L’Uzbekistan festeggia i 25 anni di indipendenza e si apre agli investitori stranieri

Il giorno 1° settembre 2016 la Repubblica dell’Uzbekistan ha celebrato i 25 anni di indipendenza, evento di grande importanza per il Governo di Tashkent rimarcato dalle autorità nazionali con l’obiettivo di sottolineare il lavoro svolto in questo periodo il quale ha visto il paese centro asiatico adoperarsi per superare la difficile transizione dal sistema sovietico ad una economia di mercato aperta agli investimenti stranieri. 

Ottenuta l’indipendenza nel 1991 dopo il crollo dell’Unione Sovietica, la Repubblica dell’Uzbekistan ha effettuato nei suoi 25 anni di vita enormi progressi a livello economico-commerciale, socio-culturale e politico. La presenza di una leadership longeva e duratura come quella del Presidente Islam Karimov (1), spesso criticata dai media internazionali e dall’Occidente ed etichettata come “regime”, ha assicurato al paese centro asiatico stabilità e la possibilità di pianificare ed attuare politiche interne sostenute dal Governo e volte a favorire lo sviluppo economico.

E’ possibile evidenziare tre fattori chiave i quali hanno permesso al paese di avviarsi verso il rilancio nazionale e regionale:

  1. un programma economico mirato alla diversificazione ed alla apertura verso i mercati esteri;
  2. il rafforzamento della sicurezza nazionale attraverso il potenziamento delle forze di polizia e militari e quindi un aumento del peso geopolitico in una regione vitale come quella dell’Asia centrale
  3. programmi di sviluppo sociale mirati ad innalzare il livello educativo e qualitativo della vita dei cittadini uzbeki con l’obiettivo di creare una popolazione con una forte identità nazionale e propensa verso il futuro e lo sviluppo.

Questi tre fattori sono stati inseriti all’interno di valori nazionali forti di un passato storico importante valorizzato da progetti di promozione turistica ed archeologica che nel tempo hanno iniziato ad interessare anche il pubblico dell’Occidente.

Da ricordare infatti che l’Uzbekistan ricopre un ruolo importante nel progetto One Belt, One Road lanciato dal Governo di Pechino che mira a dare nuova linfa vitale alla Via della Seta favorendo una interconnessione euroasiatica (Nuova Via della Seta, tra economia e cultura): è proprio grazie alla sua indipendenza che lo Stato uzbeko ha potuto entrare a far parte con un peso significativo in tale progetto stringendo accordi commerciali con la vicina Repubblica Popolare Cinese e favorendo quindi l’ingresso di ingenti capitali esteri.

Grazie a queste tre direttive perseguite dal Governo di Tashkent l’Uzbekistan ha avuto la capacità e possibilità di elevarsi a potenza regionale riuscendo a mantenere la propria indipendenza politica ed equilibri con la Federazione Russa, paese con il quale vanta legami di natura storica ed economica, e gli Stati Uniti, potenza mondiale con effettive mire geopolitiche e strategiche in Asia Centrale coinvolta direttamente in Afghanistan. Abile è stato il Governo uzbeko a destreggiarsi tra le mire “espansionistiche” russe verso l’Asia Centrale, il cui intento è sempre stato quello di porre basi militari in modo da cementare la propria presenza in una regione che in passato era direttamente controllata dal Cremlino e quindi influenzarne gli sviluppi interni e le relazioni internazionali, ed i disegni geopolitici di Washington sempre pronto a contrastare Mosca nel proseguimento del “Great Game” che da secoli interessa la regione centro asiatica.

Se da un lato l’Uzbekistan ha mantenuto salde le sue posizioni politiche nei confronti del Cremlino e della Casa Bianca, fornendo in alcuni casi concessioni, dall’altro il paese ha ceduto alle “lusinghe” di Pechino ottenendo significativi fondi investiti all’interno dell’economia nazionale e permettendo così alla Repubblica Popolare Cinese di cementare la sua presenza economica e finanziaria in Asia Centrale perseguendo il suo progetto della Nuova Via della Seta.

