Guerra in Yemen: prove di pace e interessi geopolitici

by Silvia Boltuc

La Guerra in Yemen si è protratta per anni sottolineando l’impossibilità di Riyadh nel vincere militarmente lo scontro con gli Houthi. La recente proposta di pace, seppur accolta con interesse a livello internazionale, innesca una serie di meccanismi nel panorama geopolitico internazionale che vedono coinvolti in prima persona attori come Russia, Stati Uniti, Iran e Cina. 

Il 22 marzo il Ministro degli Esteri saudita Faisal bin Farhan Al Saudi ha presentato un’iniziativa volta a porre fine al conflitto in Yemen. Lo scontro fra le forze governative e le milizie Houthi sostenute dall’Iran si è esacerbato nel 2015 con l’invasione da parte della coalizione di stati del Golfo a guida saudita (sostenuti da Stati Uniti, Francia e Regno Unito).

Il conflitto ha originato una gravissima crisi umanitaria e ad aggravare la situazione è sopraggiunta la pandemia che ha investito il globo e la conseguente crisi economica che ha dato il via al processo migratorio di rientro dei lavoratori expat. Si stima che l’Arabia Saudita ospiti circa 1,8 milioni di lavoratori yemeniti. Le chiusure del settore dei servizi e il regime fiscale imposto dal governo di Riyadh a partire dal 2017 hanno privato il paese yemenita delle rimesse economiche tanto necessarie.

Il 17 marzo il segretario generale del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG), Naif al-Hajraf, ha accusato l’Iran di destabilizzare la regione assistendo i ribelli yemeniti e ha sostenuto che di qualunque natura siano le trattative che si intrattengono con Teheran queste non possono prescindere dalla discussione del programma nucleare iraniano e del programma missilistico. Nonostante tali dichiarazioni definite anti-iraniane, il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Saeed Khatibzadeh ha invitato i sauditi al dialogo.

Sul tavolo delle trattative proposte da Riyadh ci sono non solo la sospensione delle ostilità ma anche la riapertura dell’aeroporto internazionale di Sana’a e del porto di Hodeida situato sul Mar Rosso. Inoltre, si propone l’avvio di colloqui inter-yemeniti mediati dalle Nazioni Unite.

Il Ministero degli Esteri russo Sergey Lavrov ha sottolineato la validità della proposta e la necessità urgente di una completa revoca del blocco marittimo, aereo e terrestre e ha invitato le parti a valutare attentamente l’iniziativa, ritenendo valida la proposta saudita.

Secondo le parole riferite a Reuters da Mohammed Abdulsalam, capo negoziatore degli Houthi, la fazione non intenderebbe accettare la proposta, ribadendo che l’apertura dei porti marittimi e degli aeroporti è un diritto umanitario e non dovrebbe essere utilizzato come strumento di pressione.

Nel frattempo, gli attacchi all’Arabia Saudita non si fermano. L’emittente Al-Masirah riporta le parole di Yahya Saria, portavoce del movimento Ansar Allah, che rivendica attacchi a diverse strutture della Saudi Aramco e a installazioni militari nelle province saudite di Asir e Najran. L’agenzia di stampa saudita dichiara che anche un impianto di distribuzione di petrolio a Jizan è stato attaccato giovedì sera. La Russia ha condannato fortemente gli attacchi missilistici che si sono verificati recentemente a danno dell’azienda saudita Saudi Aramco e ha invitato i ribelli a rispettare rigorosamente le disposizioni del diritto umanitario internazionale.

L’Arabia Saudita ha chiaramente fallito nel tentativo di scacciare gli Houthi dai territori conquistati e di ripristinare il governo legittimo.

L’amministrazione Biden sta facendo pressioni sulle due parti per trattare un cessate il fuoco. La mossa di Washington favorisce i ribelli yemeniti, poiché invitandoli a sedersi al tavolo delle trattative rischia di legittimarli e di legittimarne le conquiste.

