Nuova Via della Seta, tra economia e cultura

Il Deserto del Taklimakan, che si estende su un’area di 330.000 chilometri quadrati, è il più largo della Cina e il secondo deserto di sabbia più ampio al mondo. Dopo essere stato il centro dell’antica Via della Seta, oggi viene attraversato da due autostrade rispettivamente lunghe 562 e 436 km, da Xiaotang a Minfeng, che caratterizzano il poderoso sviluppo della Regione Autonoma dello Xinjiang.

Questa zona occidentale della Repubblica Popolare Cinese viene definita la “testa di ponte” della Nuova Via della Seta terrestre, grazie allo sfrenato e quotidiano passaggio di merci e imprenditori verso il Kazakhstan, il Kirghizistan, il Tagikistan, il Pakistan e la Mongolia.

Tonnellate di prodotti vengono da qui condotte ogni giorno verso più di 100 città dell’Asia centrale, occidentale e meridionale e verso l’Europa; in senso inverso, attraverso lo Xinjang, sono indirizzate all’interno della Cina.

Il primo ponte terrestre eurasiatico, a Nord, congiunge la città Vladivostok al porto di Rotterdam attraverso la Siberia, la Russia e la Bretagna: Khabarovsk, Chita, Novosibirsk, Petropavlovsk, Mosca, Brest e Berlino ne sono le tappe intermedie.

Il corridoio commerciale internazionale di 8.445 km che dal Celeste Impero deve dipanarsi verso il Vecchio Continente parte invece dalla città di Lianyungang, in Cina, raggiunge Alma Ata dopo aver attraversato Zhengzhou, Lanzhou, Urumqi e Port Khorgos per arrivare ad Orenburg e San Pietroburgo in Russia; rimanendo collegato con le reti autostradali europee, questo secondo ponte terrestre eurasiatico prevede di giungere fino a Rotterdam, via Bielorussia, Polonia e Germania.

Attualmente sono già state completate le sezioni cinesi e russe del corridoio, mentre quelle kazake risultano in fase di costruzione.

Poche settimane fa il primo treno merci di un operatore cinese è partito da Wuhan e, dopo aver attraversato Cina, Kazakhstan, Russia, Bielorussia, Polonia, Germania e Francia è arrivato a Lione (11.300 km di viaggio) in 15 giorni, quasi un mese in meno in meno di quanto è necessario per il trasporto via mare.

Una volta completata l’alta velocità ferroviaria, con la possibilità di attraversare le Alpi, il percorso più vantaggioso dall’Italia permetterà un risparmio di 1500 chilometri.

Nel nostro Paese è stato inaugurato nel maggio 2016 il Forum della Nuova Via della Seta ferroviaria, che segue agli impegni sottoscritti a Torino nel novembre 2015 fra le città aderenti alla New Railway Silk Road: il patto, sottoscritto da esponenti politici, imprenditori e amministratori prevede di collegare 223 città-stazione per un totale di 87.700 km.

Si tratta del percorso decisamente più conveniente per collegare l’occidente e l’oriente dell’Eurasia.

Partendo dalla Cina attraverso l’Alataw Pass esso si divide in tre direzioni principali: la strada settentrionale corre da Aktau in Kazakhstan e connette per mezzo delle ferrovie siberiane Europa occidentale e settentrionale dopo aver superato Russia, Polonia ed Olanda.

La strada mediana si estende dal Kazakhstan a Russia, Ucraina, Slovacchia, Ungheria, Austria, Svizzera, Germania, Francia, per poi rafforzare la catena di porti strategica nel trasporto delle merci del Mar Caspio e del Mar Nero che coinvolge Azerbaijan, Georgia, Bulgaria, Romania ed Ungheria.

La rotta meridionale si indirizza dalla turkmena Ashkhabad all’Iran a occidente di Mashhad, raggiunge la Turchia attraverso Teheran e Tabriz, si estende alle nazioni dell’Europa centrale ed occidentale e meridionale dopo aver superato il Bosforo e la Bulgaria.

