Elezioni presidenziali in Ucraina: report da Kiev

Domenica 31 marzo 2019 si svolgeranno le elezioni presidenziali in Ucraina in un clima di incertezza scandito dalla volontà di favorire nel paese un processo democratico, dall’influenza degli oligarchi, dal conflitto con la Russia e dalla necessità di combattere la corruzione e incrementare lo sviluppo economico.

Queste elezioni vengono definite come le più importanti per il paese perché esiste una grande incertezza per quel che riguarda l’esito con tre candidati favoriti per il ballottaggio su un totale di 44 persone: Petro Poroshenko, attuale presidente ucraino dal 2014, magnate dell’industria dolciaria e della cantieristica, Yulia Tymoshenko, personaggio politico che anima l’Ucraina da più di 20 anni la cui fortuna economica deriva dalla sua iniziale ma controversa attività imprenditoriale nel settore del gas, e Volodymyr Zelensky, businessman e uomo di spettacolo considerato da molti come l’anti-candidato di queste elezioni e probabile rivelazione.

Gli exit poll identificano come il futuro presidente ucraino Zelensky che dovrebbe essere in ogni caso uno dei due candidati del ballottaggio e la vera sfida sarebbe quindi tra la Tymoshenko e Poroshenko per chi dovrà affiancarlo. Al di là del nome del futuro presidente quello che è apparso chiaro durante la visita a Kiev è il ruolo fondamentale degli oligarchi tra cui spicca il nome di Ihor Kolomoyskyi che, secondo la stampa locale e internazionale, ma anche da quanto emerso negli incontri con i rappresentanti della società civile ucraina, del mondo politico, istituzionale, e dei media locali e internazionali, supporterebbe sia Zelensky che la Tymoshenko trasformando così le prossime elezioni presidenziali in uno scontro personale con Poroshenko. Infatti, oltre ad avere una influenza nella politica interna gli oligarchi detengono relazioni con i politici sempre più complesse che si articolano in un network a molteplici strati con differenti combinazioni di alleanze.

Relazioni esistente tra gli oligarchi in Ucraina ed i media (Fonte: Atlantic Council)

E’ proprio la forte centralità degli oligarchi a far sorgere i dubbi sul processo democratico della società ucraina che, seppur guarda all’Unione Europa come modello a cui ispirarsi e vede un significativo impegno economico da parte di Bruxelles e di Washington, sembrerebbe essere rimasta ancorata al passato sovietico in un paese dove la corruzione rimane il problema principale da affrontare.  Il potere economico e la disponibilità finanziaria sono essenziali per prendere parte alle elezioni e al processo politico ucraino: se lo stipendio medio ucraino nel 2017 ammontava a 284 dollari (408 dollari nel 2013 priam dell’Euromaidan) appare chiaro come la possibilità di partecipare attivamente con una propria candidatura alla vita politica nazionale sia riservata soltanto a un gruppo ristretto di persone o a coloro che vengono supportati da un oligarca. Per queste elezioni presidenziali, infatti, la semplice candidatura aveva un costo di 2,5 milioni di grivnia, ossia circa 92 mila dollari.

Le fonti di governo, gli organismi internazionali e la stampa locale definiscono queste elezioni presidenziali speciali per cinque motivi:

