Interessi italiani lungo la Nuova Via della Seta: possibilità e minacce

La Belt and Road Initiative elaborata da Pechino mira a interconnettere e favorire gli scambi di risorse umane e commerciali tra l’Europa e l’Asia attraverso una rotta terrestre e una marittima. L’Italia ha mostrato il suo pieno interesse in questo progetto che, sfruttando la posizione strategica della Penisola nel Mar Mediterraneo, potrebbe rilanciarla nel panorama internazionale trasformando il Bel Paese in un hub logistico e dei trasporti. Le opportunità e i vantaggi economici che la Nuova Via della Seta fornirebbe all’Italia vengono controbilanciate però dal problema della sicurezza e del terrorismo in quelle regioni interessate dalle rotta terrestre che stanno sperimentando un incremento della radicalizzazione o delle attività criminali e da alcune inside dal punto di vista economico come progetti di sviluppo non produttivi oppure partner commerciali dubbi.

Nel 2013 Pechino ha lanciato la Belt and Road Initiative (BRI), conosciuta anche come Nuova Via della Seta, che comprende le direttrici terrestri della “Zona Economica della Via della Seta” e la “Via della Seta Marittima del XXI secolo” con l’obiettivo di favorire una interconnessione e cooperazione per migliorare gli scambi commerciali in Eurasia. Secondi gli esperti, la BRI può essere considerata uno dei maggiori progetti di investimento e realizzazione infrastrutture al mondo il quale dovrebbe interessare circa 68 paesi in Europa, Asia ed Africa  (Nuova Via della Seta, tra economia e cultura).

La Belt and Road Initiative (BRI) conosciuta anche come Nuova Via della Seta (Fonte: World Economic Forum)

L’Italia ha percepito la BRI come un’occasione per giocare un ruolo di primo piano nel Mar Mediterraneo connettendo le proprie infrastrutture portuali con la Via della Seta Marittima del XXI secolo e sfruttando le relazioni diplomatiche con i paesi dello spazio post-Sovietico e con la Repubblica Popolare Cinese (La Cina rilancia la Via della Seta: opportunità per Italia ed ASEAN).

Guardando al settore navale e cantieristico è possibile sottolineare come il Bel Paese già nel 2016 aveva ottenuto risutalti importanti riuscendo a superare la concorrenza di rivali storici come la Francia e la Gran Bretagna e a raggiungere la Germania. Questa posizione di leadership nel settore è stata confermata anche dal triplicarsi degli ordini nell’industria cantieristica navale e dal raddoppiarsi in quella militare, mentre l’ingegneria navale italiana è riuscita a ritagliarsi il proprio spazio in un mercato importante e ambizioso come quello asiatico (I Cantieri Navali Europei Superano Quelli Asiatici: Svetta l’Italia Con Fincantieri).

Da questi dati positivi si evince come l’Italia sia per Pechino uno dei mercati target in Europa per il pieno successo della BRI sia per quel che riguarda il settore dei trasporti marittimi sia per la cooperazione economica. Lo scorso dicembre 2017 durante la conferenza organizzata a Milano sulle opportunità per l’Italia e la Cina di una crescita congiunta, il presidente della Banca di Cina Chen Siqing ha enfatizzato la necessità di una cooperazione Italia-Cina in progetti congiunti di innovazione e sviluppo industriale strategico per il pieno raggiungimento dei risultati della Nuova Via della Seta.

Dopo la crisi economica che ha investito l’Occidente con ripercussioni su tutti i mercati finanziari e commerciali, l’Italia ha iniziato a ricercare nuovi partner e mercati dove poter esportare i propri prodotti e know how. Come sostenuto dai rappresentanti del Governo delle precedenti legislature e anche da economisti ed esperti, la Nuova Via della Seta potrebbe essere una risposta ai problemi economici italiani perché offre un collegamento con nuove economie emergenti e con uno dei maggiori mercati di consumatori al mondo come quello asiatico.

L’interesse di Pechino verso l’Italia è stato confermato anche dall’ambasciatore cinese a Roma Li Ruiyu in più occasioni: la Repubblica Popolare Cinese potrebbe infatti investire sia nei porti lungo il Mar Adriatico (Trieste, Venezia, Ravenna) sia nel Mar Tirreno (Genova, Napoli) perché questi hanno la capacità e la tecnologia per ricevere le merci cinesi e asiatiche e poi smistarle verso i mercati dell’Europa centro-orientale e settentrionale. Visto che circa il 90 per cento del commercio sino-europeo sfrutta la via marittima, l’Italia, che è uno dei principali partner commerciali dell’Unione Europea per la Cina,  potrebbe divenire un hub logistico marittimo nel Mar Mediterraneo connesso con il Nord Africa, il Medio Oriente e i Balcani e offrire una valida alternativa per connettere il mercato cinese con quello europeo.

Interesse e attività cinese nei porti italiani (Fonte: Limes)

Quali minacce e sfide per l’Italia e la BRI?

Anche se la Nuova Via della Seta rappresenta un’opportunità economica significativa per l’Italia con relativi benefici sull’economia nazionale e gli scambi commerciali, il Governo italiano deve tenere in considerazione le minacce alla sicurezza che sono connesse in regioni dove negli ultimi anni si sono sperimentati il radicalismo religioso, l’ascesa di gruppi terroristici e di attività criminali, l’affermarsi dei traffici illeciti che si aggiungono a tensioni geopolitiche e sociali.

