NATO, difesa europea e prospettive future

Dopo l’elezione di Donald Trump ed i primi giorni del suo mandato presidenziale si può tranquillamente affermare che “nulla è e sarà più come prima” in diversi settori da quello politico, alle relazioni internazionali, all’economia giungendo infine al settore difesa e sicurezza il quale potrebbe subire un netto cambiamento e rinnovamento a livello europeo e mondiale qualora divenissero realtà le proposte del neo presidente statunitense di rafforzare il peso militare degli Stati Uniti e diminuire invece il ruolo e le spese della NATO.

Gli Stati Uniti infatti hanno messo a punto un piano per portare la già alta spesa militare americana a 650 miliardi di dollari in cinque anni e per il 2017 è previsto un incremento dell’11%, pari a 45 miliardi. In rapporto al prodotto interno lordo (PIL) il budget arriverà così al 5,3%.

Già prima di questo incremento gli Stati Uniti spendevano più del doppio di tutti i membri dell’Unione Europea messi insieme, con la Gran Bretagna già esclusa. Il solo incremento americano di budget del 2017 è uguale al triplo dell’intero bilancio italiano della difesa. Il già allarmante divario quantitativo e qualitativo tra americani ed europei si appresta quindi a diventare non solo incolmabile, ma tale da rendere addirittura incomparabili i due strumenti. Cosa comporta ciò?

Europa e resto del mondo

Spiace affermarlo, ma una Unione Europea senza forza militare comune non potrà sedersi a nessun tavolo internazionale futuro. Ad oggi Francia, Germania ed Italia sono il fulcro in uomini e mezzi della difesa europea, che di fatto si poggia sullo schema della NATO. Il mondo è appunto cambiato e la multipolarità venuta a crearsi metterà la UE in grave difficoltà.

Tralasciando il blocco di crisi in Medio Oriente e la Libia, sono Russia, Usa, Cina, paesi ASEAN (Sud-Est Asiatico), Australia ed India a rappresentare i mercati verso cui si direzionano maggiormente le spese militari e dove vengono investiti fondi copiosi per il miglioramento del settore difesa e sicurezza.

Ad eccezione dell’Australia che fa blocco con Usa e Gran Bretagna, rimangono Cina e Russia impegnate su più teatri, con i paesi ASEAN interessati a ritagliarsi un ruolo in Asia e l’India che nei prossimi cinque anni spenderà in armamenti il doppio dell’Europa.

L’Unione Europea ha l’ombrello NATO che però rimane ancora vincolato alle decisioni statunitensi. La UE appare una realtà in stallo, appesa al suo ricordo d’insieme di potenze mondiali. Nel quadro odierno però non sembra essere in grado di reggere il passo di Usa, Russia e Cina, guardandosi bene anche dai paesi del sud-est asiatico ed India. Farsi superare significa subire le politiche altrui le quali, dall’Africa al Sud America passando per il centro del continente americano, vedono prevalere ancora oggi le decisioni prese dalla Casa Bianca (nonostante in Sud America molti governi preferirebbero accordi con l’Europa, assente totale).

In Asia sono Cina, Russia e perfino Giappone (con i soliti Usa) a dirigere il quadro. In Africa ultimamente è la Cina ad aver preso il timone, terreni acquistati e risorse in cambio d’infrastrutture. L’UE è ancora assente o irrilevante, se non in qualche progetto di sviluppo, e gli unici stati attivi risultano essere i soliti noti: Francia e Germania. Un peso militare europeo irrilevante a livello mondiale per una Unione che, guardando l’importanza economica e geopolitica degli stati che la compongono, dovrebbe giocare un ruolo di primo piano nel settore difesa e sicurezza ed orientare le scelte politiche mondiali, non subirle.

Fino ad oggi l’Europa ha supportato la NATO e basato buona parte della propria difesa sugli accordi dell’Alleanza Atlantica nata in chiave anti sovietica a seguito della Seconda Guerra Mondiale e sviluppatasi durante la Guerra Fredda. Dopo il 1991 la NATO ha rappresentato una forza d’intervento “europea”, in ex Jugoslavia prima ed in Afghanistan poi. Le Missioni a comando NATO in alcuni casi sono svincolate perfino dagli alti comandi nazionali, come ad esempio la TF-45 italiana in Afghanistan e la probabile TF-44 in Libia a cui è possibile aggiungere missioni “particolari” come la “Centuria” in Iraq.

