Attentato di Istanbul, la pista centro asiatica ed i timori per ExpoAstana 2017

L’attacco al locale Reina di Istanbul avvenuto a Capodanno mette nuovamente in luce il problema della sicurezza e del terrorismo della Turchia, paese  che nel 2016 ha registrato un incremento degli attentati, tra cui recentemente quello che ha portato all’uccisione dell’Ambasciatore russo Andrey Karlov lo scorso 19 dicembre 2016.

Daesh ha rivendicato l’attacco con un comunicato su Twitter mentre le agenzie di informazioni iniziano a parlare di un collegamento tra l’attentarore (o gli attentatori vista la discordanza tra le testimonianze ed i video delle telecamere di sicurezza del locale) ed il mondo della militanza armata e del terrorismo dell’Asia Centrale e del Caucaso. ASRIE Associazione aveva già in passato analizzato la minaccia alla sicurezza proveniente da queste regioni preannunciando un futuro incerto e di violenza in Turchia ed in generale nella macro area comprendente Caucaso – Medio Oriente – Asia Centrale con previsioni preoccupanti per l’Expo di Astana 2017.

L’attacco al locale Reina di Istanbul

Verso le ore 1.30 di mattina, secondo le prime ricostruzioni, un uomo armato di Kalashnikov ha prima ucciso una guardia di sicurezza  all’esterno del locale Reina di Istanbul, uno dei club più famosi della città situato nell’area di Ortakoy, per poi introdursi all’interno e sparare sulla folla che stava festeggiando l’arrivo del nuovo anno. Le stime parlano di 39 vittime, tra cui cittadini di ben 14 paesi stranieri come Belgio, India, Marocco, Giordania, Canada, Russia, Tunisia, Israele, Arabia Saudita e Kuwait, e decine di feriti che sono stati ricoverati in ospedale. Dall’Unità di Crisi della Farnesina, che si era messa subito in contatto con il Consolato italiano di Istanbul, si è appreso che all’interno del locale erano presenti italiani che si sono salvati buttandosi a terra e nascondendosi.

La modalità dell’attacco aveva subito fatto pensare alla matrice terroristica di stampo Daesh visto il modus operandi che permette di creare un collegamento con quanto accaduto al Bataclan a Parigi nel novembre 2015 oppure ad Orlando lo scorso giugno 2016. Mentre il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) si era distanziato dall’attacco con un comunicato nel quale dichiarava che:

“Nessuna delle forze curde ha niente a che fare con questo attacco. La lotta per la libertà dei curdi è anche la lotta per la democratizzazione della Turchia. Ecco il perché noi non colpiremo innocenti e civili”.

Daesh ha invece rivendicato l’attentato tramite un suo account di Twitter affermando che:
“Continuando le operazioni benedette che Daesh sta portando avanti contro la Turchia, un soldato del coraggioso Califfato ha attaccato uno dei più popolari locali notturni mentre i cristiani stavano celebrando la loro festa”. (Comunicato ed account ancora in fase di verifica da parte delle forze di sicurezza)

La pista centro asiatica

La minaccia terroristica in Asia Centrale e Caucaso del Nord e la “rete del Terrore” lungo la Silk Road
Secondo quanto riportato dai quotidiani Hurriyet e Karar, le forze di sicurezza turche sospettano che l’attentatore sia originario dell’Uzbekistan o del Kyrgyzstan, paesi dell’Asia Centrale più volte citati per il problema della sicurezza e del terrorismo locale.

Pista centro asiatica seguita già in passato per l’attacco all’aeroporto internazionale Ataturk di Istanbul (Attentato di Istanbul: analisi, sviluppi futuri e collegamenti con lo spazio ex-sovitico) avvenuto il 28 giugno 2016 che aveva posto i riflettori sul Vilayat Khorasan e Vilayat Kavkaz, rispettivamente compagine centro asiatica e caucasica di Daesh (Daesh alla conquista dell’Asia Centrale: la nascita del Vilayat Khorasan; La Russia incrementa la lotta al terrorismo nel Caucaso del Nord).

Asia Centrale, nello specifico il Kazakhstan, che ospiterà a breve l’Expo 2017 di Astana (Il Kazakhstan verso l’esposizione mondiale “ExpoAstana 2017”), evento che porrà l’attenzione ed i riflettori su una regione strategicamente ed economicamente importante perché inserita all’interno della strategia cinese One Belt, One Road conosciuta anche come Nuova Via della Seta da secoli al centro dei giochi geopolitici che hanno opposto prima l’Impero zarista a quello brittanico, poi l’Unione Sovietica agli Stati Uniti durante la Guerra Fredda, ed attualmente vedono Russia, Stati Uniti e Cina disputarsi il controllo economico, politico e militare dell’area.