Il Segretario di Stato statunitense Antony Blinken ha ribadito in una chiamata al Ministro degli Esteri saudita l’impegno americano a difesa del Regno, ma se da una parte Washington condanna gli attacchi all’Arabia Saudita, dall’altra cerca di mantenere una posizione il più possibile diplomatica, ben conscio della reale controparte nelle trattative, ovvero Teheran, con cui si sta tentando di ripristinare l’accordo sul nucleare.

Con gli Houthi che controllano il Nord e gli Emirati Arabi Uniti che sostengono i separatisti meridionali, il rischio è uno Yemen diviso. Di certo l’Iran non rinuncerà alla leva che il controllo di tali territori gli garantisce su Riyadh e su Washington. L’Arabia Saudita di contro, teme un’allargarsi dell’area di influenza del suo rivale iraniano, che mentre si cerca di trattare la cessazione delle ostilità non arresta la sua corsa a conquistare territori di importanza strategica.

La posizione geografica dello Yemen è particolarmente strategica anche per gli interessi russi in Medio Oriente. In particolar modo Mosca mira all’utilizzo dei porti marittimi yemeniti come basi di transito per le sue flotte sia militari che mercantili. Già nel 2009 il Ministero della Difesa russo aveva annunciato di voler ripristinare la base navale nell’arcipelago di Socotra, che vede però una forte presenza degli Emirati Arabi Uniti, con il Cremlino impegnato nella lotta alla pirateria.

La Russia ha un forte interesse nello stabilizzare l’area: il conflitto infatti, ha vanificato diversi sforzi che Mosca aveva portato avanti negli anni precedenti per la produzione di oil & gas in loco. Benché la Russia abbia appoggiato ufficialmente il governo legittimo, il Cremlino cerca comunque di interloquire con le diverse fazioni coinvolte nella lotta al potere nel paese. Inoltre, Mosca è un partner yemenita importante nell’addestramento di specialisti militari e funzionari pubblici. Fra il 2004 ed il 2020, più di 50000 persone hanno ricevuto un’istruzione superiore in Russia ed il dato è in crescita nonostante la crisi.

Un pericoloso rivale per Mosca, oltre alle monarchie del Golfo e all’Iran geograficamente favorite, potrebbe essere la Cina, che con la sua Belt & Road Initiative sta allargando la sua influenza in Medio Oriente. Mercoledì il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha effettuato una visita ufficiale in Arabia Saudita, dove ha sottolineato l’importanza di sviluppare la partnership strategica fra i due paesi. La Cina sostiene il Regno nel salvaguardare la sua sovranità nazionale e la sua sicurezza, e lavora assieme al governo di Riyadh per mantenere la sicurezza e la stabilità in Medio Oriente. Wang ha ribadito che la Cina apprezza l’importante ruolo saudita nel mantenimento della pace nella regione e sostiene la sua iniziativa per risolvere la questione yemenita.

Inoltre, quest’anno segna il quarantesimo anniversario della fondazione del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), tanto che il Ministro degli Esteri cinese ha incontrato anche il segretario generale Nayef al-Hajraf, con cui ha discusso su come rafforzare ulteriormente la cooperazione fra i loro paesi e accelerare i negoziati sull’accordo di libero scambio Cina-CCG.

In conclusione è possibile sottolineare che l’Arabia Saudita, spinta anche da pressioni esterne, mira alla contrattazione della pace mentre gli Houthi, invitati dall’Amministrazione Biden a sedere al tavolo delle trattative, sono attivamente impegnati nel conquistare zone strategiche prima dell’inizio dei negoziati. Alle dinamiche regionali yemenite si devono aggiungere gli interessi russi visto che Mosca ha la necessità di stabilizzare la zona per i propri interessi economici legati al settore petrolifero e del gas naturale, obiettivo condiviso anche da Pechino per il successo della la Belt and Road Initiative. A questi attori fa da contorno l’Iran che utilizza gli Houthi come leva contro l’Arabia Saudita nello scontro che coinvolge Riyadh e Tehran nella regione mediorientale.