Con Trump, però, il peso della NATO andrà a cambiare: il presidente Usa, infatti, proporrà “un saldo”, ovvero una NATO meno americana e più europea con decisioni da prendersi in seno all’Europa. Quali conseguenze per una tale decisione? Più soldi in spese militari sicuramente, più responsabilità da parte europea nel trattare scenari geopolitici vicini o lontani, sia il Mediterraneo, sia la Libia.

La nuova NATO “Europea”?

La nuova NATO in chiave europea non prevede la Gran Bretagna. Il Comando Centrale dovrebbe, più per motivi politici, essere in Belgio e lo Stato Maggiore dovrebbe essere creato su base proporzionale considerando l’effettivo peso militare dei singoli stati con Francia, Italia e Germania equamente rappresentati e capo di stato maggiore a rotazione tra i paesi membri.

Oltre a questo impianto macro sarebbero le “forze” in campo ad essere rivoluzionate. Cinque flotte attive, due in Atlantico (basi in Francia e Portogallo), tre in Mediterraneo, ed Italia, Francia e Spagna a dividersi il Mediterraneo. Forze d’intervento dislocate su più porti, compresi, in caso d’emergenza quelli anglosassoni. Apertura “di uffici di collegamento e rappresentanza” in paesi terzi con eventuali concessioni di protezione militare. Questo in paesi come Tunisia, Marocco e Libia nel Mediterraneo, la Martinica in America, altre isole nel Pacifico, e Mali in Africa. Stati in cui la UE potrebbe attuare programmi di sviluppo sostenibile, incanalando gli ingenti finanziamenti stanziati da Bruxelles.

La NATO dovrebbe quindi “muoversi” in chiave europea anche nei settori industriali, creando una immensa joint venture tra grandi industrie francesi, tedesche ed italiane e rilanciando l’ESA in chiave NASA. Il tutto porterebbe il continente europeo a superare Russia e Cina, stando subito dietro agli Usa. Si va da aggiungere Intelligence comune, prevedendo un ritiro dall’Afghanistan ed una ricollocazione strategica in chiave mediterranea.

Una NATO-UE potrebbe occuparsi della stabilizzazione di paesi limitrofi, non più in chiave anti Mosca. Chiarendo le rispettive zone d’influenza, andando quindi a rinegoziare la posizione nel Baltico, lo spostamento dello scudo anti missile dalla Romania alla Grecia (che potrebbe ospitare parte della parte industriale per incrementare l’occupazione).

Per quel che concerne la Turchia, questa nuova NATO “Europea” dovrebbe rinegoziare la posizione di Ankara che potrebbe diventare partner strategico fuori dall’Unione con rispettiva zona d’influenza. La deterrenza militare e l’unione d’intenti anche in Medio Oriente porterebbe Bruxelles ad evitare conflitti limitrofi nel prossimo futuro, per di più gestiti da altri. Una gestione di questo tipo darebbe all’UE ed ai suoi rappresentanti una forza necessaria sui tavoli degli accordi internazionali.

Lo smantellamento della NATO potrebbe essere l’occasione per l’Europa di poter divenire una potenza unita e voce unica, da Stoccarda a Lampedusa, qualora si riuscisse a superare l’attuale situazione di contrasto che spesso ha fatto perdere all’Unione molto terreno, questo perché per assumere un ruolo importante a livello mondiale non è necessario soltanto una moneta forte, ma anche una organizzazione militare e burocratica solida.


AUTORE

Marco Pugliese. Originario di Bolzano, insegnante di matematica, collabora con diverse testate come articolista d’analisi geopolitiche, storiche ed economiche. Tiene conferenze in ambito storico, economico e geopolitico. Impegnato nel progetto “Asset Mediterraneo”, ovvero la creazione di una Hub economica d’area con baricentro italiano. Consulente presso enti culturali e formatore storico.