Diversificazione economica ed apertura verso gli investitori esteri

La strategia del Governo uzbeko di mirare su una economia diversificata e sull’apertura verso gli investitori stranieri è da considerare uno step fondamentale per lo sviluppo nazionale. Il “Programma di Denazionalizzazione e Privatizzazione delle Società di Capitali” (Uzbekistan: prende il via il “Programma di Denazionalizzazione e Privatizzazione delle Società di Capitali”) ha aperto il paese agli investitori stranieri e richiamato in ruoli chiave manageriali esperti occidentali rappresentando così un passo in avanti fondamentalie verso l’economia di mercato.

Grazie a questa manovra, infatti, l’Uzbekistan si sta mettendo alle spalle il peso della vecchia amministrazione Sovietica e tutte le conseguenze negative che questa comportava, e sta creando un proprio modello di sviluppo il quale, oltre a rispondere alle esigenze nazionali ed alle peculiarità proprie del paese, si sta conformando secondo gli standard internazionali favorendo a livello regionale l’affermazione dell’Uzbekistan come paese in grado di richiamare compagnie investitrici.

Come conseguenza di questi sforzi per migliorare il clima imprenditoriale, l’Uzbekistan ha potuto guadagnare consensi a livello mondiale migliorando il proprio posizionamento nei ranking delle organizzazioni economiche internazionali. La Banca Mondiale ha pubblicato il rating Doing Business che ha visto l’Uzbekistan migliorare la sua posizione di 16 punti in un solo anno e raggiungere l’87° posto: nello specifico, in merito a“il supporto per le nuove imprese”, l’Uzbekistan è attualmente classificato 42° nel mondo e secondo l’indicatore “prestiti alle piccole imprese” il paese negli ultimi tre anni è passato dal 154° al 42° posto, migliorando solo nel corso dell’ultimo anno la sua classifica di 63 posizioni. Dati sottolineati dalla stessa Banca Mondiale che ha dichiarato come lo Stato uzbeko sia attualmente tra i primi dieci paesi al mondo che negli ultimi anni hanno raggiunto i migliori risultati in miglioramento del contesto delle attività d’impresa (Uzbekistan: i vantaggi di fare imprenditoria nel paese centro asiatico).

Di grande importanza il programma nazionale di sviluppo del settore agricolo attraverso la conversione di terre dedite alla coltivazione del cotone (definito White Gold per la sua importanza nelle esportazioni uzbeke) e di seta in aree agricole produttive che hanno favorito il raddoppiamento della produzione di cereali e colture diminuendo quindi le importazioni di derrate alimentari e favorendo in generale il miglioramento della qualità della vita.  Infatti, come risultato di questa politica, l’Uzbekistan, che prima importava più dell’80% della domanda di grano, è riuscito ad ottenere l’indipendenza cerealicola tanto sperata producendo annualmente più di 7 milioni di tonnellate di grano (Il lungo processo di sviluppo dell’agricoltura uzbeka).

Le altre linee guida delle politiche agricole nazionali hanno riguardato la liquidazione delle fattorie collettive e statali in favore della privatizzazione con l’obiettivo di assicurare la crescita produttiva e l’utilizzo di moderne tecnologie; alla privatizzazione si aggiungono poi la diversificazione, l’espansione del sistema creditizio, la creazione di un sistema e di procedure effettive per favorire il mantenimento e la gestione delle imprese agricole, la fornitura di materiali e risorse tecnologiche ed infine la formazione di hub logistici di stoccaggio e trasporto dei prodotti agricoli.

Lo sviluppo del settore primario e l’espansione del numero di compagnie agricole e di fattorie rimane una delle priorità principali del governo uzbeko e grazie all’approvazione della legge “Sulle imprese agricole” ed il decreto presidenziale “Sulle misure per migliorare ulteriormente l’organizzazione delle attività e dello sviluppo dell’agricoltura in Uzbekistan”, il paese mira a creare una forza sociale e politica responsabile per l’ulteriore sviluppo del settore primario e degli altri settori ed esso afferenti in modo da migliorare la qualità della vita.

