Veicoli contro la folla: strategia del terrorismo ben conosciuta da Israele

L’attacco di Stoccolma avvenuto nella giornata di venerdì 7 aprile 2017 è stato definito dal Primo Ministro svedese Stefan Lofven come un “attettanto terroristico” che, per la dinamica, riporta la mente a precedenti attacchi perpetrati sia in Europa che negli Stati Uniti e crea un collegamento con lo Stato di Israele che negli ultimi anni è stato pesantemente colpito da questa tipologia di attentati

Secondo le ultime fonti l’attacco di Stoccolma avrebbe fino ad ora causato quattro vittime ed il ferimento di almeno 15 persone. I media locali ed internazionali hanno riportato la notizie dell’arresto di un uomo, il possibile attentatore alla guida del camion, di presunta origine uzbeka.

Se tale dato fosse confermato dalle autorità svedesi ancora una volta la pista dell’attentato rimanderebbe all’Asia Centrale, una regione che sta salendo alla ribalta nel panorama della sicurezza e della lotta al terrorismo internazionale perché bacino di foreign fighters e possibili attentatori (a tal proposito è possibile leggere i seguenti report di ASRIE: L’attentato di San Pietroburgo segue la pista centroasiaticaAttentato di Istanbul ed Asia Centrale: il punto della situazione)

La strategia di usare veicoli contro la folla è conosciuta e molto diffusa in Israele, basti pensare che il giorno precedente l’attacco di Stoccolma, ossia giovedì 6 aprile 2017, un uomo di origine araba si è scagliato con la sua auto a forte velocità contro due soldati israeliani, uccidendone uno (il Seregente Elchai Taharlev), presso lo svincolo di Ofra a nord di Ramallah. Secondo i media locali l’episodio è stato salutato da Hamas (Harakat al-Muqawamma al-Islamiyya, ossia Movimento per la Resistenza Islamica) come un successo.

Quello che pensavamo fosse un problema soltanto israeliano sembrerebbe essere divenuto frequente anche in Europa e Stati Uniti ed ha avuto il suo starting point nel luglio 2016 quando un uomo alla guida di un camion rubato ha investito la folla nella città francese di Nizza. Dal luglio 2016, in meno di 10 mesi, sono già 5 gli attacchi sul suolo europeo e statunitense che seguono questa tipologia di strategia:

  • 14 Luglio 2016 – Nizza (Francia): un uomo alla guida di un camion si scaglia contro la folla che stava assitendo ai fuochi di artificio per celebrare il Giorno della Bastiglia provocando 86 vittime e più di 300 feriti.
  • 28 Novembre 2016 – Ohio (Stati Uniti): uno studente di 18 anni lancia la sua automobile contro un gruppo di pedoni nei pressi della Ohio State University. Scendendo dall’automobile ferisce altri passanti con un coltello prima di essere abbattuto dalle forze di polizia. In totale l’attacco provoca il ferimento di 11 persone e la morte del solo attentatore.
  • 19 Dicembre 2016 – Berlino (Germania): un uomo alla guida di un camion travolge la folla al mercato natalizio di Breitscheidplatz uccidendo 12 persone e ferendone altre 49. Lo Stato Islamico rivendicherà l’attacco affermando che l’attentatore è uno dei suoi “soldati”.
  • 22 Marzo 2017 – Londra (Regno Unito): quattro persone vengono uccise ed altre 50 ferite quando un uomo alla guida della sua automobile si scaglia contro i pedoni sul ponte di Westminster per poi cercare di entrare nel Parlamento inglese accoltellando a morte un poliziotto prima di essere fermato dalle forze di sicurezza.
  • 23 Marzo 2017 – Antwerp (Belgio): le forze di sicurezza belghe arrestano un uomo che aveva lanciato la propria auto contro delle persone. Dalla perquisizione dell’automobile sono stati ritrovati coltelli, una pistola non letale e sostanze pericolose. L’attacco non ha provocato nessuna vittima o ferito e successivamente non le accuse di terrorismo sono decadute.

Questa strategia, definita nel 2014 dal giornalista canadese James Andrew Coyne con il termine di “micro-terrorismo“, rappresenta un’arma formidabile per le organizzazioni terroristiche perché rende qualsiasi combattente in grado di perpetrare un attacco senza la conoscenza e l’utilizzo di materiale esplosivo oppure di armi. In breve permette di raggiungere il massimo risultato con un impiego di forze e denaro minimo.

Secondo Daveed Gartenstein-Ross, analista e studioso statunitense esperto di anti-terrorismo, questo tipo di strategia si è diffuso in Israele perché lo stato di sicurezza nazionale elevato scoraggia ed impedisce nella maggior parte dei casi l’organizzazione di attentati esplosivi ed ha portato gli attentatori a sviluppare metodologie alternative. E’ pur vero che già nel 2010 il magazine Inspire, giornale in lingua inglese pubblicato da al-Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP), invitava i propri combattenti ed attentatori a scegliere con cura il luogo dell’attacco ed a scagliarsi con la massima velocità contro i pedoni in modo da causare il maggior numero di vittime possibili.

Secondo il Ministero degli Affari Esteri di Israele, nel 2016 sul territorio israeliano si sono registrati 12 attacchi perpetrati utilizzando un veicolo mentre nel biennio 2015/2016 sono stati 57 gli attacchi con veicoli a dimostrazione di come questa strategia sia di largo utilizzo in Medio Oriente e, guardando i recenti eventi, stia prendendo sempre più piede anche in Occidente.

Quello che appare chiaro è l’impossibilità di prevenire tale tipologia di attacchi, ma anche la necessità dell’Europa e degli Stati Uniti di cooperare con lo Stato di Israele per creare una strategia anti-terrorismo comune che possa diminuire l’incidenza di tali attacchi.


*Report a cura della OSINT Unit di ASRIE. Per maggiori informazioni in merito alle strategie e metodologie degli attentati e per richiedere report in materia di sicurezza è possibile contattare la Segreteria dell’Associazione all’indirizzo di posta elettronica info@asrie.org