Namibia, piccolo stato africano con interessanti prospettive future

La piccola repubblica africana della Namibia, Stato di 2,4 milioni di abitanti divenuto indipendente dal Sud Africa nel 1990 e situato nell’area sud-occidentale del continente, ha conseguito negli ultimi anni traguardi notevoli nel campo sociale ed economico e, qualora riuscisse a portare a compimento il processo di diversificazione economica e a risolvere problematiche di carattere umanitario, si caratterizzerebbe come un paese con interessanti margini di miglioramento e prospettive future .

Fin dalla sua indipendenza la Namibia è stato governato dalla Organizzazione Popolare Marxista dell’Africa Sud-Occidentale (SWAPO) che di fatto ha diffuso l’ideologia marxista all’interno del paese e, riuscendo a mantenere la maggioranza all’interno del Parlamento grazie alle ultime elezioni del novembre 2014, ha creato un sistema di parità di genere all’interno del governo. Sempre nel novembre 2014 Hage Geingob è stato eletto presidente sostituendo Hifikepunye Pohamba il quale aveva guidato il paese per due termini.

Dal punto di vista economico è possibile sottolineare che nel 2015 il Prodotto Interno Lordo (PIL) della Namibia è stato di 12.83 miliardi di dollari con una crescita caratterizzata negli ultimi tre anni da un andamento altalenante ma positivo passando dal 5,7 per cento del 2013 al 6,4% del 2014 fino al 4,5 per cento nel 2015. Il PIL pro capite invece ha subito un lieve miglioramento: nel 2013 era pari a 10.500 dollari, nel 2014 a 11 mila dollari ed infine nel 2015 11.400 dollari, valore relativamente alto se si considerano gli standard regionali.

L’estrazione e la lavorazione dei minerali per l’esportazione hanno rappresentato per anni le attività principali con una incidenza pari all’11,5 per cento sul PIL. I depositi alluvionali ricchi di diamanti hanno infatti reso il territorio della Namibia una risorsa primaria per le gemme di diamanti di qualità; recentemente, in concomitanza con la riduzione dell’estrazione mineraria terrestre, si è andata ad affermare l’estrazione di diamanti in aree marittime.

Il paese si qualifica per essere anche il quinto produttore al mondo di uranio a cui va aggiunta la produzione di notevoli quantità di zinco ed in scala minore di oro e rame. La popolazione impegnata nel settore minerario è inferiore al 2%.

Con il recente aumento dei costi nel settore dell’estrazione mineraria, però, i margini di profitto hanno subito una contrazione e quindi le autorità della Namibia hanno avviato un processo di diversificazione economica che ha focalizzato l’attenzione sulla necessità di incrementare il valore delle materie prime e stimolare maggiormente la lavorazione manifatturiera ed il settore dei servizi con speciale attenzione ai trasporti, al turismo ed alla logistica.

La forza lavoro in Namibia è rappresentata da 1,188 milioni di persone ed il settore dei servizi è quello in cui è impiegata la maggior parte della popolazione (61,3 per cento) seguito dall’industria (22,4 per cento) e dall’agricoltura (16.3). Non bisogna dimenticare, però, che circa i due terzi della popolazione vive in aree rurali dove pratica una agricoltura di sussistenza. La sfida per i prossimi anni della Namibia sarà proprio quella di trasformare una popolazione prettamente rurale in una forza lavoro specializzata e diversificata che possa contribuire allo sviluppo nazionale.

Un settore verso cui il governo namibiano sta puntando è quello della pesca che, essendo una fonte rinnovabile, vede come obiettivo il suo potenziamento e la sua preservazione. Anche il turismo può essere annoverato all’interno dei settori leader nel processo di diversificazione grazie ad un flusso turistico pari ad un milione di stranieri annuo.

La diversificazione economica ha permesso di dare notevole importanza al settore sociale con interventi nell’istruzione e nella sanità. A differenza della maggior parte degli stati africani, la Namibia garantisce l’istruzione primaria gratuita ed a partire dall’attuale anno scolastico anche l’istruzione pubblica secondaria sarà gratuita permettendo quindi un maggiore accesso all’educazione della propria popolazione. Per quanto riguarda il settore sanitario rilevanti sono i risultati ottenuti nella lotta alla malaria che negli ultimi dieci anni ha visto una riduzione dei casi del 97 per cento.

Parlando di eguaglianza sociale il coefficiente Gini della Namibia è sceso di circa 15 punti dal 1993 ed il tasso di povertà è passato dal 69 per cento nel 1993 a meno del 30 per cento e la povertà estrema, ossia quelle persone che vivono con meno di 1,90 dollari al giorno, ha toccato quota 23 per cento. Questi dati positivi, però, contrastano con quelli presentati dal CIA World Factbook, report che sottolinea come, seppur il paese ha raggiunto un livello di PIL pro capite abbastanza alto per la regione, esiste una diseguaglianza nella distribuzione della ricchezza.

Tra i problemi principali che la Namibia deve ancora affrontare e risolvere non si devono dimenticare l’elevato livello di disoccupazione pari al 28% e gli elevati casi di Hiv/Aids con il 17 per cento della popolazione positiva all’Hiv.

In conclusione è possibile affermare che la Namibia ha intrapreso la strada verso lo sviluppo economico e sociale e dopo i primi successi deve attualmente poter dimostrare la forza e solidità del suo progetto facendo fronte a sfide importanti come quelle della disocuppazione, della lotta all’Hiv/Aids, della specializzazione della manodopera. Soltanto riuscendo a far fronte a queste sfide il paese potrà passare dallo status di “in via di sviluppo” ad economia stabile e quindi acquisire maggiore credito a livello mondiale.


*Report elaborato dalla OSINT Unit di ASRIE Associazione. Per maggiori informazioni, report ed analisi in merito alla Namibia ed in generale al continente africano è possibile contattare la Segreteria dell’Associazione all’indirizzo di posta elettronica info@asrie.org