Il Cremlino mette nel mirino l’Ossezia del Sud

Le principali autorità ed organi di governo della Georgia hanno espresso in questi giorni la loro ferma condanna per la decisione della Federazione Russa di organizzare un referendum il prossimo 9 aprile 2017 in Ossezia del Sud il cui obiettivo è quello di cambiare il nome della regione Tskhinvali in “Repubblica dell’Ossezia del Sud – Stato di Alania”, passo ritenuto dalle autorità di Tbilisi come il preambolo per l’annessione della regione stessa all’interno del territorio russo. Si riapre quindi in questi giorni una lunga controversia che da anni oppone il Cremlino a Tbilisi e che sottolinea ancora una volta l’importanza della regione caucasica per la Russia e la volontà di esercitare la propria influenza perpetrando una politica di interessi economici, politici, militari e strategici nella regione.

Il nuovo nome che la regione di Tskhinvali andrebbe ad avere ha un parallelo con quello della vicina Repubblica dell’Ossezia del Nord – Alania, entità statale che fa parte del Distretto Federale russo del Caucaso del Nord (DFCN) e che quindi è sottoposta direttamente al controllo dell’autorità centrale russa; secondo Tbilisi il referendum getta quindi le basi per un a futura illegale annessione della regione georgiana di Tskhinvali – Repubblica Ossezia del Sud da sempre considerata occupata a seguito del conflitto russo-georgiano del 2008, un quadro assolutamente non irrealistico se si pensa a quanto accaduto in Crimea.

Nell’agosto del 2008, infatti, le forze armate della Federazione Russa avevano effettuato un intervento armato in favore di Abkhazia e Ossezia del Sud favorendo l’indipendenza di queste due regioni dalla Georgia e successivamente riconoscendole come repubbliche indipendenti, atto da sempre denunciato da parte di Tbilisi come illegale.

Un comunicato del Ministero degli Esteri della Georgi riporta che il referendum sarebbe uno degli ultimi step per annettere l’Ossezia del Sud all’interno del territorio russo, azione che viola le norme del diritto internazionale, e rappresenterebbe una minaccia per la sovranità statale georgiana. Organizzare un referendum nella regione di Tskhinvali, comunica Tbilisi, da dove la popolazione di etnia georgiana è dovuta fuggire per paura della pulizia etnica e come conseguenza del controllo totale da parte delle forze militari del Cremlino in loco, viene considerato un atto illegale ed un’aggressione della Russia che viola i principi fondamentali della integrità territoriale e della inviolabilità dei confini statali riconosciuti con l’obiettivo finale, sostiene il ministero degli Esteri georgiano, di destabilizzare l’ordine internazionale.

Anche il presidente georgiano Giorgi Margvelashvili ha espresso il suo disappunto nei confronti del referendum tramite un comunicato ufficiale dichiarando che:

“Il plebiscito, le elezioni ed ogni altra forma ed azione che contempla la libera espressione della volontà dei cittadini non può essere implementato nel territorio occupato da parte di uno stato straniero dove la maggioranza della popolazione indigena è stata espulsa come risultato della pulizia etnica e la sola forza effettiva che esercita il controllo oggi sull’area è la Federazione Russa”.

Ribadendo la linea espressa dal ministero degli Esteri, Margvelashvili ha sottolineato inoltre che:

“Ogni tentativo di cambiare il nome della regione occupata, senza il consenso del governo centrale della Georgia, rappresenta un’altra azione contro la sovranità e l’integrità territoriale georgiana diretta ad una futura annessione russa dei territori occupati”.

Il Primo Ministro georgiano Giorgi Kvirikashvili ha voluto sottolineare invece la differenza di politica attuata da Tbilisi rispetto a quella di Mosca: ha dichiarato infatti che la politica pacifica georgiana volta alla riconciliazione ed alla costruzione della confidenza tra i popoli divisi dalle linee dell’occupazione contrasta con la politica della Federazione che continua ad effettuare passi in avanti per incrementare l’isolazionismo e l’annessione dei territori georgiani occupati.

