La Cina rilancia la Via della Seta: opportunità per Italia ed ASEAN

La strategia One Belt, One Road elaborata e lanciata da Pechino nel 2013, nota a molti come Nuova Via della Seta, continua ad essere uno dei punti fermi della politica estera ed economica della Repubblica Popolare Cinese come dimostra il recente incontro avvenuto nella capitale cinese che ha visto la partecipazione dei rappresentanti di 29 paesi, tra cui l’Italia con il Premier Gentiloni, per discuterne le prospettive di sviluppo futuro.

Definita dallo stesso Presidente cinese Xi Jinping come uno strumento “per promuovere pace e prosperità”, la strategia One Belt, One Road mira a favorire lo scambio di merci e risorse umane all’interno del continente euroasiatico e comprende le direttrici terrestri della “Zona Economica della Via della Seta” e la “Via della Seta Marittima del XXI secolo” (Nuova Via della Seta, tra economia e cultura).

Ideata per motivi commerciali e di interconnessione, lo stesso Xi Jinping ha ribadito l’importanza del progetto che favorirà uno scambio di merci rapido tra la Cina e l’Europa, ma non interferirà con le dinamiche politiche e sociali interne dei paesi interessate. L’importanza di questa progetto per Pechino è tale che durante il recente incontro il Capo di Stato cinese ha annunciato un nuovo finanziamento di 14,5 miliardi di dollari per il Silk Road Fund, ossia il fondo di investimento statale del Governo cinese creato nel 2014 per incrementare gli investimenti nei paesi lungo la Nuova Via della Seta che aveva visto un finanziamento iniziale cinese di 40 miliardi di dollari.

Un progetto colossale quello cinese che costerebbe secondo le stime iniziali circa 900 miliardi di dollari da erogare nei prossimi 5-10 anni con l’obiettivo di creare infrastrutture in 62 paesi interessati da One Belt, One Road, tra cui anche l’Italia che potrà rivestire un ruolo di primo piano grazie alla sua posizione geografica ed ai suoi porti in grado di mettere in comunicazione il Vecchio Continente con il Medio ed Estremo Oriente, fattore che donerebbero al Bel Paese un vantaggio logistico e geopolitico nella regione mediterranea (Italia: e se il Mediterraneo tornasse Mare Nostrum?;Porti italiani nel mondo, tre nei primi cento: ma l’obiettivo è portarne dieci;I cantieri navali europei superano quelli asiatici: svetta l’Italia con Fincantieri).

La Via della Seta rappresenta una ottima opportunità per l’Italia e lo stesso Primo Ministro italiano Paolo Gentiloni, presente all’incontro con altri 29 capi di stato e di governo e 70 leader di organizzazioni sovranazionali, ha parlato di “occasione straordinara con conseguenze economiche importanti“. Il Premier italiano ha aggiunto poi che:

“L’Italia può essere protagonista in questa grande operazione a cui la Cina tiene moltissimo per la propria prospettiva strategica, per noi è una grande occasione. Credo che la mia presenza qui abbia anche il significato di sottolineare quanto per l’Italia questa sia un’occasione straordinaria. Ci sono ragioni storiche, ci sono ragioni geografiche perché collegare il mar cinese e il Mediterraneo, l’Europa e l’Asia, non può che vederci protagonisti. Le relazioni politiche possono aiutare a far sì che questa occasione venga colta. Ci sono infrastrutture da realizzare insieme nei Paesi attraversati dalla Via della Seta terrestre, e ci sono grandi opportunità per i nostri porti per la Via della Seta marittima” (Fonte: Notizie Geopolitiche).

Nuova Via della Seta che vede come prerogativa fondamentale la stabilità dei paesi interessati dalla rotta terrestre e marittima, tra cui spiccano le repubbliche dell’Asia Centrale entrate nell’occhio del ciclone negli ultimi tempi per l’aumento della minaccia terroristica e per il collegamento con i foreign fighters che militano tra le file dello Stato Islamico e dei diversi gruppi e movimenti estremisti di natura islamica. Se la NATO sembra aver “abbandonato” la regione con la recente chiusura dell’Ufficio di Collegamento di Tashkent, anche se gli organi ufficiali hanno subito sottolineato che tale azione non rappresenta un disimpegno dell’Alleanza Atlantica  e non avrà ripercussioni sulla reale presenza in loco ( La NATO “abbandona” l’Asia Centrale), altre potenze come la Russia e la Cina continuano a perpetrare i loro interessi in Asia Centrale cercando ci rafforzare i legami a livello militare, politico, economico e commerciale con i governi e le istituzioni locali. Interessi che nell’ultimo anno sono stati rafforzati nel settore della lotta al terrorismo come dimostrano i recenti attacchi di Stoccolma, San Pietroburgo e Istanbul che seguono la pista centroasiatica e riportano alle Repubbliche dell’ex Spazio Sovietico (L’attentato di San Pietroburgo segue la pista centroasiaticaAttentato di Istanbul ed Asia Centrale: il punto della situazione).

Esaminando invece la rotta marittima, quella che interessa l’Italia più da vicino, un ruolo di primo piano verrà acquisito dai paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN), organizzazione formatasi nell’agosto del 1967 che costituisce una realtà economica di primaria importanza, un mercato in rapida crescita ed una delle zone economiche più sviluppate dell’Asia (Report ASEAN: caratteristiche economiche, politiche e socio-culturali della regione del Sud-Est Asiatico ed opportunità di investimento).

Il 2016 è stato il 25° anniversario delle relazioni tra la Cina ed ASEAN segnate da una continua crescita, in special modo nel campo dell’economia: alla fine di maggio 2016, ad esempio, gli investimenti tra le parti avevano superato quota 160 miliardi di dollari, con i paesi del Sud-Est Asia una delle maggiori destinazioni per le compagnie cinesi. Il commercio bilaterale è passato da 7.96 miliardi di dollari nel 1991 a 472.16 miliardi nel 2015 con le due parti attualmente impegnate nel progetto di raddoppiare questo valore cercando di raggiungere quota 1000 miliardi di dollari alla fine del 2020.

In ottica di questo obiettivo la strategia One Belt, One Road giocherà un ruolo chiave permettendo la connessione di due delle regioni più dinamiche del mondo attraverso il rafforzamento dei legami economici tra i 10 membri dell’ASEAN e tra i paesi dell’ASEAN e la Cina. Inoltre la Nuova Via della Seta permetterà ai paesi del Sud-Est Asia di colmare il gap esistente in qualità di infrastrutture e favorirà lo sviluppo industriale: mentre la formazione della Comunità Economica ASEAN nel 2015 ha permesso di unire le economie del sud-est asiatico in un unico mercato, la strategia di Pechino offrirà una futura integrazione attraverso lo sviluppo delle infrastrutture fisiche e di un regime di commercio solido e robusto.

Per la Cina, invece, la Nuova Via della Seta fornirà una piattaforma ideale per sviluppare i propri rapporti con i vicini paesi dell’ASEAN promuovendo allo stesso tempo lo sviluppo della propria rete ferroviaria ad alta velocità come mezzo per esportare tecnologie e servizi di fascia alta. In questo modo, con più di 20.000 km di tracciato, la Cina avrà la maggiore rete ferroviara ad alta velocità rispetto al resto del mondo combinato.


*Report elaborato dalla OSINT Unit di ASRIE. Per maggiori informazioni in merito alla strategia One Belt, One Road o per analisi specializzate nei mercati interessati dalla Nuova Via della Seta è possibile contattare la Segreteria dell’Associazione all’indirizzo di posta elettronica info@asrie.org