Kazakhstan legato alla Turchia, come tutti i paesi di lingua turcofona, da legami di natura storica, culturale e commerciale che sta vedendo un incremento del problema terrorismo evidenziato recentemente dall’attacco nella città di Aqtobe (L’ombra del terrorismo aleggia sul Kazakhstan), dall’uccisione di cinque persone, tra cui tre poliziotti, durante uno scontro a fuoco avvenuto  con dei militanti a luglio nella città di Almaty al punto da far alzare il livelol di sicurezza cittadino, dall’ammissione da parte delle Commissione di Sicurezza Nazionale circa le diverse operazioni per smantellare cellule impegnate nel progettare attacchi in tutto il paese. Lo scorso dicembre, inoltre, il Kazakhstan aveva rafforzato la cooperazione e partnership nel settore anti-terrorismo con il vicino Uzbeksitan, Stato centro asiatico impegnato da anni nella lotta al terrorismo rappresentato principalmente dal Movimento Islamico dell’Uzbeksitan (IMU), a seguito di una intervista dello stesso presidente kazako Nursultan Nazarbayev concessa a Bloomberg nel quale venivano messe in resalto le preoccupazioni per l’attività dei militanti di Daesh nella regione centro asiatica.

Nazarbayev aveva infatti dichiarato che i militanti di Daesh sono divenuti molto attivi nella parte meridionale della regione e che l’Afghanistan, paese che vede la minaccia sia dei Talebani che dello Stato Islamico (L’Afghanistan tra l’insorgenza talebana e la minaccia dello Stato Islamico), condividendo i confini con Tajikistan, Turkmenistan e Uzbekistan potrebbe rappresentare il punto di partenza per i militanti jihadisti da dove iniziare a colpire le repubbliche centro asiatiche. Stessa preoccupazione per la sicurezza e per la minaccia terroristica esprssa da Shavkat Mirziyoyev, presidente dell’Uzbekistan, il quale lo scorso 9 settembre aveva dichiarato di fronte al Parlamento uzbeko le proprie intenzioni di migliorare le relazioni con gli stati della regione con l’intento di superare i momenti di difficoltà che l’Asia Centrale sta vivendo.

Sempre nella regione centro asiatica non si deve poi sottovalutare la minaccia rappresentata dai combattenti uighuri dello Xinjiang, conosciuto anche come Turkestan Orientale, i quali lottano contro il governo centrale di Pechino per creare uno stato autonomo dove far vigere la sharia (La gestione cinese dello Xinjiang). Regione dello Xinjiang abitata dagli uighuri, popolazione di ceppo turco, che confina proprio con il Kazakhstan ed anche con Kyrgyzstan, Tajikistan e Pakistan e da dove, secondo i dati resi noti dalle agenzie di Intelligence e dai media, proverrebbero diversi combattenti tra le file di Daesh.

La Regione Autonoma dello Xinjiang-Uighur è stata per anni interessata dal fenomeno terroristico rappresentato dal Partito Islamico del Turkestan, conosciuto anche con il nome di Movimento Islamico del Turkestan (TIM) oppure con il precedente nome di Movimento Islamico del Turkestan Orientale (ETIM), gruppo terroristico i cui legami vanno da al-Qaeda ai Talebani. A tale regione di recente sono stati destinati ingenti fondi statali vista la sua importanza proprio per la strategia della Nuova Via della Seta con il Governo cinese impegnato a favorirne lo sviluppo economico e contestualmente  a promuovere delle politiche volte a contrastare le aspirazioni delle popolazione uighura (Nuova Via della Seta, tra economia e cultura).

Conclusione

L’attacco avvenuto al locale Reina di Istanbul serve a confermare i problemi di sicurezza e controllo del proprio territorio da parte della Turchia, ma in generale getta un’ombra di timore anche in Europa vista l’impossibilità di prevenire attentati diretti contro locali pubblici organizzati fin nel minimo particolare da militanti ben addestrati e armati.

In aggiunta, si fa sempre più pressante la necessità di controllare ed analizzare le regioni del Caucaso ed Asia Centrale, interconnesse con il Medio Oriente dal punto di vista geografico e socio-culturale, che continuano a fornire combattenti tra le file di Daesh i quali godono di una facile mobilità e spazio di azione.

Infine, in vista di Expo Astana 2017, si auspica un maggiore controllo del Kazakhstan che si appresta ad ospitare persone da tutto il mondo che potrebbero divenire bersagli per i militanti di Daesh.


AUTORE

Giuliano Bifolchi. Analista geopolitico specializzato nel settore Sicurezza, Conflitti e Relazioni Internazionali. Laureato in Scienze Storiche presso l’Università Tor Vergata di Roma, ha conseguito un Master in Peace Building Management presso l’Università Pontificia San Bonaventura specializzandosi in Open Source Intelligence (OSINT) applicata al fenomeno terroristico della regione mediorientale e caucasica. Ha collaborato e continua a collaborare periodicamente con diverse testate giornalistiche e centri studi.