ASRIE presente a Sea Future 2016

Più di 110 aziende e 27 marine militari estere sono state protagoniste del più importante evento internazionale organizzato in Italia nel 2016. ASRIE Associazione era presente ed ha potuto toccare con mano quello che questa hub di business e confronto tecnico scientifico offre.

Un format, bene ricordare che prende in considerazione tutti gli aspetti della politica marittima integrata e che si basa sulla strategia della ‘Blue Growth’, così come indicato dalla Commissione Europea. L’Italia si ritrova in questa manifestazione al centro del “ mondo economico marittimo”. La rilevanza internazionale della manifestazione è confermata dalle marine militari estere interessate al refitting e upgrading, che coinvolge i poli industriali degli arsenali della Marina italiani e dagli oltre cento espositori provenienti da tutta Italia e altri paesi europei. Una cornice del genere non può che essere un trampolino di lancio importante nel mercato dell’industria pesante marittima civile quanto militare.

Come nasce Sea Future

“La manifestazione, nasce da un’idea di EPS ed è frutto di una grande collaborazione tra la nostra azienda, la Camera Commercio di Riviere di Liguria, la Marina Militare, il Distretto ligure delle tecnologie marine, l’Autorità portuale della Spezia, la Regione Liguria e l’Italian Trade Promotion Agency – spiega Cristiana Pagni – SEAFUTURE&MT 2016 è una manifestazione di speranza e fiducia nelle capacità del nostro Paese; una espressione delle nostra potenzialità in termini di innovazione, competitività e sviluppo, non solo per La Spezia e per la Liguria, ma per tutto il sistema Italia. La Blue Economy rappresenta circa 5,4 milioni di posti di lavoro e genera un Pil annuo di quasi 500 miliardi di euro nei Paesi UE; sono previsti ulteriori opportunità di crescita, specialmente in alcune aree, in un Paese che come l’Italia è circondato per 2/3 dal mare. Infatti, sebbene siamo in grado di esprimere tecnologie , sistemi, know-how e prodotti fortemente innovativi ad altissimo valore aggiunto, l’Italia non dispone ancora di una “vetrina” appropriata per il settore dell’economia del mare. In questo senso è necessario fare un salto di qualità per sostenere le sfide della concorrenza su scala globale. Siamo certi che sia necessario avere un mare sicuro dal punto di vista ambientale e protetto dal punto di vista geo politico. E siamo convinti che l’Italia debba essere leader nel Mediterraneo non solo per le missioni di solidarietà internazionale e per le attività di difesa dei confini dell’UE, ma quale economia in grado di innovare la propria competitività attraverso la forza del proprio sistema industriale fatto dalla grandi imprese e soprattutto dalle PMI, che costituiscono l’asse portante dell’economia del mare. Abbiamo organizzato la 5° edizione di SEAFUTURE&MT 2016 proprio per poter raggiungere questi obiettivi”. (fonte Marina Militare)

L’eccellenza Fincantieri

Ricordiamo come Fincantieri sia uno dei più rilevanti e diversificati gruppi navalmeccanici al mondo. Con oltre 7.000 navi consegnate in 200 anni di storia è l’erede della grande tradizione navale italiana.

Fincantieri è leader nel mondo per la produzione di navi da crociera con una quota di mercato che dal 1995 ad oggi non è mai scesa al di sotto del 25% con picchi di oltre il 60%. Dal 1990 a oggi l’azienda ha consegnato 47 navi da crociera e attualmente ha un portafoglio ordini per 15 unità, che garantiscono un carico di lavoro per gli stabilimenti fino al 2012. Il valore della produzione dell’azienda è di circa 3 miliardi di euro, di cui più del 60% in esportazione, e conferma la posizione di Fincantieri a livello internazionale. Il gruppo è leader mondiale nella costruzione di navi da crociera, operatore di riferimento per i grandi traghetti e per il settore militare.

L’azienda, nata nel 1959 come Società Finanziaria Cantieri Navali – Fincantieri S.p.A., si è trasformata nel 1984 in società operativa a seguito della fusione per incorporazione di otto società, da essa controllate, operanti nel campo della costruzione e riparazione navale e della realizzazione di apparati motore. Fincantieri ha dato il via a una serie di iniziative al fine di incoraggiare la crescita del gruppo e ha promosso lo sviluppo di attività in settori vicini al suo core business: riparazioni e trasformazioni navali, sistemi e componenti navali e mega-yachts.

Fincantieri ha sede a Trieste e conta circa 9.400 dipendenti. Ha due centri di progettazione, uno a Trieste (il più grande d’Europa) e uno a Genova.