Oggigiorno l’Italia deve affrontare il problema della immigrazione clandestina generato dall’instabilità della regione nord africana e mediorientale, macro area che unisce l’instabilità politica ed economica locale all’affermazione di gruppi jihadisti. La regione centro asiatica e caucasica, interessate dalla Nuova Via della Seta, non possono considerarsi esenti dalla propaganda jihadista: dal 2015, infatti, lo Stato Islamico ha dato vita al magazine Istok in lingua russa per poter promuovere la propria ideologia  nello spazio post-Sovietico (St. Petersburg explosion raising concerns about terrorist attacks in RussiaKyrgyzstan, paese centro asiatico diviso tra problemi politici, scontri etnici e minaccia terroristicaL’ombra del terrorismo aleggia sul KazakhstanAsia Centrale e stabilità regionale: il caso di Kazakhstan, Turkmenistan e Uzbekistan) Anche la regione dello Xinjiang nella Repubblica Popolare Cinese ha visto l’affermarsi della radicalizzazione e della ideologia jihadista con diversi cittadini uiguri presenti tra le file dei foreign fighters dello Stato Islamico.  Il problema principale è dato dal ritorno in patria dei combattenti jihadisti i quali, una volta apprese le tecniche di guerriglia armata combattendo in Medio Oriente o Nord Africa, potranno applicarle nel loro paese colpendo obiettivi civili o infrastrutture economiche come quelle della Nuova Via della Seta.

Numero di foreign fighters in Iraq e Siria (Fonte: Soufan Group)

Al fenomeno del terrorismo si somma quello della criminalità organizzata e dei traffici illegali che in alcuni casi hanno dimostrato di avere rapporti o essere interconnessi con il network del terrorismo internazionale. Come notato dall’Interpol e dalla UNODC, il crimine organizzato e i traffici illegali sono in continuo aumento in Asia e il timore maggiore è quello che questi possano cooperare in maniera sistematica e divenire un elemento unico e compatto con ovvie ripercussioni a livello locale e regionale.

Dal punto di vista economico, come notato da Merriden Varrall, la BRI è soltanto un brand per la Cina che vede interessate compagnie piccole, medie e grandi sia private che nazionali le quali non sempre operano per il successo della Nuova Via della Seta, ma invece seguono una loro agenda e motivazione ben precisa. Il caso esempio è quello delle “compagnie zombie”, attori che non operano in favore della BRI e del raggiungimento degli obiettivi statali cinesi: queste compagnie, molto attive in zone come l’Asia Centrale ma presenti in tutto il mondo, a causa del loro insuccesso nei confini nazionali hanno deciso di sfruttare la Nuova Via della Seta e tentare la fortuna in mercati stranieri sopravvivendo soltanto grazie ai prestiti e ai sussidi statali. Aziende che spesso operano al limite minimo della loro capacità, che dimostrano incapacità e mancanza di preparazione nel loro settore la cui sopravvivenza è stata data proprio dalla BRI, e che rappresentano una minaccia per i futuri partner italiani.

Oltre alle compagnie zombie occorre fare attenzione a quei progetti di sviluppo e realizzazione di infrastrutture come il progetto Shaanmei o l’oleodotto e gasdotto Kunming-Kyaukpyu iniziati precedentemente al lancio della BRI e successivamente inseriti nella Nuova Via della Seta acausa della loro mancata realizzazione o degli insuccessi finali.  Progetti che quindi hanno già dimostrato il loro insuccesso e che rischiano di attrarre investitori stranieri o finanziamenti per un esito e impatto poco rilevante o negativo.

Il problema delle “compagnie zombie” in rapida crescita negli ultimi dieci anni (Fonte: Wall Street Journal)

Conclusione

La partecipazione attiva dell’Italia alla BRI è fondamentale perché permetterà al Bel Paese di ritagliarsi un ruolo di primo piano nel settore dei trasporti e della logistica favorendo quindi maggiori scambi commerciali e attraendo investimenti diretti stranieri (FDIs) per lo sviluppo del proprio settore marittimo e cantieristico navale. La Cina ha dichiarato più volte la volontà di supportare l’Italia nel suo progetto di connessione con la Nuova Via della Seta, occore però che il Governo italiano consideri anche le possibili minacce derivanti da questo progetto.

Come visto in precedenza, la sicurezza è un aspetto fondamentale perché la strategia cinese interessa regioni che hanno dimostrato di essere state permeate dal terrorismo e dalla criminalità organizzata. Quindi, una maggiore interconnessione potrebbe favorire un incremento della mobilità di foreign fighters e promotori della propaganda jihadista i quali, come in passato, potrebbero sfruttare l’Italia come hub logistico per le loro attività.

Inoltre, è necessario un maggiore supporto statale alle compagnie italiane interessate a investire nella iniziative e progetti della BRI e a creare partnership commerciali perché, come visto in precedenza, sono diverse le insidie presenti nel mercato internazionale (e soprattutto asiatico) come le “compagnie zombie” oppure l’esistenza di progetti dall’esito inconsistente e negativo. Una maggiore attività di Due Diligence e ricerca sul campo potrebbe ovviare queste problematiche unita inoltre alla cooperazione con le istituzioni locali.


AUTORE

Giuliano Bifolchi. Direttore di ASRIE e analista geopolitico specializzato nel settore Sicurezza, Conflitti e Relazioni Internazionali. Laureato in Scienze Storiche presso l’Università Tor Vergata di Roma, ha conseguito un Master in Peacebuilding Management presso l’Università Pontificia San Bonaventura specializzandosi in Open Source Intelligence (OSINT) applicata al fenomeno terroristico della regione mediorientale e caucasica. Attualmente svolge un progetto di ricerca in qualità di dottorando presso l’Università Tor Vergata di Roma.