SPIEF 2016: Russia ed Italia tentano il riavvicinamento

Al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo (SPIEF) oggi è salita alla ribalta l’Italia, ospite d’onore dell’evento, con l’intervento del Primo Ministro italiano Matteo Renzi controbattuto dal Presidente russo Vladimir Putin e con l’organizzazione della Tavola Rotonda “Russia-Italy: Made with Italy, new pillar for a streghtening bilateral cooperation” a cui hanno preso parte esponenti del mondo imprenditoriale e diplomatico italiano e russo.

Tema della giornata sono state ancora le sanzioni ed i rapporti attuali di Russia ed Italia danneggiati a seguito della decisione del governo italiano di appoggiare Bruxelles nella sua “battaglia” alla Federazione Russa (Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo: cosa dobbiamo aspettarci?); in aggiunta sono stati presi in esame la Brexit, altro argomento caldo che sta tenendo sulle spine l’Europa, ed il rapporto di Roma con Washington.

Leggendo tra le righe quanto affermato da Putin è possibile dire che il presidente russo ha accusato l’Italia ed in generale l’Europa di “servilismo” o “sudditanza” nei confronti degli Stati Uniti manifestatesi quando Bruxelles ha deciso di porre le sanzioni ai danni di Mosca a seguito della Crisi Ucraina nel 2014, azione che ha diviso e continua a dividere molti paesi europei e le cui conseguenze si sono sentite all’interno delle singole economie.

Dal punto di vista economico e geopolitico le sanzioni avvantaggiano infatti un solo paese, gli Stati Uniti, i quali non solo non vengono toccati direttamente da quello che Europa e Russia si stanno facendo a livello economico, ma anzi possono assistere all’indebolimento di due attori internazionali di primo livello e principali antagonisti.

La posizione dell’Italia è quella di voler rafforzare la propria presenza economica in Russia in settori chiave come quello dell’agricoltura e delle nuove tecnologie mantenendo però i rapporti e legami con gli Stati Uniti visti, secondo quanto affermato da Renzi, come un modello di democrazia. Per la Brexit invece la speranza è quella che il Regno Unito possa rimanere all’interno dell’Unione Europea evitando quindi possibili tensioni sui mercati finanziari in caso di uscita.

Volontà italiana di rafforzare i legami con la Russia che però viene minata (e forse anche smentita) dalle azioni di Bruxelles che non solo estenderà le sanzioni contro la Russia fino al 23 giugno 2017 per l’annessione considerata illegale della Crimea e Sebastopoli, ma anzi valuterà la prossima settimana di ampliarle per il ruolo russo nel conflitto ucraino. Emerge quindi da San Pietroburgo il ruolo ambiguo dell’Italia che se da una parte strizza l’occhio alla Russia esprimendo la volontà di firmare accordi commerciali per un valore di un miliardo di euro, dall’altra parte supporta la linea dell’Unione Europea di scontro con la Federazione non salvaguardando il benessere del proprio Paese.

Nel 2013, infatti, l’Italia era il secondo esportatore verso la Russia fra i Paesi dell’Unione Europea con 10,8 miliardi di euro di export, un interscambio di 40 miliardi di euro e un tasso di crescita nell’ordine dell’8,4 per cento. Facendo fede ai dati ISTAT, a causa delle sanzioni a seguito della Crisi Ucraina, nel 2015 il valore delle esportazioni italiane verso la Russia è calato di ben 3,7 miliardi di euro rispetto al 2013 attestandosi a 7,1 miliardi. Dati negativi che hanno avuto ripercussioni a livello economico nel Bel Paese in special modo nelle regioni nord-orientali, motori industriali nazionali, che beneficiavano enormemente degli scambi commerciali con la Federazione.

Secondo un report stilato dal The Vienna Institute for International Economic Studies (WIFO), l’Italia è tra i paesi dell’Unione Europea che ha subito maggiormente le conseguenze delle sanzioni alla Russia con la perdita nel 2015 di 80 mila posti di lavoro e lo 0,1 per cento del Prodotto Interno Lordo (PIL). Lo studio del WIFO evidenzia come, mantenendo questo clima di scontro, l’Italia potrebbe perdere nel medio futuro fino a 215 mila posti di lavoro e 7 miliardi di PIL, ossia lo 0,44 per cento.

La Tavola Rotonda “Russia-Italy: Made with Italy, new pillar for a streghtening bilateral cooperation” può essere accolta come un segnale di buon auspicio per un miglioramento dei rapporti almeno a livello economico-commerciale tra Roma e Mosca. Il pannello degli oratori è stato di primo livello con esponenti del mondo politico ed imprenditoriale italiano e russo.

A termine della Tavola Rotonda è emersa l’importanza ed il significato strategico della Russia sia per l’Europa che per l’Italia e la volontà da parte dello Stato italiano, ed in special modo del mondo imprenditoriale nazionale, di sviluppare i legami storici, l’amicizia e la cooperazione che in passato ha legato i due paesi.

Attualmente in Russia operano seicento compagnie italiane su base permanente in diversi settori da quello energetico all’agricoltura fino ad arrivare all’industria della moda e dell’abbigliamento. Con la creazione della Unione Economica Euroasiatica le aziende italiane hanno beneficiato di un maggior spazio di operatività e l’ampliamento del mercato di consumatori.

I settori verso cui i due paesi possono operare congiuntamente sono quello dell’energia, farmaceutico, dell’aeronautica ed aerospazio e, a livello dell’agricoltura, la Russia potrebbe rappresentare un mercato interessante dove le imprese italiane possono coltivare prodotti di elevata qualità su terreni di vasta ampiezza portando il loro know how e la loro esperienza.

In conclusione, la giornata di oggi evidenzia in Italia una discrepanza tra la volontà politica  ed il mondo imprenditoriale con il governo italiano impegnato ad appoggiare politiche di Bruxelles che palesemente ne danneggiano l’economia, mentre le aziende e gli imprenditori nazionali cercano di recuperare il terreno perso all’interno della Federazione Russa. Da considerare come allarme l’avvicinamento tentato da Mosca negli ultimi tempi verso partner asiatici i quali, pur non disponendo del know how e della qualità del Made in Italy, potrebbero andare a colmare il vuoto lasciato dalle imprese italiane a causa delle sanzioni danneggiando direttamente proprio l’Italia e facendole perdere terreno in un mercato di più di 140 milioni di consumatori.


AUTORE

Giuliano Bifolchi. Analista geopolitico specializzato nel settore Sicurezza, Conflitti e Relazioni Internazionali. Laureato in Scienze Storiche presso l’Università Tor Vergata di Roma, ha conseguito un Master in Peace Building Management presso l’Università Pontificia San Bonaventura specializzandosi in Open Source Intelligence (OSINT) applicata al fenomeno terroristico della regione mediorientale e caucasica. Ha collaborato e continua a collaborare periodicamente con diverse testate giornalistiche e centri studi.