Quella ‘casualità’ chiamata Coronavirus per la politica interna ed estera della Cina

Il presidente cinese in visita in una struttura ispeziona le nuove misure di sicurezza contro il Covid-19 (Fonte: Foreign Policy)

Dopo i primi mesi di difficoltà nell’affrontare l’emergenza del Covid-19 la Cina sembra essere tornata alla ribalta internazionale riuscendo sia a gestire o placare i problemi di natura interna e sia a estendere il proprio raggio d’azione e di influenza in Europa, nello specifico in Italia.

Verso seconda metà del 2019 parlare di Cina voleva dire soffermarsi sul problema dei diritti umani di una potenza economica che stava promuovendo la propria strategia commerciale e di investimenti conosciuta come Belt and Road Initiative o Nuova Via della Seta allargando il proprio campo di interessi e di interventi nelle dinamiche dei paesi partner in maniera sempre più veloce.

Il movimento di protesta di Hong Kong era salito alla ribalta evidenziando i limiti della strategia di Pechino e di una Cina che aveva fatto della macchina di censura e controllo dei propri cittadini uno degli elementi essenziali della propria politica interna. A questo si era unita la situazione della minoranza musulmana uigura che vive nella regione dello Xinjiang, snodo strategico della Nuova via della Seta, costretta ad un vero processo di ‘cinesizzazione’ e perdita dell’identità culturale.

Se all’interno dei propri confini il problema dei diritti umani e del controllo definito da molte ONG ‘dittatoriale’ del governo cinese salivano alla ribalta nei media internazionali, in politica estera la Cina era stata al centro delle discussioni e polemiche sulla sua volontà di esportare la tecnologia 5G all’estero considerata non solo dannosa per la salute delle persone, ma anche uno strumento di controllo ulteriore da parte di Pechino.

Tutte queste problematiche si sono azzerate con la diffusione del Covid-19 iniziata proprio in territorio cinese, taciuta per diverso tempo da Pechino, e giunta fino in Europa per poi dilagare a livello mondiale con le ricadute che stiamo vivendo oggigiorno anche in Italia che impongono restrizioni e uno stato di quarantena ricalcando proprio il ‘modello cinese’ considerato l’unico vincente attualmente nel contrastare l’epidemia del virus.

In questa ottica la Cina, secondo i dati forniti sempre dal governo di Pechino, una volta uscita dalla crisi sanitaria del virus ha iniziato a fornire la sua esperienza nella lotta al Covid-19 a livello mondiale. Nel caso italiano, dopo un periodo iniziale in cui si erano registrati episodi di intolleranza nei confronti dei membri della comunità cinese, la strategia cinese si è avvalsa prima di una serie di video che sono girati sui media e i social network in cui la popolazione cinese incoraggiava quella italiana a superare l’emergenza del virus, e poi dell’invio di materiale sanitario e di due equipe di medici.

‘La Cina ha teso una mano all’Italia’ è questa l’idea che è circolata e continua a circolare tra gli italiani in un periodo storico in cui l’Unione Europea si è dimostrata incapace di far fronte a questa emergenza e alcuni paesi europei hanno invece criticato inizialmente l’Italia di incapacità di gestione del virus per poi essere costretti a adottare misure simili.

E così dalla tragedia dell’emergenza sanitaria Pechino ha saputo trarre vantaggio e avvicinarsi all’Italia, paese con cui aveva siglato un Memorandum di Intesa nel 2019 con il precedente governo di coalizione Movimento Cinque Stelle – Lega che però aveva subito un rallentamento con l’attuale governo PD – M5S con lo stesso ministro degli esteri italiani Di Maio all’inizio del suo nuovo incarico impegnato a confermare la volontà del paese di seguire in politica estera le direttive di Bruxelles e gli impegni della NATO. Un avvicinamento dovuto al significativo ruolo geopolitico italiano, paese che detiene una posizione strategica nel Mediterraneo in modo da divenire il terminale ultimo o l’hub di smistamento delle merci cinesi lungo la Via della Seta Marittima (21st Maritime Silk Road).

Bruxelles si è confermata debole nell’affrontare le crisi sociali ed economiche, i vicini paesi europei hanno dimostrato di essere più antagonisti che alleati dell’Italia, gli Stati Uniti di Trump sembrano essere lontani dall’Italia e hanno da tempo avviato una politica di protezionismo e saranno costretti ad affrontare le conseguenze del Covid-19 a livello economico con un possibile impatto nel settore energetico e finanziario, la Russia sebbene abbia sempre cercato di mantenere vivi i rapporti con il Bel Paese deve affrontare essa stessa l’emergenza del Covid-19 e i cambiamenti interni avviati dal presidente russo Putin. Emerge quindi tra i diversi attori internazionali e regionali la Cina come unica speranza per l’Italia sia durante l’emergenza sanitaria che successivamente quando il lungo periodo di stop di tutte le attività produttive porterà a una crisi socioeconomica che investirà principalmente il mondo della piccola e media imprenditoria (PMI) che si contraddistingue a livello mondiale per l’elevata qualità di know how, ma che necessiterà di liquidità e si aprirà molto probabilmente agli investitori cinesi permettendo quindi a Pechino di affermarsi significativamente sul territorio italiano.

Se nel 2019 il governo cinese era finito sotto i riflettori per il caso di Hong Kong, dello Xinjiang, e della strategia di esportazione del 5G, il Covid-19 non ha solo spento le luci su queste problematiche, ma ha permesso a Pechino di farsi strada nella scena internazionale riuscendo così a rafforzare i rapporti con l’Italia con prospettive future sull’intero continente europeo.