ASRIE Associazione approfondisce la tematica del terrorismo nella regione euroasiatica

ASRIE Associazione ha partecipato ieri alla presentazione della Autumn School organizzato dalla Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) in collaborazione con la NATO Defense College Foundation dal titolo “Il terrorismo e le sue mutazioni geopolitiche“, evento che ha visto anche la presentazione del libro “Eurasia e jihadismo – Guerre ibride sulla Nuova Via della Seta”.

Durante la presentazione della Autumn School hanno preso la parola Franco Frattini, Presidente della SIOI, Matteo Bressan, analista della NATO Defense College Foundation e curatore del libro “Eurasia e jihadismo – Guerre ibride sulla Nuova Via della Seta”, Domitilla Savignoni, giornalista e conduttrice del TG5, e Alessandro Minuto Rizzo, presidente della NATO Defense College Foundation.

I relatori hanno focalizzato la propria attenzione sul fenomeno del terrorismo internazionale il quale, a partire dall’ascesa di Daesh (meglio conosciuto in Occidente e Italia come Stato Islamico o ISIS), ha suscitato sempre più interesse nell’opinione pubblica e nei Media. Nell’importante sforzo di comprendere quali possano essere le direttrici future del terrorismo internazionale, il testo curato da Matteo Bressan, insieme a Stefano Felician Beccari, Alessandro Politi, e Domitilla Savignoni a cui hanno partecipato con la propria esperienza anche esperti del mondo accademico e della sicurezza di Russia e Cina, evidenzia la regione euroasiatica ed in particolare l’area geografica dove si svilupperà la rotta della Via della Seta come di primario interesse.

Parlando infatti della strategia One Belt, One Road di Pechino di connettere l’Europa all’Asia attraverso lo sfruttamento di una via terrestre che ripercorra l’antica Via della Seta ed una via marittima (Nuova Via della Seta, tra economia e cultura), argomento affrontato anche dall’Associazione grazie al progetto Doing Business “On the Silk Road”, il volume “Eurasia e jihad – Guerre ibride sulla Nuova Via della Seta” individua quelle aree di conflitto interno, di agitazione sociale dovuta alle differenti minoranze etniche presenti sul territorio in contrasto con il potere centrale, e di vuoto di potere, come il possibile terreno fertile per l’affermazione di un nuovo terrorismo internazionale.

In questo caso è doveroso citare l’Asia Centrale, importante regione dal punto di vista geopolitico e strategico, la quale verrà interessata dal progetto One Belt, One Road, che per secoli è stata al centro del “Grande Gioco” che ha contrapposto prima l’Impero britannico a quello russo, successivamente l’Unione Sovietica agli Stati Uniti durante il periodo della Guerra Fredda ed attualmente vede una situazione di instabilità con il conflitto in Afghanistan ancora non risolto con alle spalle le mire espansionistiche commerciali e territoriali di Russia, Stati Uniti e Repubblica Popolare Cinese. Tale regione, da cui proviene un nutrito gruppo di combattenti o foreign fighters di Daesh, ha registrato recentemente attentati terroristici che pongono in allarme le autorità locali e la comunità mondiale in una area dove la stabilità politica dei paesi dipende da un forte governo centrale, spesso rappresentato da un’unica persona come nel caso del Kazakhstan di Nazarbayev o dell’Uzbekistan di Karimov (deceduto lo scorso settembre lasciando il paese davanti ad un futuro incerto ed una sfida politica interna pericolosa).

Su tale argomento è possibile evidenziare, ad esempio, il recente attacco avvenuto nella città di Aqtobe in Kazakhstan (L’ombra del terrorismo aleggia sul Kazakhstan), paese che nel 2017 ospiterà l’Expo ad Astana, la connessione tra l’attentato avvenuto all’aeroporto di Istanbul e la regione centro asiatica insieme a quella caucasica (Attentato di Istanbul: analisi, sviluppi futuri, e collegamenti con lo lo Spazio ex Sovietico), ed infine il tentativo di Daesh di stabilirsi nella regione prendendo parte al conflitto in Afghanistan (L’Afghanistan tra l’insorgenza talebana e la minaccia dello Stato Islamico) e dando vita al Vilayat Khorasan (Daesh alla conquista dell’Asia Centrale: la nascita del Vilayat Khorasan).

I recenti eventi di Mosul che vedono la coalizione internazionale e le truppe irachene e curde impegnate nel tentativo di riprendere la città e liberarla dallo Stato Islamico, secondo quanto affermato nella giornata di ieri, sottolineano come Daesh sia nella sua fase di decadenza nell’area mediorientale con la perdita di supporto e terreno in Iraq. Di primaria importanza, però, è la possibilità di non commettere gli stessi errori effettuati in precedenza dall’amministrazione centrale irachena per quel che riguarda la gestione delle regioni autonome e delle aree periferiche e di arginare la crisi umanitaria derivante dal numero di IDPs e rifugiati che la presa di Mosul potrà riversare all’interno della Regione Autonoma del Kurdistan (Report Kurdistan iracheno).

Parlando invece del rapporto tra Media, comunicazione e terrorismo internazionale interessante l’approfondimento che ha posto l’attenzione sull’evoluzione delle tecniche di informazione e comunicazione adottate da Daesh il quale all’inizio mirava maggiormente a impressionare l’opinione pubblica e fare proselitismo attraverso la messa in onda di filmati che rappresentavano esecuzioni brutali. Comprendere il perché lo Stato Islamico abbia mutato le proprie tecniche di comunicazione, riuscendo anche a contestualizzare tale fenomeno con quanto sta accadendo sul campo, permette di delineare maggiormente l’ideologia e le strategie di Daesh. In questo caso è fondamentale esaminare le potenzialità che il mondo della Comunicazione e dei Social Network offrono e l’emergere del Dark Net, area oscura del World Wide Web dove illegalità ed anonimato sono le caratteristiche essenziali.