Pechino sta negoziando con i Paesi dell’Asia centrale per sviluppare una ferrovia ad alta velocità che colleghi Cina ed Europa occidentale e il piano iniziale prevede che il treno, partendo da Urumqi, attraversi il Kazakhstan, l’Uzbekistan e altre nazioni per giungere in Germania; una volta completato, dovrebbe congiungere Pechino a Londra in appena 48 ore.

Il trasporto aereo è un’altra modalità importante della Nuova Via della Seta che è già stata sperimentata con successo ad esempio per il trasporto di fiori, frutta e verdura dai mercati cinesi a quelli dell’Asia centrale, in quanto ammortizza notevolmente i costi e consente buoni profitti.

Dalle province dello Shaanxi, Henan, Ningxia e Xinjiang partono linee aeree che hanno rafforzato notevolmente gli scambi commerciali tra Asia ed Europa, così come i voli verso le città cinesi di Xi’an, Zhengzhou, Chengdu, Wuhan e Yiwu intensificano gli scambi economici intercontinentali.

La cosiddetta Cintura Economica Eurasiatica, che gode i frutti del significativo incremento economico raggiunto dalla Cina con Paesi come Russia, Turchia, Iran, Arabia Saudita, Pakistan e India, è perfettamente complementare alla Cintura Economica della Via della Seta, che include anche Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia, Ucraina e altri paesi europei, oltre ad Egitto, Libia, Algeria, Nord Africa ed Asia centrale.

Dal settembre 2014, dopo l’apertura della tratta ferroviaria Chongqing-Xinjiang-Europa, circa 200 treni sono passati attraverso le rotte internazionali, spedendo materie prime per oltre mille miliardi di dollari; negli ultimi dieci anni, il totale degli investimenti delle imprese cinesi lungo la direttrice della Nuova Via della Seta ha subito un incremento annuale del 54%, mentre quello globale tra la Cina e le altre nazioni si è accresciuto complessivamente del 21%.

Se in passato il commercio avveniva prevalentemente in dollari o in euro, oggi tutti ritengono più conveniente utilizzare lo yuan quale valuta di pagamento, usufruendo dei servizi forniti dalla Banca Cinese per lo Sviluppo (CDB) che è tradizionalmente attiva nelle transazioni finanziarie con Russia e nazioni dell’Asia centrale.

Nel maggio 2014 si è tenuto ad Astana un seminario internazionale dei thnk thank che si occupano delle relazioni economiche e finanziarie lungo la Nuova Via della Seta, dove sono stati decretati i seguenti punti: promuovere la liberalizzazione valutaria e l’implementazione di un sistema monetario per i Paesi più operativi che partecipano alla Cintura Economica della Via della Seta; espandere gradualmente icurrency swaps attraverso la costruzione di una rete di collegamento tra queste nazioni; sviluppare una nuova modalità di operazioni finanziarie che porti benefici reciproci; guidare la costante apertura dei mercati finanziari e costruire una rete di servizi comuni; accrescere la governance finanziaria internazionale, la supervisione e la cooperazione, migliorandone la politica di coordinamento.

Lo sviluppo di un mercato dei bond in Asia si lega agli sforzi congiunti per collegare Asian Infrastructure Investment Bank (AAIB) e Banca per lo sviluppo dei Paesi BRICS, che stanno conducendo negoziazioni tra i vari membri all’interno dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai (SCO).

Già oggi si assiste ad una stretta cooperazione tra China-Asean Interbank Association e SCO Interbank Association che effettuano finanziamenti multilaterali sotto forma di prestiti sindacali e lettere di credito.

L’obiettivo di Pechino è permettere ai Paesi eurasiatici lungo la Nuova Via della Seta di aumentare la copertura aurea delle proprie valute e a questo scopo la Shanghai Gold Exchange ha istituito il “Fondo d’oro per la New Silk Road”, i cui investitori principali sono le due maggiori società di estrazione d’oro della Cina.