In risposta ai timori di Tbilisi e sul referendum è intervenuto l’attuale presidente dell’Ossezia del Sud Leonid Tibilov il quale ha dichiarato che:

“Lo scorso anno, noi (gli abitanti dell’Ossezia del Sud) abbiamo concordato uno schema che ci avrebbe permesso di fare una proposta alla leadership russa in merito all’adesione…Questo è un processo interno dello Stato ed io stesso ho presentato una proposta che modifica l’articolo 10 della nostra Costituzione, ma poi a causa dei vari punti di vista contrastanti emersi circa le proceduresono giunto alla conclusione che la questione dovrebbe essere discussa in dettaglio da un consiglio politico. Nel consiglio politico abbiamo preso la decisione di riesaminare la questione dopo le elezioni 2017. Abbiamo tempo per lavorare con i nostri colleghi russi, e Mosca conosce le nostre idee”.

Il presidente Tibilov ha poi sottolineato che l’idea di una unione con la Russia non è stata avanzata e perpetrata da nessuno anche se tutti i cittadini dell’Ossezia del Sud mirano ad un riavvicinamento con Mosca. “Già oggi – ha aggiunto – possiamo dire che siamo un singolo spazio politico, economico e mediatico con la Russia”.

Localizzazione geografica dell’Ossezia del Sud (Fonte: Encyclopedia Britannica)

Viene così ulteriormente dimostrato l’interesse del Cremlino per la regione caucasica considerata fondamentale per la Russia; George Friedman, fondatore dell’agenzia di Intelligence privata Stratfor ed attuale direttore di Geopolitical Future, ha motivato questo interesse russo per il Caucaso e quindi giustificato gli interventi russi nelle dinamiche regionali (indipendenza di Abkhazia e Ossezia del Sud, conflitto del Nagorno-Karabakh per citarne alcuni) etichettando la regione caucasica come spazio vitale russo e prova per la tenuta interna ed esterna della Federazione. Analizzando infatti l’aspetto geografico è possibile constatare che nei suoi confini occidentali e meridionali la Russia presenta la maggiore debolezza difensiva non essendoci barriere naturali, ecco quindi spiegato il grande interesse dell’allora Unione Sovietica e dell’attuale Federazione Russa per le dinamiche politiche ed economiche dei Paesi Baltici, dell’Europa centro-orientale e del Caucaso, dove nelle ultime due decadi la Nato e l’Unione Europea hanno concentrato i loro maggiori sforzi per limitare l’azione del Cremlino.

Un eventuale processo di annessione sarebbe facilitato da una legge recentemente approvata dal parlamento russo nel 2014 che prevede meccanismi più semplici per i casi di passaggio a Mosca dei territori in cui la popolazione esprime a forte maggioranza l’intenzione di aderire alla Federazione Russa.

Nel 2008, quando la Russia intervenne in favore di Abkhazia e Ossezia del Sud scontrandosi con la Georgia, il Cremlino saggiò il reale supporto degli Stati Uniti, della NATO e dell’Europa alle repubbliche caucasiche meridionali: la Georgia, che ha avviato il processo di membership alla NATO e che rappresenta un paese importante per la politica del Partenariato orientale e per la Strategia di Sicurezza economica di Bruxelles, nel 2008 non ricevette il reale supporto sperato dai partner occidentali, azione che stimolò maggiormente la Federazione Russa nell’intervenire ed influenzare la regione caucasica.

*Report in Media Partnership con Notizie Geopolitiche


AUTORE

Gennadi Magomedov. Originario di Vladivostok dove ha completato il suo percorso formativo in Economia, è analista geopolitico specializzato nel settore Energia e nello studio della regione euroasiatica (in particolare le repubblice ex sovietiche).