Le politiche sociali

Fin dalla sua indipendenza le politiche sociali sono state al centro dell’interesse del Governo uzbeko attraverso il principio “Human – is the highest value”. Questo dato permette di evidenziare come lo Stato uzbeko abbia perseguito fin dagli inizi politiche e riforme mirate a modernizzare il paese rafforzando la protezione sociale della popolazione e promuovendo opportunità per i giovani.

Il 2007, ad esempio, era stato dichiarato “Anno per la Protezione Sociale”, a dimostrazione del lavoro e sforzo del paese in questa direzione, e contava già all’epoca più di 30 leggi adottate dal Governo in materia di protezione sociale a cui si aggiungevano i diversi decreti presidenziali emessi proprio in quell’anno. Grazie alle riforme il 9 per cento del budget nazionale era utilizzato per l’assistenza pubblica delle famiglie con reddito basso (a differenza dei paesi del CIS il cui valore si aggira tra il 2 ed il 5 per cento).

Questi sono soltanto alcuni dati che mettono in luce lo sforzo che l’Uzbekistan sta facendo in ambito sociale per migliorare le condizioni di vita della propria popolazione: le politiche sociali sono soltanto un tassello del grande programma di sviluppo nazionale adottato dal Governo e quindi procedono di pari passo con lo sviluppo politico ed economico, settori legati e dipendenti tra loro in maniera intrinseca.

Se guardiamo indietro al 1991, anno dell’indipendenza, le politiche sociali nello Stato uzbeko hanno ricevuto un forte impulso e dopo 25 anni è possibile vederne i risultati: seppur tanto è stato fatto, il Governo di Tashkent deve continuare in questa direzione e riuscire a raggiungere livelli standard internazionali in settori sociali come quello umanitario e della tutela dei diritti umani i quali spesso vengono presi di mira dai media internazionali. A differenza di come molti descrivono l’Uzbekistan equiparandolo ad un regime e ponendo proprio in risalto l’aspetto sociale, è possibile vedere lo Stato uzbeko come un paese che, grazie ad un forte governo centrale, ha avviato uno sviluppo socio-economico e culturale evitando tensioni e crisi interne in una regione difficile e complicata come quella centro asiatica. Attualmente, con i risultati raggiunti, lo Stato uzbeko è pronto per un miglioramento e progresso ulteriore, grazie alle basi di cui dispone costruite negli ultimi 25 anni, per effettuare quel salto di qualità e raggiungere i livelli mondiali mantenendo però sempre intatta la sua identità nazionale ed i suoi valori culturali.

Le sfide future: sicurezza, minaccia terroristica e stabilità politica

Non si può negare che la Repubblica dell’Uzbekistan sia localizzata in una regione, quella dell’Asia Centrale, ricca di problemi per la sicurezza nazionale ed internazionale. Il vicino Stato afghano rappresenta una minaccia sempre presente che non è stata arginata neanche dopo l’intervento delle forze della coalizione internazionale a guida statunitense le quali dal 2001 sono presenti sul territorio ed ingaggiano una continua battaglia con le forze talebane a cui si sono aggiunte quelle dello Stato Islamico (L’Afghanistan tra l’insorgenza talebana e la minaccia dello Stato Islamico).

La minaccia principale per lo Stato uzbeko è rappresentata dal Movimento Islamico dell’Uzbekistan (IMU) il quale nel periodo 2014-2015 ha cambiato la sua direzione passando da una alleanza con i Talebani a quello con lo Stato Islamico e permettendo ai jihadisti guidati da Abu Bakr al-Baghdadi di dare vita al Vilayat Khorasan, compagine centro asiatica del Califfato (Daesh alla conquista dell’Asia Centrale: la nascita del Vilayat Khorasan). Il vicino Stato afghano, l’IMU, e la possibilità di una maggiore interferenza dello Stato Islamico nella regione rappresentano quindi sfide future per la sicurezza da non sottovalutare alla luce anche dei recenti eventi che collegano i paesi delle ex Repubbliche Sovietiche al mondo del terrorismo internazionali (Attentato di Istanbul: analisi, sviluppi futuri e collegamenti con lo spazio ex-sovietico).