Lungo il percorso della Nuova Via della Seta esistono vasti giacimenti di oro e di rame non sfruttati, che potrebbero essere estratti grazie alle economie di scala garantite dal collegamento infrastrutturale ferroviario.

La China Development Bank ha elargito credito per 4,2 miliardi di dollari alla KAZ kazaka, una delle principali società minerarie del Paese delle Steppa, la cui regione orientale è ricca di rame e confina il Kirghizistan, mentre anche la Mongolia ne possiede enormi giacimenti a Oyu Tolgoi.

Ad Ulan Bator, dopo la visita del Presidente Xi Jinping nel 2014, la cooperazione con la Repubblica Popolare Cinese è notevolmente aumentata al punto che le imprese cinesi rappresentano quasi la metà degli investitori stranieri, raggiungendo picchi elevati nei settori dell’esplorazione dei minerali, della costruzione delle infrastrutture e nella trasformazione dei prodotti di origine animale.

La ferrovia che unisce la provincia di Heilongjiang alla Russia e alle reti ferroviarie regionali, oltre a rafforzare la cooperazione sino-mongola, ha collegato le province di Jilin e Liaoning alla regione del Far East e si è inserita nella logica del corridoio di trasporto Pechino-Mosca che costituisce una finestra aperta verso nord.

Più di 2.000 anni fa il deserto di Amu Darya, nel nord-est del Turkmenistan, rappresentava la sezione meridionale dell’antica Via della Seta, la sola strada da Donhuang ad Istanbul; oggi è divenuto un importante punto di partenza del gasdotto Cina-Asia centrale.

Dopo aver attraversato l’Uzbekistan e il Kazakhstan meridionale, la pipeline che trasporta il gas naturale turkmeno arriva fino a Khorgos nello Xinjiang, per poi fornire energia a più di 500 milioni di cinesi e a 25 province, per una dotazione annua di 25 miliardi di metri cubi di gas.

Con Tashkent è stato concluso un accordo di cooperazione energetica del valore di 15 miliardi di dollari per gas, petrolio ed uranio; ad Astana, Xi Jinping ha firmato protocolli per la cooperazione energetica quantificabili in 30 miliardi di dollari, tra cui quelli per l’ingresso della China National Petroleum Corporation nel giacimento petrolifero di Kashagan.

Alla fine del 2015 le imprese cinesi hanno sottoscritto importanti impegni con quelle kazake per la costruzione di una centrale nucleare, di raffinerie, stazioni di servizio, impianti di fertilizzanti e di combustibile chimico.

Anche con il Kirghizistan la Cina ha stretto importanti accordi nel settore energetico (energia idraulica e rinnovabile) e del gas, che includono la costruzione del gasdotto Datka-Kemun e alcuni progetti di rinnovamento delle centrali termiche a Bishkek.

Ottime prospettive anche per lo scambio di prodotti agricoli, visto che le tecniche cinesi di irrigazione e le nuove tecnologie sono state introdotte in molti Paesi dell’Asia centrale, seguendo un iter storico consolidato; un grande potenziale è rivestito dalla cooperazione per lo sviluppo dei campi di frutta e degli animali da allevamento.

Nel 2013 la Cina ha importato più di 27 tonnellate di petrolio dall’Iran e la China National Offshore Oil Corporation ha acquistato il 50% delle azioni di North Pars, uno dei più grandi giacimenti di gas naturale del Paese, mentre la PetroChina ha ottenuto i diritti di esplorazione del giacimento petrolifero South Azadegan.

Nel maggio 2014 Cina e Russia hanno siglato una Dichiarazione congiunta per la nuova fase di cooperazione completa e strategica in campo energetico, che prevede un contratto di forniture trentennali pari a 38 bilioni di metri cubi di gas naturale da Mosca a Pechino, a prezzi decisamente convenienti.

