Il collegamento dell’Emirato del Caucaso con la Siria

La presenza dei gruppi jihadisti nord caucasici fedeli ad al-Qaeda oppure di militanti nord caucasici attivi tra le fila di Daesh che combattono nella guerra civile siriana contro le forze di Bashar al-Assad è un aspetto di primaria importanza che viene spesso messo in risalto dalle agenzie di sicurezza. Questi gruppi attualmente attivi in Siria potrebbero rappresentare infatti una minaccia futura per la Russia qualora i militanti riuscissero a ritornare nella propria terra di origine e riprendessero la lotta contro l’autorità centrale di Mosca; in generale, invece, i combattenti nord caucasici potrebbero essere un pericolo per l’Europa e la Turchia in ottica di futuri attenati contro obiettivi civili considerando il recente ruolo giocato dai cittadini dello spazio ex-sovietico negli attentati di Istanbul.

Recentemente il Vilayat Kabarda, Balkaria e Karachay (KBK) di Imarat Kavkaz (Emirato del Caucaso) ha pubblicato un video dal titolo “Al fronte in Siria” che riprende i combattenti dell’Emirato impegnati in combattimenti nell’area nord-occidentale dello Stato siriano. Anche se questo video non permette di identificare da quale Vilayat nord caucasico tali combattenti provengano, e quindi non rimanda direttamente a quello di KBK, il dato che risulta lampante è la presenza di nord caucasici in Siria che, secondo quanto appare nel filmato rilasciato da IslamDin, portale internet in lingua russa e ramo mediatico del Vilayat KBK, sarebbero attivi ed operativi nella zona adiacente i villaggi sciiti di Fua e Kafraya nella provincia nord-occidentale di Idlib.

Provincia di Idlib, Siria nord-occidentale (Fonte: Daily Mail)

La data del video non è chiara, ma gli esperti suppongono che sia stato girato nel 2017 e che segua gli altri filmati pubblicati sempre dal braccio mediatico dell’Emirato del Caucaso rappresentato in passato dall’organizzazione Akhbar Sham di base in Siria. Da questi video esiste la certezza che in Siria siano presenti militanti direttamente riconducibili all’Emirato del Caucaso il quale attualmente è rappresentato sul territorio da due gruppi distinti schierati con le forze di al-Qaeda:

  1. Jaysh al-Muhajireen wa al-Ansar (JMA): il gruppo è stato fondato da Abu Omar al-Shishani (il ceceno), noto combattente nord caucasico originario della Gola del Pankisi (Georgia) che aveva scalato le gerarchie dello Stato Islamico e trovato la morte nel marzo 2016 durante un raid statunitense. JMA è stato guidato da Salahuddin Shishani fino a quando questo non ha perso la leadership per volere di al-Nusrah, gruppo terroristico collegato ad al-Qaeda attualmente conosciuto con il nome di Jabhat Fateh al-Shamal al quale JMA ha giurato fedeltà ed alleanza.
  2. Emirato del Caucaso in Siria (ECS): gruppo fondato da Salahuddin Shishani che aveva giurato fedeltà all’emiro del Caucaso Abu Usman Gimrinski (morto nell’agosto 2015). ECS ha pubblicato diversi video che riprendono le proprie forze impegnate in attività di combattimento in Siria insieme a Jund al-Aqsa ed al-Nusrah, entrambi gruppi facenti parte del network di al-Qaeda.

Come notato da Mairbek Vatchagaev, analista esperto del Caucaso del Nord presso la Jamestown Foundation, la morte di Omar al-Shishani ha rappresentato un punto di svolta per la presenza dei combattenti nord caucasici in Iraq e Siria tra le fila di Daesh, in special modo per la compagine cecena. La morte del leader storico e più carismatico ha spinto una parte dei combattenti a combattere tra le fila di JMA e di ECS, riducendo quindi l’apporto nord caucasico nello Stato Islamico, mentre altri hanno preferito lasciare sia la Siria che l’Iraq dirigendosi in Turchia con diversi pretesti, tra cui quello di perpetrare attentati terroristici (Attentato di Istanbul: analisi, sviluppi futuri e collegamenti con lo spazio ex-sovitico) oppure organizzare il loro ritorno nel Caucaso del Nord per riprendere la lotta contro le autorità locali ed il Cremlino.

In merito al Distretto Federale russo del Caucaso del Nord (DFCN), il 4 dicembre i Servizi di Sicurezza Federali Russi (FSB) avevano sferrato un duro colpo alla militanza armata locale uccidendo nella capitale del Dagestan Makhachkala il trentacinquenne Rustam Asilderov, conosciuto con il nome di battaglia Emiro Abu Muhammad Kadarsky, leader di Vilayat Kavkaz, compagine nord caucasica di Daesh. Asilderov, che nel 2012 era stato nominato leader dell’insorgenza armata in Dagestan dall’allora emiro del Caucaso Doku Umarov, era stato tra i primi nel 2014 ad abbandonare l’Emirato del Caucaso per giurare la propria fedeltà allo Stato Islamico.

I recenti video pubblicati dal braccio siriano dell’Emirato del Caucaso e la recente uccisione di Asilderov nel Caucaso del Nord permettono di sottolineare ancora una volta l’importanza strategica dell’area nord caucasica e le relative preoccupazioni in merito alla sicurezza regionale: attualmente il collegamento con la Siria di Imarat Kavkaz ed in generale con il network di al-Qaeda e la presenza di Daesh nel DFCN tramite Vilayat Kavkaz dimostrano ancora una come questa regione situata nella Russia meridionale non possa essere esclusa dalla minaccia terroristica internazionale agendo, invece, in alcuni casi da ponte o da catalizzatore e da terreno fertile dove la propaganda terroristica riesce ancora a fare presa sulla popolazione locale.

Anche se nel periodo 2014-2016 le forze di sicurezza russe hanno assestato duri colpi alla militanza armata locale elimando di fatto il leader storico Doku Umarov ed i suoi successori (Aliaskhab Kebekov, Magomed Suleimanov, Zalim Shebzukhov) lasciando l’Emirato in apparenza privo di una leadership forte, ed anche se le autorità locali continuano la loro operazione di contrasto alla presenza dello Stato Islamico a livello locale, gli sviluppi della guerra civile siriana ed il collegamento tra il Caucaso ed il Medio Oriente potranno rappresentare in futuro una potenziale minaccia per la sicurezza regionale le cui conseguenze potrebbero avere ripercussioni sulla vicina Turchia e sull’Europa.


AUTORE

Giuliano Bifolchi. Analista geopolitico specializzato nel settore Sicurezza, Conflitti e Relazioni Internazionali. Laureato in Scienze Storiche presso l’Università Tor Vergata di Roma, ha conseguito un Master in Peace Building Management presso l’Università Pontificia San Bonaventura specializzandosi in Open Source Intelligence (OSINT) applicata al fenomeno terroristico della regione mediorientale e caucasica. Ha collaborato e continua a collaborare periodicamente con diverse testate giornalistiche e centri studi.