L’Etiopia punta a divenire un hub produttivo regionale

L’Etiopia, uno dei paesi tra i più poveri al mondo, continua a registrare un trend positivo nel campo della crescita economica grazie al Piano di Crescita e Trasformazione ed al supporto di attori regionali ed internazionali come la Banca Europea per l’Investimento che ha deciso di destinare 10 milioni di dollari per  favorire lo sviluppo economico e delle imprese locali.

In questi giorni la Banca Europea per l’Investimento (BEI) ha confermato la propria volontà di supportare l’investimento di private equity in Etiopia destinando 10 miloni di dollari. Secondo quando dichiarato dalla stessa BEI attraverso le parole del vice presidente Ambroise Fayolle, “La Banca Europea per l’Investimento è impegnata a promuovere gli investimenti del settore privato in tutta l’Africa. Il nostro primo supporto per il private equity in Etiopia, attraverso il Cepheus Capital Growth Fund, aiuterà le aziende leader a espandersi… Con questa nuova iniziativa, la BEI aiuterà l’Etiopia, il secondo paese più grande in Africa, a soddisfare gli obiettivi chiave di sviluppo sostenibile e continuerà la sua recente impressionante crescita economica”.

Il Cepheus Growth Capital Fund è stato fondato da due partner etiopi ed ha come obiettivo quello di investire in compagnie del settore privato in tutta l’Etiopia che sono impegnate in artigianato, agricoltura e beni di consumo. Il fondo prevede di investire tra i 3 ed i 10 milioni di dollari in ogni compagnia.

L’Etiopia è il secondo paese più popolato dell’Africa sub-Sahariana con una popolazione totale pari a 99.4 milioni di persone ed un crescita del 2,5 per cento (2015). Il paese è considerato uno dei più poveri al mondo con un reddito pro capite pari a 590 dollari, motivo per cui il governo si sta sforzando per favorire l’aumento del salario e dell’impiego e quindi trasformare l’Etiopia in una società a reddito medio-basso nella prossima decade.

Crescita PIL pro capite Etiopia (Fonte: Tradingeconomics.com)

L’economia nel periodo 2003 – 2015 ha registarto una crescita media pari al 10.8 per cento, dato superiore alla media regionale del 5,4 per cento. Questa crescita è dovuta al miglioramento dei settori dei servizi e dell’agricoltura mentre il settore manifatturiero ha registrato un trend modesto.

Grazie alla crescita economica l’Etiopia ha visto una riduzione della povertà sia nelle aree urbane che rurali: mentre nel 2000 il 55,3 per cento degli etiopi viveva in estrema povertà, nel 2011 questo dato era sceso al 33,5 per cento. Secondo l’ultimo rapporto della Banca Mondiale, sebbene l’Etiopia è riuscita a superare i problemi della siccità che ha colpito la regione, il tasso di crescita dell’economia nel biennio 2015 – 2016 ha avuto una flessione attestandosi all’8 per  cento.

Il governo etiope sta implementando la seconda fase del Piano di Crescita e Trasformazione (GTP II) previsto per il periodo 2015 – 2020 il quale prevede di migliorare le infrastrutture fisiche attraverso progetti di investimento pubblici in modo da trasformare il paese in un hub di produzione e manifattura. Secondo le stime di questo Piano la crescita annuale del Prodotto Interno Lordo (PIL) dell’Etiopia dovrebbe attestarsi all’11 per cento mentre quella del settore industriale dovrebbe raggiungere quota 20 per cento.

Seconda fase del Piano di Crescita e Trasformazione dell’Etiopia

Questa visione positiva dell’Etiopia come hub di produzione è confermata anche dal rapporto elaborato dal think tank statunitense Center for Global Development che ha analizzato i dati della Banca Mondiale inerenti a 5.500 compagnie ed ha messo a confronto i costi del lavoro, della produttività e l’efficienza della produzione dei paesi della regione sub-sahariana con stati non africani, come il Bangladesh: tale ricerca ha evidenziato come le imprese di produzione in molti paesi africani hanno un costo maggiore rispetto a quelle di paesi non africani. Nello specifico, le piccole imprese africane sono più care del 39 per cento rispetto a quelle non africane mentre le imprese medie e grandi hanno un costo superiore del 50 per cento rispetto a quelle degli altri paesi al di fuori del continente africano.

Tra gli stati africani però emerge proprio l’Etiopia considerata il motore trainante dell’economia africana del XXI secolo per quel che riguarda il settore manifatturiero: secondo il Center for Global Development, l’Etiopia potrebbe essere considerata la “Nuova Cina” nel caso in cui il costo della manodopera continuasse a crescere ed i paesi asiatici dovessero affrontare problemi sociali come quello del lavoro minorile.  A tal proposito l’Etiopia inizia ad interessare compagnie specializzate nel settore della moda come H&M e Guess che sono alla ricerca di mercati dove il costo della manodopera sia vicino a quello del Bangladesh.


*Report elaborato dalla OSINT Unit di ASRIE Associazione. Per maggiori informazioni in merito all’economia dell’Etiopia è possibile contattare la Segreteria dell’Associazione all’indirizzo di posta elettronica info@asrie.org