Se nel 2015 l’incremento di forniture petrolifere dalla Russia alla Cina è cresciuto di 20 tonnellate, si prevede che dal 2018 al 2037 questo aumento sarà di 30 tonnellate ogni anno.

Il Giappone è entrato nel processo di rinnovamento della cooperazione con le altre nazioni – Russia, India e Cina – per lo sviluppo eurasiatico, rispolverando i programmi originariamente presentati dal Fondo per le Infrastrutture Globali della Mitsubishi (GIF), che negli anni Ottanta faceva pressioni per la costruzione del Canale di Kra; esso, secondo le intenzioni di Pechino, dovrebbe appunto passare attraverso l’istmo di Kra, collegando il Mar delle Andamane al Golfo di Thailandia, consentendo una sostanziale riduzione nei tragitti (mille chilometri di mare) e nei tempi di trasporto dall’Oceano Indiano al Pacifico.

Stando a uno studio dell’Asia Society, la Cina è disposta a investire 3,5 migliaia di miliardi di dollari nei prossimi sei anni in grandi opere infrastrutturali che si estendano ben oltre la regione prossima dell’Asia-Pacifico, nella quale d’altra parte il Giappone ha annunciato un proprio investimento di 110 miliardi di dollari.

Il Presidente russo Vladimir Putin visiterà la Cina alla fine di giugno 2016 per rendere operativi cinquantadue progetti congiunti: si parlerà, in particolare, della costruzione di 7000 km di una linea ferroviaria ad alta velocità tra Mosca e Pechino.

Nel frattempo la Cina aumenterà le linee di credito accordate alla Russia per costruire la tratta ferroviaria ad alta velocità Mosca-Kazan per un totale di 400 miliardi di rubli (oltre 6 miliardi di dollari) e assicurerà un finanziamento pari a 250 miliardi di rubli (3,9 miliardi di dollari) per la tratta Nizhniy Novgorod-Kazan, con la possibilità di effettuare i pagamenti in yuan.

L’India, a sua volta, lavora alla progettazione di corridoi commerciali dall’Iran e passanti per l’Afghanistan, sulla costruzione di un porto in Bangladesh e del porto iraniano di Chabahar nel Golfo di Oman.

Scambi culturali lungo la Nuova Via della Seta

Storicamente la Via della Seta non è stata solo un canale per il commercio tra la Cina e le altre nazioni dell’Asia, dell’Europa e dell’Africa ma ha svolto la funzione di ponte tra la civiltà orientale e quella occidentale.

Nel settembre 2014 è stato inaugurato ufficialmente il Festival Artistico Internazionale Silk Road nella città di Xi’an, durante il quale si sono esibiti artisti provenienti da diversi Paesi (Iran, Kazakhstan, Kirghyzistan …), con l’obiettivo di creare il “Silk Road Expo Park” e rendere permanente gli scambi culturali lungo la Nuova Via della Seta.

Lo stesso avviene per la cooperazione scientifica e tecnologica; all’inizio del 2014, ad esempio, ingegneri e tecnici della Sailing Information (Xinjiang) hanno elaborato un avveniristico progetto, costato 80 milioni di dollari, per il trasporto “sicuro e intelligente” nella città di Osh, in Kirghizystan.

La Repubblica Popolare Cinese ha infatti stabilito un accordo tra il proprio centro di cooperazione tecnologica nello Xinjiang e il Centro Scientifico dell’Asia centrale, allo scopo di costruire una rete di ricerca comune di informazioni, risorse bibliotecarie, monitoraggio ambientale, alta tecnologia, scambi accademici … funzionali ad uno sviluppo economico sostenibile e non inquinante lungo il percorso della Nuova Via della Seta.

Gli Istituti Confucio sono centri educativi per la promozione e l’insegnamento della cultura cinese nel mondo, perciò la loro diffusione è notevolmente aumentata dal 2013 nei Paesi dell’Asia centrale (perfino in Afghanistan) e in Russia.