  1. Trasferimento democratico del potere durante le condizioni di guerra. Il governo ucraino considera il 7% del proprio territorio sovrano occupato dalla Russia (Crimea e Ucraina Orientale) e quindi ogni forma di interferenza esterna sul diritto al voto e sulla libertà di scelta dei cittadini ucraini deve essere vista come un serio pericolo per la legittimità dei risultati elettorali e come una significativa minaccia di indebolimento del futuro presidente ucraino, sia nella politica interna che nella comunità internazionale.
  2. Incertezza sull’esito elettorale. Per la prima volta dalla sua indipendenza in Ucraina è difficile ipotizzare chi possa essere il vincitore delle elezioni a dimostrazione di un processo democratico che vede il suo compimento proprio in queste elezioni.
  3. Assenza di uno scontro Europa contro Russia. Assenza di candidati pro-Europa e candidati pro-Russia perché sia Poroshenko che Zelensky e Tymoshenko hanno dichiarato di essere forti sostenitori dell’ingresso ucraino nell’Unione Europea. Gli elettori, quindi, dovranno scegliere sulla diversa concezione di Europa e di ‘europeizzare’ l’Ucraina.
  4. Il primo candidato ‘anti-establishment’ alle elezioni. Per la prima volta le elezioni presidenziali ucraine vedono favorito un candidato, Zelensky, che si è dichiarato ‘anti-establishment’. All’interno della stessa Ucraina Zelensky viene visto molto più simile a Beppe Grillo alla guida del Movimento 5 Stelle, visto il passato comune di uomini di spettacolo, anche se il candidato ucraino ha come unico obiettivo quello di combattere l’élite politica nazionale e non Bruxelles.
  5. Record di candidati registrati. L’elezioni presidenziali hanno totalizzato il record di 44 candidati a dimostrazione dell’elevato livello di democrazia raggiunto dal paese e dell’alto tasso di frammentazione politica nazionale.

  • Incontro con Hanna Hopko, direttore della Commissione degli Affari Esteri del parlamento e Maria Ionova, vicedirettore della Commissione per l'Integrazione Europea del parlamento

Immagini della visita e degli incontri avvenuti a Kiev

Questa positività promossa a livello nazionale dagli organi di governo contrasta però con i dati emersi durante gli incontri svolti a Kiev che hanno sottolineato una generale sfiducia nei confronti del mondo politico ucraino da parte degli elettori che necessitano di nuovi leader e di onestà politica.  Il 49% della popolazione ucraina sembra incerta sull’esito delle elezioni in un clima che vede credibilità di Poroshenko minata dal recente scandalo in cui è accusato di essere implicato nel contrabbando di armi dalla Russia e la Tymoshenko perdere consensi in favore di Zelensky considerato però non avere lo spessore politico per poter rappresentare l’Ucraina ai tavoli dei negoziati con Mosca.

A questi tre candidati leader bisogna aggiungere la competizione esistente tra i diversi organi delle forze dell’ordine che vede figure di spicco come il procuratore generale e il ministro degli interni, il network significativo di candidati ‘fantoccio’ e organizzazioni non governative false il cui obiettivo è quello di supportare uno dei tre candidati oppure diffondere fake news, e i diversi gruppi paramilitari presenti nel paese di cui molti sono riusciti ad ottenere l’incarico di osservatori elettorali.

Il futuro politico post-elezioni presidenziali sembra essere incerto sia per gli osservatori locali che quelli stranieri. Ciò che appare chiaro è la connessione tra le elezioni presidenziali e quelle parlamentari che si svolgeranno ad ottobre ed il fatto che il voto di domenica rappresentaerà un punto di svolta per l’Ucraina perchè potrà fornire un nuovo leader al paese con un nuovo corso politico oppure confermare Poroshenko e le linee guida della sua politica interna ed estera.

La Russia viene vista come una minaccia ingente il cui obiettivo sarebbe quello di minare il processo elettorale per dimostrare l’esistenza di una situazione caotica nel paese e confermare quindi la necessità di annettere la Crimea e supportare Donetsk e Lugansk.  Gli organi di governo, ma anche i media e le ONG locali, parlano di un forte attacco mediatico russo con la diffusione di fake news volti a minare la credibilità politica delle elezioni presidenziali.  Nei programmi politici di Poroshenko, Tymoshenko e Zelensky il conflitto con la Russia e la questione della Crimea e dell’Ucraina orientale sono tra i punti principali della loro campagna. Entrambi ricordano gli accordi di Minsk-2  e il fatto che, mentre l’Ucraina si è adoperata per rispettare quanto pattuito, la Federazione Russa sembra non essere interessata nel proseguire questa strada. Per questo motivo viene richiesto un maggior intervento internazionale con la possibilità di allargare il gruppo di consultazione inserendo gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. 