L’Uzbekistan detiene la maggiore forza militare dell’Asia Centrale, deterrente per le vicine repubbliche del Kyrgyzstan e Tajikistan con i quali il Governo di Tashkent ha contese territoriali di natura etnica e mantiene rapporti tesi per il problema dell’approvvigionamento idrico minacciato dalla costruzioni di impianti idroelettrici. Proprio questa forza militare potrebbe rappresentare l’elemento di maggiore stabilità regionale evitando quindi il degenerare degli scontri e crisi locali con un successivo scoppio di un conflitto in Asia centrale che coinvolgerebbe i paesi confinanti con lo Stato uzbeko e comporterebbe un arresto nel processo di sviluppo economico fin qui ottenuto.

Alla minaccia terroristica internazionale, alle crisi interne regionali occorre aggiungere la destabilizzazione che può comportare il “Great Game“, ossia il gioco geopolitico sempre in essere nella regione dell’Asia Centrale che oppone la Federazione Russa agli Stati Uniti intenti nel controllare una area di vitale importanza strategica ed economica e che vede negli ultimi anni la comparsa di un altro attore importante e preponderante come la Repubblica Popolare Cinese.

Nel breve futuro, dopo la scomparsa del suo leader storico, lo Stato uzbeko dovrà rispondere alla necessità di trovare il successore di Islam Karimov, figura politica che ha governato il paese in questi 25 anni di indipendenza e che, seppur criticato dalla stampa occidentale in merito alle tematiche dei diritti umani, è riuscito a favorire il passaggio e cambiamento dal sistema sovietico ad un sistema nazionale indipendente ed autonomo. Il panorama politico uzbeko attualmente sembra non presentare una risposta adeguata a tale domanda ed il rischio è quello di vedere lo Stato centro asiatico piombare in un futuro di lotte intestine e di stallo per quel che riguarda l’economia; da scongiurare è la mancanza di una figura politica centrale e forte in grado di garantire non solo lo sviluppo economico ma anche la convivenza di una popolazione che vanta più di 16 confessioni religiose e 130 nazionalità.

Conclusioni

Dal punto di vita economico e delle riforme la Repubblica dell’Uzbekistan ha effettuato un grande lavoro e significativo passo in avanti propensa verso la diversificazione economica, e quindi la diminuzione della dipendenza dalle rendite del cotone e della vendita di risorse energetiche, e verso l’apertura a partner commerciali europei ed internazionali. Il paese necessita ora di proseguire nel suo processo di riforme e di mantenere la propria stabilità politica interna per poter garantire la sicurezza agli investitori stranieri ed alle organizzazioni internazionali economiche.

Sul piano politico urge una rassicurazione agli investitori in merito al futuro del paese post-Karimov mentre per quel che riguarda la sicurezza nazionale è necessario monitorare la regione dell’Asia Centrale per comprendere l’evoluzione del fenomeno terroristico internazionale e la reale minaccia all’interno dello Stato uzbeko.

Note

(1) Il giorno 2 settembre 2016 il Presidente della Repubblica dell’Uzbekistan Islam Karimov è deceduto dopo 25 anni di presidenza.

*Report scritto il giorno 1 settembre 2016, aggiornato il giorno 6 settembre 2016. ASRIE Associazione esprime le proprie condoglianze allo Stato ed al popolo uzbeko per la perdita di un leader storico ed importante come il Presidente Islam Karimov.

Per maggiori informazioni in merito alla Repubblica dell’Uzbekistan è possibile consultare la Scheda Paese elaborata da ASRIE Associazione; per analisi e consulenze è possibile contattare la Segreteria dell’Associazione all’indirizzo di posta elettronica info@asrie.org


AUTORE

Giuliano Bifolchi. Analista geopolitico specializzato nel settore Sicurezza, Conflitti e Relazioni Internazionali. Laureato in Scienze Storiche presso l’Università Tor Vergata di Roma, ha conseguito un Master in Peace Building Management presso l’Università Pontificia San Bonaventura specializzandosi in Open Source Intelligence (OSINT) applicata al fenomeno terroristico della regione mediorientale e caucasica. Ha collaborato e continua a collaborare periodicamente con diverse testate giornalistiche e centri studi.