Oltre alla città di Xi’an, che è stata capitale per quasi 1.100 anni e il cui ruolo può essere paragonato a quello del Cairo, di Atene e di Roma, anche la città di Lianyungang riveste un ruolo estremamente importante, specie dopo la sigla di una joint venture con il Kazakhstan (26 febbraio 2014) per la costruzione di una stazione logistica nel suo porto.

Ad occidente il nuovo Ponte Eurasiatico Continentale congiunge prepotentemente attraverso Lianyungang la costa del Pacifico all’Asia centrale, l’Asia occidentale all’Europa, apre 60 rotte costiere ed oceaniche verso il Giappone e la Corea del Sud, mette in comunicazione più di 160 regioni e oltre 1000 porti.

Il contributo di questa città alla Nuova Via della Seta si snoda su tre livelli: essa costituisce un hub per la connessione tra la Via della Seta marittima e quella continentale, stabilendo una rete di trasporti aerei, navali e terrestri; crea due porte aperte ad oriente e occidente della Cintura Economica della Via della Seta, stabilendo processi produttivi e una base logistica per gli affari dell’Asia settentrionale e centrale verso oriente e verso il mare; costruisce un distretto di cooperazione industriale che approfondisce i legami di realtà sviluppate come Shangai e lo Jiangsu meridionale con il Giappone e la Corea del Sud.

Per tutte queste ragioni i piani futuri prevedono che Lianyungang diventi una porta oceanica per la Nuova Via della Seta.

Nella Regione Autonoma Uigura dello Xinjiang, la città di Urumqi è situata nel settore centrale del sistema montuoso Tien Shan (“Montagne celesti”), nel margine meridionale del bacino dello Junggar, che è un’oasi di pianura nel deserto e la città dell’entroterra al mondo più lontana dagli oceani.

Urumqi è abitata da persone appartenenti a più di 50 nazionalità diverse ed è una delle mete preferite dai turisti per la sua cultura tradizionale; allo stesso tempo è frequentata da un alto numero di uomini d’affari dell’Asia centrale e meridionale e la percentuale di scambi tra le due zone si aggira sul 50% del totale.

In Xinjiang la Cina ha elaborato un progetto che vuole collegare i giacimenti del bacino del Tarim ai centri produttivi della costa orientale cinese, un condotto di oltre 4.000 km finanziato da Petrochina.

Alma Ata in Kazakhstan e Istanbul in Turchia completano questo quadro in cui la Nuova Via della Seta riconfigura l’intersezione perfetta tra Oriente ed Occidente, in particolare grazie all’alta velocità ferroviaria finanziata e realizzata da Pechino con la linea Edirne-Kars e Istanbul-Ankara.

L’Africa possiede circa il 60% del territorio coltivabile delle terre emerse e questo spiega il forte interesse della Cina per i suoi prodotti agricoli oltre che per quelli energetici, se consideriamo che Pechino importa mensilmente dall’Angola (di cui è il primo partner commerciale, i dati sono di aprile 2016) 20,17 milioni di barili di petrolio.

Dal punto di vista della costruzione delle infrastrutture, l’impegno delle varie dirigenze cinesi in Africa è rimasto costante negli anni, basandosi sugli obiettivi condivisi di promozione della stabilità, dello sviluppo economico e sociale e della prosperità comune.

Il Capo del Governo Li Keqiang ha garantito un finanziamento di 12 miliardi di dollari per la costruzione di tre reti: ferrovie ad alta velocità, strade ad alta velocità ed aviazione civile, mentre il Fondo di Sviluppo Cina-Africa verrà aumentato di altri 2 miliardi di dollari; l’obiettivo di Pechino è collegare tutte le capitali africane con treni ad alta velocità, per favorire comunicazione e sviluppo nel continente.

