Kyrgyzstan, paese centro asiatico diviso tra problemi politici, scontri etnici e minaccia terroristica

Secondo le ultime informazioni provenienti dalla Turchia, l’attentatore del locale Reina di Istanbul sembrerebbe essere un cittadino di origine kirghise (Attentato di Istanbul, la pista centro asiatica ed i timori per ExpoAstana 2017), elemento che pone al centro degli interessi la Repubblica del Kyrgyzstan, uno degli stati dell’Asia centrale meno conosciuti ai media ma connesso politicamente, culturalmente ed economicamente ai vicini Kazakhstan, Cina (nello specifico Regione Autonoma dello Xinjiang-Uyghur), Tajikistan e Uzbekistan. 

Breve profilo storico

Stato dell’ex Unione Sovietica, la Repubblica del Kyrgyzstan ha ottenuto la sua indipendenza nell’ottobre del 1991 con la guida posta nelle mani di Askar Akayev eletto con il 95 per cento dei voti. Akayev fu costretto a presentare le sue dimissioni da presidente del paese a seguito della “Rivoluzione dei tulipani” successiva alle elezioni parlamentari del marzo 2005; Akayev fu sostituito da Kurmanbek Bakiyev nel ruolo presidenziale ed il un nuovo governo, creato dai leader dell’opposizione alla precedente leadership, scelse Feliks Kulov come Primo Ministro.

Il cambio ai vertici non favorì però la stabilità del paese che fu sconvolto dalla lotta tra le varie fazioni politiche legate alle organizzazioni criminali in lotta per il potere a tal punto che tra il 2005 ed il 2006 quattro membri parlamentari furono assassinati in circostanze alquanto sospette. Il clima di tensione all’interno del paese riesplose nuovamente nel 2010 ed il 7 aprile dello stesso anno il presidente Bakiyev impose lo stato di emergenza che produsse arresti dei leader dell’opposizione e, in riposta a tali azioni, l’occupazione del quartier generale dell’Agenzia di Sicurezza Interna nazionale e dei canali della televisione statale di Bishkek.

Il 13 aprile 2010 il presidente Bakiyev presentò le sue dimissioni in conferenza stampa e lasciò il paese fuggendo nel vicino Kazakhstan insieme a sua moglie ed ai suoi due figli. Dall’ottobre 2011 guida il paese Almazbek Atambayev, imprenditore ed ex primo ministro che ha vinto le elezioni con il 60% dei voti. Etichettato come un presidente pro-Russia, Atambayev ha favorito l’ingresso del Kyrgyzstan nell’Unione Economica Euroasiatica promossa dal Cremlino ed ha rifiutato nel 2012 di estendere la permanenza delle forze statunitensi nella base aerea di Manas, hub logistico per il conflitto in Afghanistan. Secondo la Costituzione del 2010, il presidente Atambayev può rimanere in carica soltanto per un unico termine previsto per il 2017 ed a seguito del recente referendum la figura presidenziale ha perso una parte del suo potere in favore di quella del primo ministro.

Problemi etnici interni

Secondo la Commissione Nazionale Statistica la popolazione della Repubblica del Kyrgyzstan ammonta a circa 5,7 milioni di persone di cui due terzi di etnia kirghisa e la restante parte composta da minoranze uzbeke, russe, dugan, uighuri, tagiki, turchi, kazaki, tatari, ucraini, coreani e tedeschi. Storicamente i kirghisi e la minoranza uzbeka hanno vissuto insieme nell’area della Valle del Ferghana per secoli, regione attualmente condivisa da Kyrgyzstan, Uzbekistan e Tajikistan e densamente popolata.

Le motivazioni principali degli scontri interni nello Stato kirghiso sono dati dalla lotta tra le diverse tribù e clan familiari per il potere; tale lotta continua tra il nord, dove prevale il clan Chui-Issykkul, ed il sud guidato dal clan Osh.

Nel 2010, a seguito delle dimissioni presentate dal presidente Bakiyev, Kadyrjan Batyrov, politico uzbeko influente dell’area meridionale, propose ai propri sostenitori uzbeki di votare per favorire l’ingresso nel processo politico nazionale della propria minoranza etnica, messaggio percepito da molti leader kirghisi come una minaccia e chiamata all’autonomia. Le tensoni esplosero fino ad arrivare ad un conflitto armato tra kirghisi e uzbeki residenti ad Osh e Jalalabad ed in ulteriori distretti uzbeki frontalieri che causando 400 vittime e 2000 feriti e la distruzione della maggior parte delle proprietà uzbeke. Descritto come uno dei conflitti più grandi della regione negli ultimi 20 anni, questo scontro etnico, secondo le organizzazioni internazionali, riguardò circa un milione di persone.