Girando per le strade di Kiev e parlando con la gente locale la sfiducia e l’incertezza sembrano essere i sentimenti prevalenti. E’ stato possibile anche vedere manifestazione di protesta contro l’attuale presidente visto da molti come il simbolo della corruzione che rappresenta il problema principale del paese e che indica come l’Ucraina sia ancora lontana dal processo di trasparenza promosso a seguito dell’Euromaidan.

Proteste a Maidan contro la corruzione e l’attuale presidente Poroshenko

Nel paese vige ‘uno stato di guerra’ con la Russia come si comprende dalle parole dei politici e dalle foto e memoriali che ricordano le vittime del conflitto. La domanda che sorge spontanea è quanto la comunità internazionale potrà e vorrà aiutare l’Ucraina e se l’auspicato ingresso nell’Unione Europea potrà divenire realtà in un momento storico che vede divisioni interne a Bruxelles con l’Italia maggiormente orientata all’abolizione delle sanzioni per favorire il commercio con la Russia e interessare un mercato di più di 250 milioni di persone dell’Unione Economica Euroasiatica, la Gran Bretagna, spesso indicata come un partner importante di Kiev, non essere più parte dell’Europa e alle prese con il futuro incerto della Brexit, e in generale con problemi quali crisi economica e migrazione che dividono i paesi membri.

Un’altra questione irrisolta è quella dell’Ucraina orientale che, secondo quanto affermato da giornalisti ed esperti locali e internazionali, sembra essere argomento importante in politica internazionale e sia servita ad alimentare il sentimento di nazionalismo ucraino voluto da Poroshenko, ma in realtà viene evitata dai politici perché rappresenta un ostacolo per il futuro della propria carriera.

Corruzione, problema dell’Ucraina orientale, elezioni presidenziali influiscono sulla fiducia degli investitori  nei confronti dell’Ucraina che risulta essere nella 50° posizione nella classifica Best European Countries for Busines 2019 stilata dalla EuCham e nella 71° posizione nel Doing Business 2019 con problemi significativi relativi alla risoluzione dell’insolvenza, alla protezione degli investitori minori ma con un miglioramento per quel che riguarda la possibilità di avviare una propria attività in loco. Senza investimenti stranieri e quindi il miglioramento delle infrastrutture e di settori promettenti come quello dell’agricoltura e dell’IT il rischio è che l’Ucraina rimanga un paese economicamente incompiuto ed un mercato che presenta elevate problematiche a fronte di un numero ridotto di benefici. Anche in questo caso le elezioni presidenziali, e le prossime elezioni parlamentari di ottobre, saranno fondamentali e potranno dire molto sul futuro del paese.

*Questo report è stato realizzato in media partnership con Notizie Geopolitiche a seguito della visita organizzata dal think tank New Europe Center con il supporto del  Black Sea Trust for Regional Cooperation del The German Marshall Fund of the United States e della Chatam House. Per maggiori informazioni ed analisi interenti l’Ucraina è possibile contattare la nostra Segreteria all’indirizzo di posta elettronica info@asrie.org


AUTORE

Giuliano Bifolchi. Direttore di ASRIE e analista geopolitico specializzato nel settore Sicurezza, Conflitti e Relazioni Internazionali. Laureato in Scienze Storiche presso l’Università Tor Vergata di Roma, ha conseguito un Master in Peacebuilding Management presso l’Università Pontificia San Bonaventura specializzandosi in Open Source Intelligence (OSINT) applicata al fenomeno terroristico della regione mediorientale e caucasica. Attualmente svolge un progetto di ricerca in qualità di dottorando presso l’Università Tor Vergata di Roma.