Con i Paesi africani, oltre agli accordi bilaterali per la formazione di professionisti (diplomatici, giornalisti, specialisti della comunicazione …) e all’aumento costante di borse di studio per i giovani offerte da Pechino, la Cina ha recentemente firmato intese per ampliare la propria rete di trasmissioni radio e televisive in lingua inglese e di Istituti Confucio che insegnano storia, lingua e cultura cinese.

Pace e sviluppo nella strategia della Cintura economica della Nuova Via della Seta

In appena 25 anni l’economia cinese è passata dall’undicesima alla seconda posizione mondiale e quasi un terzo degli investimenti globali finiscono nell’ex Celeste Impero.

Nel solo primo trimestre 2016, la Cina ha rappresentato ben il 47% dell’aumento mondiale del Pil, aggiungendo più “benzina” all’economia globale di Stati Uniti ed Eurozona messi assieme: Pechino è insomma, senza ombra di dubbio, la locomotiva della domanda mondiale.

Le prospettive sono ancora più importanti: se ipotizziamo (e si tratta di un calcolo probabilmente per difetto) un aumento delle entrate delle famiglie del 6,5% l’anno tra il 2016 e il 2020, e del 6% tra il 2021 e il 2025, ecco che tra nove anni il 60-80% dei cinesi apparterrà alla classe media.

Nel prossimo decennio l’adozione di corrette politiche di sviluppo porterà infatti a una robusta urbanizzazione (che ridurrà il gap tra città e campagna), a un grande sviluppo tecnologico e a una forza lavoro con un miglior livello di istruzione.

Si tratterà di una rivoluzione copernicana per i consumi del Dragone e a beneficiarne sarà l’export occidentale, finora rimasto in tono minore rispetto alle colossali esportazioni di materie prime provenienti dai Paesi emergenti e dirette verso la Cina.

La Repubblica Popolare Cinese ha presentato le varie fasi di attuazioni del grande progetto One Belt One Road quali tappe di una strategia globale basata sullo sviluppo inclusivo e pacifico e sulla cooperazionewin-win già sperimentata con grande successo in Africa.

La Nuova Via della Seta è il coronamento di un pensiero antichissimo, fondato sulle tradizioni storiche e sullo spirito umanistico, una concezione filosofica che prevede il rispetto delle differenze culturali e vantaggi reciproci per tutti i soggetti coinvolti.

Essa abbraccia l’idea del mondo multipolare e della globalizzazione economica nello spirito di una cooperazione continentale aperta, indispensabile per promuovere la connettività di Asia, Europa ed Africa; da questo punto di vista, il suo progetto favorisce la collaborazione tra le diverse organizzazioni regionali (SCO, ASEAN, APEC, ACD, CICA, CASCF, GMS, CAREC) e sostiene il dialogo tra le differenti civiltà.

Gli standard lavorativi internazionali e tutte le principali tutele ambientali devono essere applicati rigorosamente nella costruzione delle infrastrutture sia da parte della Cina sia da parte delle nazioni partner; allo stesso tempo, se si vuole assicurare il successo del progetto, un’attenzione particolare va prestata al rispetto delle peculiarità culturali e religiose dei Paesi interessati.

Vanno quindi salvaguardati i principi basilari della non discriminazione e dell’eguaglianza; che si tratti di differenze razziali, linguistiche, religiose, sessuali o altro, occorre creare una rete di esperti capaci di analizzarne e ricomporne le differenze.

In Cina gli otto principi base nazionali di istruzione e formazione dei diritti umani hanno guadagnato una certa esperienza e attinto risorse, fornendo competenze per questa nuova fase nella quale sarà necessario coinvolgere nuove nazioni in un percorso condiviso.

Il Governo di Pechino finanzia 10.000 borse di studio ogni anno per giovani appartenenti a nazioni che partecipano alla Nuova Via della Seta, supporta economicamente festival teatrali, cinematografici e musicali, programmi radio e televisivi, contribuisce ai programmi di protezione dei siti culturali tutelati a livello mondiale.

