Porti italiani nel mondo, tre nei primi cento: ma l’obiettivo è portarne dieci

Tre porti italiani si ritagliano una posizione nella classifica dei primi 100 scali container al mondo. Secondo le statistiche di Container Management, Gioia Tauro nel 2014 ha conquistato la cinquantunesima posizione con un traffico di 2.970.000 container. Fra i porti di destinazione, però, è Genova il primo scalo italiano a comparire nella top 100: con una movimentazione di 2.172.944 teu il capoluogo ligure si posiziona al 71° posto, davanti a Kobe (Giappone) e dietro a Sydney (Australia).

Particolare non trascurabile, Genova “stacca” il concorrente storico, Barcellona, di ben sette posizioni e di 280.000 teu. Al 98° posto troviamo il secondo porto ligure, La Spezia. Chiudono la classifica Penang (Malesia) e Ashood (Israele).

La top 100 resta saldamente in mano ai porti asiatici, e in particolare a Shanghai e Singapore. Per trovare il primo porto europeo bisogna aspettare la posizione numero 11, dove si piazza Rotterdam, seguito da Amburgo (15° posto) e Anversa (16°). Più distanziati Bremerhaven (24° posto), Algeciras (31°), Valencia (34°) e Felixstowe (36°). Nella classifica dei porti europei, Gioia Tauro si consolida al decimo posto, Genova al quattordicesimo e La Spezia al diciassettesimo. In totale, nel 2014 i primi cento porti al mondo hanno movimentato 542 milioni di teu (il 4,8% in più rispetto al 2013), quelli europei 74 milioni (+5,2%).

L’allarme di Maersk

Ieri, intanto, Maersk Line ha diffuso i dati relativi al semestre. E il focus i vertici del primo vettore al mondo ancora una volta lo puntano sulle rate di nolo: «Il mercato rimarrà debole» ha sentenziato il giorno stesso della pubblicazione dei risultati del bilancio – comunque positivi –il ceo Søren Skou.

E torna l’allarme sull’overcapacity del settore, la mancanza di domanda e la debolezza sulla rotta Asia-Europa. I conti dei primi sei mesi per la linea danese non sono male, anche se per la prima volta si è assistito ad un declino dei profitti rispetto a quelli totalizzati nei primi tre mesi del 2015. Nel globale però, rispetto all’anno precedente, i profitti dei primi sei mesi sono saliti del 22% a 1,2 miliardi di dollari e il Roic è salito al 12,2%. Le revenue invece sono calate del 6,8% a 12.517 milioni di dollari, cioè il 6,8% in meno rispetto ai primi sei mesi dell’anno scorso (13,3 miliardi di dollari). I volumi hanno dato un piccolo segnale di ripresa e la compagnia danese sostiene siano aumentati dell’1,1%.

Per questo le quote di mercato perse nel primo trimestre sono state riguadagnate in questa seconda parte grazie ad una crescita dei volumi del 3,7%, superiore alla media del mercato che si attesta sull’1-2%. Le rate di nolo sono il punto debole ma gli stessi vertici di Maersk hanno sempre sostenuto che la strategia di sviluppo della linea non si può basare solo sul dato delle freight rates.

La media delle rate comunque continua a scendere anche nella seconda parte dell’anno, complice anche la intense competition che le linee stanno giocando sul prezzo. L’average rate è sceso dell’8,1% nel primo semestre e crolla del 14,1% se riferita al solo secondo trimestre a 2,261 dollari. In particolare la rotta più debole è la Asia-Europa dove i volumi sono scesi del 3%: è il punto più basso dal 2009.

Le condizioni del mercato, sempre secondo il vertice di Maersk Line, non cambieranno e «rimarranno deboli». Recentemente Maersk ha ordinato undici megaships della nuova serie Triple E che saranno schierate sulla rotta Asia -Europa


AUTORE

Marco Pugliese. Originario di Bolzano, insegnante di matematica, collabora con diverse testate come articolista d’analisi geopolitiche, storiche ed economiche. Tiene conferenze in ambito storico, economico e geopolitico. Impegnato nel progetto “Asset Mediterraneo”, ovvero la creazione di una Hub economica d’area con baricentro italiano. Consulente presso enti culturali e formatore storico.