Minoranze caucasiche in Iraq chiedono il formale riconoscimento: ulteriore minaccia alla stabilità nazionale?

Lo Stato iracheno può essere considerate un vero melting pot grazie alla sua diversità etnica e religiosa che lo caratterizza e che ne mina la stabilità interna. In questi giorni stanno salendo alla ribalta le minoranze nord caucasiche del paese, nello specifico le tribù dei circassi, ceceni e daghestani che hanno richiesto il loro formale riconoscimento all’interno della Costituzione irachena.

Nel 2007 erano stati i cristiani iracheni a dare vita a questo processo unendosi nel partito politico denominato Consiglio Popolare Caldeo – Siriaco – Assiro; seguendo l’esperienza passata dei cristiani iracheni, le minoranze caucasiche stanno cercando il riconoscimento formale di una sola comunità che prenderà il nome “Caucaso”.

Alla base di questa volontà c’è la necessità delle tribù caucasiche irachene di veder riconosciuti i loro diritti e favorire la loro protezione. Così il 24 novembre scorso l’organizzazione non governativa Masarat per lo Sviluppo Culturale e dei Media (MCMD) ha organizzato un meeting dei rappresentanti dei tre gruppi caucasici nel governatorato di Sulaimaniyah situato nella Regione Autonoma del Kurdistan iracheno. MCMD, dopo la richiesta di formale riconoscimento, sta preparando un disegno di legge inerente i diritti delle minoranze in Iraq che verrà sottoposto all’approvazione del Parlamento. La scelta dell’organizzazione non governativa da parte delle minoranze caucasiche è data all’impossibilità di queste nel formare un partito politico che possa presentare il disegno di legge a livello ufficiale ed inoltre dal disaccordo al loro interno nello scegliere i rappresentanti politici.

Ahmed Kataw, rappresentate dei circassi in Iraq, ha ribadito in una intervista al giornale al-Monitor la necessità di veder riconosciuti i diritti delle minoranze caucasiche sottolineando l’importanza della rappresentanza politica all’interno del Parlamento iracheno con il sistema delle quote che è già stato adottato per le altre minoranze.

Kataw ha inoltre aggiunto che, seppur le minoranze caucasiche non hanno un partito politico ed esse collegate, dal 2004 hanno dato vita ad una organizzazione socio-culturale dal nome arabo Jami’ya al-Tassamun al-Khairiya li Shishan wa Daghestan wa Shirkas al-Iraq, conosciuta con il nome di Associazione di Solidarietà, di base a Kirkuk. Una associazione che vede Kataw come vice presidente, un ceceno presidente ed un daghestano segretario generale e che conta 450 membri.

Adnan Abdul Bari, rappresentante dell’Associazione di Solidarietà dei Daghestani, ha evidenziato l’importanza del lavoro congiunto tra i rappresentanti delle diverse minoranze caucasiche i quali devono adoperarsi per preservare l’identità delle diverse tribù nord caucasiche presenti in Iraq minata da una diffusione territoriale non omogenea e senza una concentrazione geografica sostanziale che ne impedisce la partecipazione alla vita pubblica ed associativa.

Oggigiorno, secondo le fonti dell’Associazione di Solidarietà, il numero di cittadini nord caucasici in Iraq arriverebbe alle 15 mila persone, eredi di quelle tribù che lasciarono il Caucaso al termine della Guerra Caucasica (1817-1864) per giungere prima nell’Impero ottomano e poi successivamente in Giordania, Siria ed Iraq.

La Guerra Caucasica rappresenta un vero spartiacque nella storia del Caucaso del Nord perché tale conflitto, che vide l’allora Impero zarista opporsi e riuscire a soggiogare le popolazioni nord caucasiche guidate nella parte orientale dal famoso Imam Shamil (catturato nel 1859 ed esiliato nella Russia centrale) ed in quella occidentale dalle tribù circasse che vennero sconfitte definitivamente nella battaglia di Qbaada Meadow vicino Sochi, rinominata dai russi Krasnaya Polyana, è ancora vivo nella tradizione e memoria regionale. Oggigiorno la Guerra Caucasica viene ricordata con trasporto emotivo nel Caucaso del Nord ed i suoi principali condottieri hanno assunto un ruolo importante sia nella narrativa popolare sia negli ambienti della militanza armata locale: ad esempio nel 2014, durante l’organizzazione dei Giochi Olimpici Invernali di Sochi, i circassi nord caucasici avevano protestato contro le autorità russe per l’organizzazione dell’evento sportivo sul luogo che aveva decretato la sconfitta delle tribù circasse nel 1864, evento storico ancora ricordato e commemorato e che aveva sancito l’inizio della diaspora circassa, mentre nella parte orientale della regione la figura di Imam Shamil ha ricoperto un ruolo importante nell’Emirato del Caucaso, organizzazione terroristica in declino che si oppone al governo centrale di Mosca e che mira alla formazione di un emirato nord caucasico dove far vigere la sharia.