Sono già state messe in atto politiche di mediazione con i rappresentanti politici locali per assegnare alla popolazione africana gli immobili in via agevolata in base ad alcuni criteri, quali: basso reddito, condizioni economiche e sanitarie disagiate, ecc.

La provincia dello Yunnan gode di un certo vantaggio geografico, essendo situata lungo il corridoio di trasporto internazionale che dalla Cina si dipana verso le nazioni confinanti e costituisce il perno culminante della cooperazione economica nella subregione del “Greater Mekong“ (GMS); quest’ultima forma un ponte fra l’Asia Meridionale, l’Asia del Sud-Est e l’Asia orientale e conta oltre 320 milioni di abitanti.

L’autostrada che collega lo Yunnan a Lhasa favorisce il turismo e la cooperazione culturale del Tibet con i Paesi confinanti come il Nepal, depotenziando i tentativi atlantisti di rendere lo Xizang un’area “demilitarizzata” e zona tampone tra Cina ed India, ingerendosi negli affari interni di Pechino.

Il Tibet/Xizang conta oggi cinque aeroporti, otto compagnie aeree e quarantacinque linee aeree nazionali, una rete di cavi a fibra ottica, di satelliti, telecomunicazioni 3G e telefoni interurbani copre tutta la regione autonoma.

La Cina sta anche costruendo un collegamento tra le province di Chengdu, Zhengzhou, Wuhan, Changsha, Nanchang ed Hefei, principali aree di transito verso le sue regioni interne.

Da millenni la Cina è stata la maggiore economia mondiale e se il progetto della New Silk Road confermerà le aspettative il Celeste Impero tornerà ad essere la locomotiva del Pianeta.

La Cintura autostradale “One Belt One Road” connetterà Asia, Medio Oriente, Africa ed Europa, 65 Paesi e oltre 4 miliardi di persone, divenendo la prima via di comunicazione a livello mondiale.

Grazie a questa arteria anche il Tibet/Xizang sarà sempre meno isolato dal resto del globo e le sue meraviglie naturali e culturali come la Porta di Giada e il Passo Yangguan, che una volta segnavano il traguardo per quanti giungevano ai piedi delle sue montagne, costituirà solo la premessa per ammirarne i tesori scoperti dopo averne attraversato le vie protette dall’Unesco.

Dal 2002 il Governo di Pechino ha elargito più di 30 milioni di euro per restaurare il maestoso palazzo del Potala sotto i profili himalayani ma si tratta solo di uno dei 4.000 siti culturali che la Regione Autonoma offre e che contribuiscono ad un incremento turistico che si aggira sul 26% annuo.

*Analisi originale pubblicata dal CeSEM – Centro Studi Eurasia Mediterraneo

Bibliografia

Ma Yuan, New Silk Road. A Journey Restarts, China Intercontinental Press, Pekin, 2014.

Ministry Of Foreign Affairs, Vision and actions on jointly building Silk Road Economic Belt, Pekin, Foreign Press, March 2015.

Lu Haina, Peace and development: The Human Rights dimension of One Belt One Road strategy, in 2015 Beijing Forum on Human Rights, pp. 176-179.

“Scenari Internazionali”, Sulla Nuova Via della Seta, Anteo, Cavriago, 2015.


AUTORE

Stefano VernoleGiornalista pubblicista, Vicedirettore di “Eurasia” Rivista di studi geopolitici, Responsabile relazioni esterne del Cesem, è autore di: “Ex Jugoslavia: gioco sporco nei Balcani. Frammentazione nazionale e risiko geopolitico del Kosovo”, Anteo, Cavriago (RE), 2013. “La questione serba e la crisi del Kosovo”, Edizioni Noctua, Molfetta (BA), 2008, Coautore del libro “La lotta per il Kosovo”, Edizioni all’insegna del Veltro, Parma, 2007.