Il Direttore della OSINT Unit di ASRIE analizza le relazioni russo-turche per i media azerbaigiani

Giuliano Bifolchi, Direttore della OSINT Unit di ASRIE Associazione, ha commentato il recente omicidio dell’ambasciatore russo Andrey Karlov ed il futuro delle relazioni russo-turche per il portale di informazione azerbagiano 1905.az (articolo originale Culiano Bifolki: “Səfirin qətli rus-türk münasibətlərində bir dönüş nöqtəsinə çevrilə bilər”).

Nella sua analisi il Direttore della OSINT Unit rivela come l’attentato prodotto dal poliziotto turco evidenzia un significativo problema di sicurezza che affligge la Turchia che non solo ha visto nel recente periodo un incremento degli attentati di matrice curda o jihadista, ma attualmente non riesce a garantire neanche l’incolumintà dei rappresentanti esteri sul suo territorio nazionale. L’attenzione è stata posta poi sulle relazioni russo-turche e sul loro possibile rafforzamento a seguito di tale evento, fattore che si va ad unire nel nuovo assetto geopolitico che sta coinvolgendo la macro area Mar d’Azov-Mar Nero-Mar Caspio.

Di seguito l’analisi completa in italiano:

L’omicidio dell’Ambasciatore russo in Turchia Andrey Karlov rischia di segnare un vero spartiacque nel quadro geopolitico regionale e nei rapporti internazionali tra la Russia e la Turchia e potrà influenzare le scelte future del Cremlino in politica estera con ovvie ripercussioni a livello internazionale.

Per prima cosa occorre notare come il poliziotto ventiduenne che ha colpito alle spalle l’ambasciatore Karlov, durante l’inaugurazione di una mostra fotografica, ha potuto agire deliberatamente e senza una rapida reazione delle forze di sicurezza, come dimostra il video che sta facendo il giro sul web di 53 secondi. L’omicidio dell’ambasciatore russo sottolinea un problema di sicurezza in Turchia, paese che non solo sta vivendo un clima di tensione e paura dovuto ai recenti attacchi terroristici, che hanno provocato vittime tra la popolazione civile i cui mandanti possono essere ricercati sia nel mondo del terrorismo internazionale sia in quello degli indipendentisti curdi, ma anche una impossibilità nel garantire l’incolumità di un rappresentante estero sul suolo nazionale un giorno prima del delicato incontro trilaterale Russia-Turchia-Iran.

La risposta del Cremlino non tarderà ad arrivare, questo è un dato di fatto su cui concordano tutti gli esperti. Per prima cosa c’è stata la condanna da parte di Mosca che ha etichettato tale evento come un “attacco terroristico” per poi definirlo, tramite le parole del presidente Putin, una “provocazione” mirata a rovinare le relazioni turco-russe e minare il processo di pace in Siria. Relazioni Mosca – Ankara molto difficili che sono tornate sui canali dell’amicizia lo scorso giugno dopo il fallito tentativo di colpo di stato ai danni del presidente Erdogan; in precedenza, come tutti ricorderanno, Russia e Turchia si erano scontrate sull’abbattimento dell’aereo russo Sukhoi SU-24 del 24 novembre 2015 che aveva comportato l’interruzione dei rapporti e l’embargo da parte russo nei confronti della Turchia.

Ma perché minare le relazioni russo-turche? Concentrandoci sull’incontro trilaterale Russia – Turchia – Iran in programma oggi per discutere sulla Siria è possibile evidenziare l’emergere di una importante intesa a livello geopolitico i cui interessi e la cui influenza andranno ad agire sulla macro area Mar d’Azov – Mar Nero – Mar Caspio considerata fondamentale dal punto di vista strategico perché riguarda ovviamente la Turchia, la Russia, il Caucaso e l’Iran e permette l’accesso alla regione mediorientale ed a quella centro asiatica ed il loro controllo.  Questa macro area ha da sempre rappresentato un perno geopolitico (geopolitical pivot) e la storia recente ha visto Unione Europea e Stati Uniti impegnati nella sua influenza e nell’introdursi all’interno delle dinamiche regionali sfruttando la debolezza russa post-Unione Sovietica, l’impossibilità di azione dell’Iran a seguito delle sanzioni ed il benestare della Turchia tenuta a bada grazie alle concessioni fatte sia da Bruxelles che da Washington.

La Turchia fa parte della NATO ed è considerata un partner fondamentale per l’Alleanza Atlantica mentre l’Unione Europea la inquadra come un attore significativo per il problema dell’immigrazione e per la tenuta mediorientale cercando di tenerla legata a sé stessa con la promessa di membership mai mantenuta. Il Caucaso è stato inserito negli obiettivi della NATO, in special modo la Georgia, per contrastare la Russia in una buffer zone da molti ritenuta la prova di tenuta politica interna ed estera del Cremlino; Bruxelles vede nella regione caucasica, in particolare nell’Azerbaigian, un ponte per accedere sia al mercato energetico che permette la diminuzione dell’influenza del gas russo nel continente sia ai paesi dell’area caspica, importanti sempre per le loro risorse energetiche e per la loro connessione con la Nuova Via della Seta. L’Iran, con l’abolizione delle sanzioni voluta dal gruppo P5+1, può rappresentare un attore economico di primaria importanza viste le sue risorse naturali ed energetiche, fino ad ora poco sfruttate proprio a causa delle sanzioni, ed un paese chiave a livello geopolitico perché posizionato in modo da controllare la penisola arabica, la regione mediorientale ed anatolica, il Caucaso e l’Asia Centrale.

Con queste premesse è possibile considerare la ritrovata amicizia russo-turca e l’intesa russo-iraniana come una minaccia geopolitica ed economica all’Occidente ed un raffreddamento dei rapporti tra le parti potrà rappresentare un vantaggio per Washington e Bruxelles che a partire dalla Primavera Araba del 2011 hanno visto una diminuzione della loro influenza nell’area mediorientale favorendo invece l’ascesa della Russia di Putin divenuta oramai un vero key player nel teatro siriano. Evitando le teorie di complotto spesso generate a seguito di ogni attentato, considerando che le indagini sono ancora in corso e dovranno decretare se il poliziotto turco faceva parte di una organizzazione terroristica oppure il suo gesto deve essere considerato un atto folle solitario, è possibile affermare che l’omicidio dell’ambasciatore russo potrà rappresentare un punto di svolta nelle relazioni russo-turche e, come sottolineato dalle diverse agenzie di analisi geopolitica e di intelligence occidentali, rafforzare l’intesa Mosca – Ankara che, unita all’intesa con Teheran, rischia di estromettere dalla macro area Mar d’Azov – Mar Nero – Mar Caspio gli interessi occidentali.”