono molti assassini. Pensate che il nostro paese sia così innocente?”.

Ad ogni modo Biden si sta avventurando su un terreno pericoloso, la sua politica aggressiva e la totale mancanza di diplomazia nel rapportarsi con quelli che lui considera nemici potrebbero avere conseguenze difficili da gestire anche per un attore delle dimensioni degli Stati Uniti.

Quali potrebbero essere i risvolti geopolitici delle dichiarazioni di Biden? Per prima cosa occorre sottolineare come la Russia è un alleato storico dell’Europa e un attore imprescindibile nel continente euroasiatico.  La mancanza di diplomazia di Biden nel trattare con alcuni degli attori fondamentali nello scacchiere geopolitico euroasiatico avrà conseguenze non solo per gli Stati Uniti, ma anche per i paesi europei che per motivi geografici o storico-culturali hanno un maggior legame con la Federazione Russa.

Le questioni da considerare sono molteplici. Innanzitutto, Biden tenterà di far leva sui suoi alleati storici, come l’Europa, per isolare la Russia. Ma l’Europa è molto cambiata negli ultimi anni e ha ripetutamente dimostrato di volersi confrontare con le politiche statunitensi sedendosi al tavolo delle trattative da pari e non più assoggettata al perseguire ciecamente le politiche transatlantiche. L’asse franco-tedesco ha dimostrato di avere forti interessi che lo porteranno ad attuare politiche in rapporto alla Russia non necessariamente convergenti con quelle statunitensi, ma piuttosto in linea con i propri obiettivi.

I consumatori europei ad oggi non sono nella condizione di poter sostituire con altri approvvigionamenti le forniture di gas russe. L’annosa questione del Nord Stream 2 è un esempio di come le politiche statunitensi siano in contrasto con le politiche europee. Il gasdotto consentirebbe l’afflusso verso la Germania di un maggior quantitativo di energia a un minor costo, ma andrebbe a sostituire la rotta del gas russo che per ora attraversa l’Ucraina. Le sanzioni hanno duramente colpito il progetto e non è detto, come fu per le relazioni euro-cinesi per la firma del CAI, che l’Europa non decida di ‘disobbedire’ ai diktat statunitensi.

Di contro, Bruxelles ha recentemente rischiato di autosabotarsi nei rapporti con il Cremlino assumendo un atteggiamento più filo atlantista nel sostenere Navalny ricalcando la comunicazione strategica della Casa Bianca che voleva trasformare un blogger nazionalista e xenofobo in un martire e nell’unica alternativa valida al presidente russo.

La dicotomia fra affari e politica è una scena già vista quando si tratta di Russia: molti dei suoi partner commerciali più importanti sono tra i maggiori avversatori sul piano delle relazioni diplomatiche come dimostrano le ostilità di ex paesi sovietici come Estonia, Lettonia e Lituania.

Per quanto riguarda l’Italia, ma anche paesi come la Francia con forti interessi nel Mar Mediterraneo, è importante tener conto della forte presenza russa e trovarsi in una guerra fra i due blocchi potrebbe rivelarsi una situazione difficile da gestire dovendosi destreggiare fra le necessità diplomatiche e i forti interessi sul territorio.

Infine, così come Biden tenterà di fare gruppo con i suoi alleati, di contro questo atteggiamento potrebbe spingere la Russia ad avvicinarsi maggiormente a paesi come l’Iran, accusato anch’esso di aver interferito con le elezioni. Un primo segnale arriva proprio in questi giorni con l’annuncio che dichiara che Cina, Russia e Iran saranno impegnate in esercitazioni congiunte marittime e aeree nelle acque dell’Oceano Indiano.

Ci si potrebbe dilungare ulteriormente trattando anche la questione afghana o quella siriana, ma il concetto resta invariato, la Russia è una potenza al pari degli Stati Uniti e anche il Cremlino come Washington persegue le sue politiche e intrattiene le relazioni necessarie alla sua economia e alla sicurezza interna del paese.