Recentemente ha fondato Fincantieri Marine Group grazie all’acquisizione del Manitowoc Marine Group in Wisconsin, leader nella costruzione di navi di medie dimensioni negli Stati Uniti tanto per i clienti commerciali quanto per quelli governativi (ad esempio la Marina Militare e la Guardia Costiera statunitensi).

Il gruppo è strutturato in specifiche aree di business, al mondo Fincantieri è garanzia di tecnologia ed affidabilità. Il gruppo in prospettiva potrebbe incidere di più nel Mediterraneo, dove paradossalmente deve confrontarsi con altri colossi. Sea Future veicola tutto questo.

Sea Future, hub di business  marittimo

Come dichiarato dall’Ammiraglio Donato Marzano, comandante logistico della Marina e coordinatore del supporto della Marina all’iniziativa:

“La Marina Militare è in grado di esprimere capacità duali rendendo disponibili alcuni assetti della linea di prodotto logistica quali gli stabilimenti di lavoro, gli arsenali, i centri di studio e di ricerca con personale di alto profilo professionale”.

Le navi dismesse dalla Marina Militare rappresentano affari d’oro  per le marine estere minori, perché sono garanzia di affidabilità nel tempo, in quanto progettate e costruite in Italia, dove la cantieristica ed il suo indotto sono appunto espressione di altissimo livello di tecnologia ed innovazione, manifesto del Made in Italy nel mondo. L’attuazione del programma navale d’emergenza garantisce il mantenimento e l’incremento del vantaggio tecnologico nazionale ed internazionale nel settore della cantieristica. Quest’aspetto è fondamentale.

Il refitting e la vendita delle unità della Marina non più in linea, costituiscono un’alternativa vantaggiosa rispetto alla demolizione, poiché generano lavoro per la cantieristica nazionale. L’impiego degli arsenali della Marina Militare nelle attività di refitting costituisce un ulteriore valore aggiunto in termini di competenze e strutture. In questo caso Sea Future funge, come visto, da piattaforma di scambio.

Molto attivo il mercato asiatico che ha visitato l’ area dedicata alla propulsione. Le Marine Estere partecipanti infatti hanno potuto imbarcarsi su unità della Marina Militare, in linea o di prossima dismissione, anche per brevi uscite in mare, quali ad esempio unità della classe Maestrale, unità classe Soldato, unità classe Minerva e unità cacciamine classe Lerici.

Sea Future : il futuro dell’ Italia passa da qui

L’Italia possiede coste per i 2/3 del proprio territorio, una forza industriale che la colloca nei primi dieci paesi al mondo, tecnologia ed organizzazione  in grado di competere nel mercato mondiale. L’industria navale italiana (numeri da primi posti mondiali) è significativamente presente in Usa, molto nel Golfo Persico ed in espansione in Asia. Il neo rimane il Mediterraneo, dove l’Italia pur essendo competitor di livello altissimo non riesce a presentarsi sul mercato completamente.

Gli sbocchi ci sarebbero : Grecia, Spagna, ma anche Turchia hanno forti interessi nel rinnovare le proprie marine, o potenziarle come il caso turco. Al naviglio civile invece sono interessati i paesi balcanici, la Croazia in primis, ma anche l’emergente Albania.  Qualche consulente di questi paesi era presente a Sea Future, con interesse. Si auspica un coinvolgimento futuro, magari con iniziative simili organizzate in altre parti d’Italia o all’estero.

L’idea potrebbe portare Sea Future a farsi conoscere in Grecia, Spagna, ma anche Croazia, Tunisia, Egitto, Algeria e Marocco. Paesi tutti interessati a naviglio civile e militare già completato, paesi dove però si potrebbe investire in infrastrutture come cantieri navali da un certo tonnellaggio.

L’ Italia si occuperebbe della parte ingegneristica e logistica, in pratica questi paesi potrebbero costruirsi il naviglio in autonomia, contando però sulla tecnologia italiana e relativa manutenzione oltre alla fornitura di materiali speciali (che rimarrebbe in Italia) per determinate parti delle navi, quali turbine, segmenti di scafo e molto altro. L’Italia potrebbe ambire a diventare un vero e proprio polo d’ingegneria marittima, Sea Future in prospettiva ha quest’obiettivo ed ASRIE Associazione prossimamente pubblicherà l’intero progetto.


AUTORE

Marco Pugliese. Originario di Bolzano, insegnante di matematica, collabora con diverse testate come articolista d’analisi geopolitiche, storiche ed economiche. Tiene conferenze in ambito storico, economico e geopolitico. Impegnato nel progetto “Asset Mediterraneo”, ovvero la creazione di una Hub economica d’area con baricentro italiano. Consulente presso enti culturali e formatore storico.