Anche se il 2010 è l’anno dell’esplosione degli scontri, le cause sono da ricercarsi negli anni addietro e nell’insoddisfazione della minoranza uzbeka per quel che riguarda la propria rappresentanza nei ruoli chiave del paese e nei servizi di sicurezza. Per prevenire ulteriori scontri, nel 2013 il presidente Atambayev ha firmato il documento “Concetto di Unità Nazionale e Relazioni Inter-Etniche nella Repubblica del Kyrgyzstan” con l’obiettivo di favorire l’armonia nazionale e di creare le basi per l’integrazione tra le diverse comunità etniche del paese e per il multilinguismo.

La minaccia del terrorismo

Dalla cartina è possibile vedere la localizzazione del Kyrgyzstan in un’area complessa per quel che concerne la sicurezza caratterizzata dalla presenza di diversti gruppi terroristici e movimenti estremisti religiosi (Fonte: Stratfor)

Il problema del terrorismo è in rapida crescita in Kyrgyzstan ed è sentito come minaccia dallo stesso Governo di Bishkek che ha innalzato il livello dei controlli. Secondo le stime, infatti, circa 500/600 cittadini kirghisi combattono tra le file dei gruppi jihadisti in Siria mentre nel paese negli ultimi sette anni il numero delle organizzazioni terroristiche proibite dallo Stato è salito da 9 a 19 unità a dimostrazione dell’elevata minaccia ed anche del rafforzamento dei controlli politici e di sicurezza in merito.

La minaccia non proviene soltanto dai militanti jihadisti che possono tornare in patria a seguito della fine del conflitto in Siria ed Iraq oppure dalle organizzazioni terroristiche e movimenti politici interni, ma anche dai numerosi Imam e predicatori che infiammano ed “educano” la umma musulmana nelle 2600 moschee e 300 madrasa (scuole) diffuse nel paese.

Recentemente a fine dicembre 2016 il Kyrgyzstan ha lanciato il primo programma anti-terrorismo con l’obiettivo di prevenire la radicalizzazione interna nel paese ed il ritorno dei militanti jihadisti in Siria ed Iraq. Il programma verrà condotta da un gruppo di lavoro inter-dipartimentale gestito dal Vice Primo Minsitro Jenish Razakov fino al 2017; per aprile è prevista l’elaborazione di un disegno del programma anti-terrorismo il quale, se approvato, verrà condotto fino al 2020.

Problema del terrorismo, come evidenziato recentemente da Franco Galdini e Zukhra Iakupbaeva, utilizzato però dalle stesse forze di sicurezza e dai leader politici per favorire l’agenda interna del paese. Secondo lo studio effettuato per la George Washington University’s Central Asia Program in merito a due recenti casi di terrorismo nel paese, gli autori hanno dimostrato come gli interessi politici possono spesso venire supportati dalla “Lotta al Terrore” promossa nel paese ed in generale in Asia Centrale.

Tra i gruppi terroristici banditi nel paese si deve includere Hizb ut-Tahrir al-Islami (Partito della Liberazione Islamica) incluso nella lista nel 2004. Hizb ut-Tahrir (HUT) è un gruppo pan-Islamico che mira a stabilere un Califfato Islamico dove far vigere la sharia in quei paesi a maggioranza musulmana ed unificarli tutti in un unico stato. In Asia Centrale HUT ha incrementato la sua attività e favorito la sua presenza a partire dalla caduta dell’Unione Sovietica . Mentre l’Uzbekistan è considerato un hub del partito per le sue attività in Asia Centrale, il quartier generale si pensa essere localizzato in Kyrgyzstan.

Per la sua posizione geografica il Kyrgyzstan è interessato dai diversi gruppi terroristici presenti nella regione: nel vicino Uzbekistan è molto attivo il Movimento Islamico dell’Uzbekistan (IMU), alleato di al-Qaeda in passato ed ora dal 2015 entrato all’interno del Vilayat Khorasan di Daesh (Daesh alla conquista dell’Asia Centrale: la nasicata del Vilayat Khorasan) che trova sostenitori anche all’interno dello Stato kirghiso, come anche l’Unione della Jihad Islamica (IJU), al-Qaeda ed il Partito Islamico del Turkestan, conosciuto anche con il nome di Movimento Islamico del Turkestan (TIM) oppure con il precedente nome di Movimento Islamico del Turkestan Orientale (ETIM) e attivo nella vicina Regione Autonoma cinese dello Xinjiang-Uyghur con l’obiettivo di ottenere l’indipendenza della regione dal Governo centrale di Pechino e creare una entità statale autonoma dove far rispettare la sharia.


Report elaborato dalla OSINT Unit di ASRIE Associazione. Per maggiori informazioni in merito alla Repubblica del Kyrgyzstan ed alla sicurezza in Asia Centrale è possibile contattare la Segreteria dell’Associazione all’indirizzo di posta elettronica info@asrie.org