Dei  15 mila caucasici iracheni i ceceni rappresentano il numero maggiore seguiti dai daghestani e poi dai circassi; soltanto un numero ristretto di anziani ancora parla le lingue caucasiche originarie ma con il passare del tempo e con il progressivo deterioramento della situazione socio-umanitaria e di sicurezza nella regione il loro numero sta progressivamente diminuendo, fattore che decreterà l’inevitabile scomparsa di queste lingue dall’Iraq.

Non solo l’identità linguistica, ma anche quella culturale rischia di scomparire visto il tipico atteggiamento dei caucasici iracheni di assimilarsi alla società in cui vivono: così ceceni, daghestani e circassi vivono come arabi in area arabe, come curdi in Kurdistan, come turcomanni nelle aree dove questi sono predominanti e professano l’Islam sciita o sunnita a seconda della maggioranza religiosa dove risiedono. Un rischio di perdita di identità che fino ad oggi è stato in parte ovviato dalla pratica di rituali tradizionali tipici del Caucaso del Nord e dall’uso di norme e principi legislativi che impongono ai genitori e parenti di seguire le tradizioni caucasiche nel caso di matrimonio, nascite ed altre occasioni sociali.

Minoranze nord caucasiche che devono anche superare la diffidenza che si è andata a creare all’interno dell’Iraq ed in generale del Medio Oriente nei loro confronti a causa dell’elevato numero di combattenti nord caucasici presenti tra le fila di Daesh. In un rapporto redatto dall’Europol (1) nel 2015 e recentemente reso accessibile al pubblico è stata proprio messa in risalto l’elevata presenza di cittadini russi nelle file dello Stato Islamico provenienti dall’area del Distretto Federale Russo del Caucaso del Nord e la campagna mediatica di Daesh in lingua russa il cui obiettivo è quello di fare breccia in una regione difficile e complessa per quanto riguarda la sicurezza e l’economia come quella nord caucasica. Anche l’International Crisis Group (2) nel suo rapporto redatto nel 2016 aveva evidenziato il significativo flusso migratorio di cittadini nord caucasici dalla Russia verso la Siria e l’Iraq voluto e favorito dalle stesse autorità di Mosca per pacificare la regione e ridurre il rischio di attacchi in occasione di Sochi 2014.

Considerando la difficile situazione della regione mediorientale e nello specifico dello Stato iracheno, in conclusione è possibile notare che, qualora tali minoranze caucasiche venissero riconosciute all’interno della Costituzione irachena a tal punto da eleggere i loro rappresentati in Parlamento, lo Stato iracheno dovrà dialogare con un ulteriore attore politico e socio-culturale la cui gestione, unita a quella delle tante minoranze del paese (cristiani, baha’i, neri iracheni, curdi Faili, ebrei, kaka’i, kawliyah, sabei, shabaks, turcomanni, yazidi) ed inquadrata in un clima di tensione perenne che ha favorito l’affermazione di Daesh, potrà rappresentare un elemento importante nella stabilità nazionale già scossa dal difficile rapporto esistente  tra la comunità sciita e sunnita irachena e tra Baghdad ed Erbil per quanto riguarda l’indipendenza della Regione Autonoma del Kurdistan.

Note:

(1) Europol, North Caucasian Fighters in Syria and Iraq & IS propaganda in Russian Language, L’Aja, settembre 2015, ultimo accesso 18 Dicembre 2016, https://www.europol.europa.eu/publications-documents/redacted-north-caucasian-fighters-in-syria-and-iraq-and-russian-language-propaganda-edoc-801733

(2) International Crisis Group, 2016, “The North Caucasus Insurgency and Syria: An Exported Jihad?”, in Europe Report, N.238, 16 marzo, Bruxelles, ultimo accesso 15 Maggio 2016, http://www.crisisgroup.org/~/media/Files/europe/caucasus/238-the-north-caucasus-insurgency-and-syria-an-exported-jihad.pdf


AUTORE

Giuliano Bifolchi. Analista geopolitico specializzato nel settore Sicurezza, Conflitti e Relazioni Internazionali. Laureato in Scienze Storiche presso l’Università Tor Vergata di Roma, ha conseguito un Master in Peace Building Management presso l’Università Pontificia San Bonaventura specializzandosi in Open Source Intelligence (OSINT) applicata al fenomeno terroristico della regione mediorientale e caucasica. Ha collaborato e continua a collaborare periodicamente con diverse testate giornalistiche e centri studi.