Geopolitica dei grandi eventi: la Formula E in Arabia Saudita

In questi giorni i media internazionali hanno concentrato la loro attenzione per quel che riguarda il mondo dello sport sulla Formula E organizzata  in Arabia Saudita e promossa come una vera rivoluzione culturale voluta da Moḥammad bin Salmān, principe ereditario e uomo forte della dinastia Āl Saʿūd riconosciuto come il vero promotore del cambiamento all’interno del paese del Golfo.

L’evento si svolgerà per stessa volontà di bin Salmān presso ad-Diriyah, vecchia capitale e sito dell’UNESCO, e simbolo quindi di un collegamento tra il passato storico-culturale del paese e lo sguardo verso il futuro e la rivoluzione sociale che il principe saudita ha avviato recentemente con diverse opposizioni interne.

Già in precedenza in occasione dei mondiali di calcio FIFA 2018 organizzati in Russia (Geopolitica e sport: mondiali di calcio un successo per la Russia) si era visto come gli eventi sportivi detengono un forto potere geopolitico come sostenuto da Martin Müller e Chris Steyaert nel loro studio intitolato The geopolitics of organizing mega-events nel quale sottolineano che l’organizzazione di un evento internazionale non ha soltanto risvolti prettamente economici ma permette al paese organizzatore di avere un impatto a livello geopolitico e di immagine considerevole.

In questo caso organizzare la Formula E in Arabia Saudita, evento sportivo che promuove le corse di automobili elettriche e quindi in favore della tutela e salvaguardia dell’ambiente , può essere considerato un ulteriore tassello importante nel processo di modernizzazione voluto da Moḥammad bin Salmān che vedrà la partecipazione delle donne che recentemente hanno ottenuto il diritto di guidare all’interno del paese del Golfo. A livello di comunicazione strategica l’Arabia Saudita con l’evento della Formula E mira a promuovere a livello internazionale il progresso e la modernizzazione del paese, l’apertura verso i diritti del mondo femminile e il parziale allontanamento da un sistema culturale spesso definito dai media occidentali come retrogrado e arcaico, e la reale esistenza di possibilità di investimento in un paese nel pieno della sua rivoluzione culturale e industriale.

La Formula E è quindi un grande evento a livello mediatico che serve ad oscurare o far dimenticare i recenti scandali che hanno interessato Riad con il conseguente imbarazzo degli alleati, primo tra tutti gli Stati Uniti di Donald Trump che effettuò il suo primo viaggio da presidente proprio in Arabia Saudita. Parlando degli scandali non è possibile non citare l‘uccisione del giornalista saudita Jamāl Aḥmad Khāshuqjī (conosciuto nel mondo occidentale come Khashoggi) presso la rappresentanza diplomatica saudita in Turchia, l’arresto dell’attivista saudita Israa al-Ghomghan con una possibile condanna a morte per aver partecipato  a proteste pubbliche nella regione del Qatif in difesa dei diritti della minoranza sciita, le continue azioni militari saudite in Yemen con significative ripercussioni tra la popolazione civile locale, ed anche le violenze ai danni dei principi sauditi fatti arrestare da  Moḥammad bin Salmān lo scorso novembre con il relativo congelamento dei beni per un valore pari a 800 miliardi di dollari nell’ottica di un cambiamento degli equilibri di potere all’interno della stessa famiglia reale.

Secondo le fonti sono 11 i membri della famiglia reale ad essere stati arrestati per le accuse di corruzione. (Fonte: Al Jazeera)

La Formula E a Riad rientra nella geopolitica dei grandi eventi che hanno una valenza economia, politica e mediatica. In conclusione, quindi, è possibile affermare che l’importanza mediatica che viene data alla tappa di Formula E in Arabia Saudita deve essere vista come un tentativo di dare una nuova immagine al paese del Golfo conosciuto in passato per l’ortodossia religiosa rappresentata dall’Islām wahhabita, per aver dato il natale a Osama bin Laden e per un possibile supporto a diverse organizzazioni terroristiche. Tentativo a livello mediatico che vede come fine ultimo la promozione  di Riad a livello geopolitico quale paese alleato dell’Occidente nel pieno di una trasformazione sociale e culturale che si sta aprendo verso l’estero e che detiene vantaggi che possono favorire gli investimenti diretti stranieri (FDIs).


*Report a cura della OSINT Unit di ASRIE. Per ulteriori analisi in merito all’Arabia Saudita o maggiori informazioni in merito all’area del Golfo è possibile contattare la Segreteria dell’Associazione all’indirizzo di posta elettronica info@asrie.org