Le sfide future dell’economia dell’Angola

L’Angola, il maggiore produttore di petrolio del continente africano, necessita di diversificare la propria economia nazionale per evitare di entrare nell’oblio della crisi economica derivata dalla caduta dei prezzi del petrolio che non solo ha diminuito gli introiti nazionali ma ha mostrato tutti i punti deboli di una economia che ha basato il suo Prodotto Interno Lordo (PIL) sulla produzione petrolifera.

Il 50 per cento del PIL dell’Angola è infatti dominato dal settore petrolifero che ha costituito fino ad ora anche più del 70 per cento delle rendite governative e più del 90 per cento delle esportazioni nazionali a cui va aggiunto un altro 5 per cento per quel che riguarda l’estrazione, lavorazione e vendita di diamanti. Di conseguenza la sostanziale contrazione dei prezzi del petrolio ha influito direttamente sullo Stato africano che aveva registrato nel periodo 2004-2008 una notevole crescita economica pari al 17 per cento dovuta proprio alla produzione petrolifera.

I sintomi di una instabilità economica erano già balzati agli occhi nel 2008 in concomitanza con la crisi economica globale che aveva colpito duramente l’Angola a causa dei prezzi bassi di petrolio e diamanti provocando un reale shock nella crescita del PIL passato dal 17 per cento del 2008 al 2,4 per cento del 2009. La firma nel novembre 2009 di un accordo di prestito di 1.4 miliardi di dollari con il Fondo Monetario Internazionale (FMI) aveva permesso al paese di ridurre il tasso di inflazione che nel 2000 aveva registrato quota 325 per cento scendendo al 9 per cento nel 2014.

Questi progressi però possono considerarsi minimi alla luce della situazione odierna che vede l’economia dell’Angola ancora severamente colpita dalla caduta del prezzo del petrolio degli ultimi due anni. Il primo effetto significativo e plausibile è stato quello del rallentamento della crescita economica giunta al 3 per cento nel 2015 ed un incremento della inflazione che ha raggiunto il 29,2 per cento a maggio di questo anno, riflesso di un indebolimento del potere di acquisto del kwanza (moneta nazionale) il quale è stato deprezzato del 40 per cento nei confronti del dollaro sin dal settembre 2014.

Secondo il recente report pubblicato dall’IMF dopo l’ultima visita effettuata nel paese africano, le previsioni per il 2016 delineano una situazione difficile per l’Angola. Anche se nell’ultimo periodo il prezzo del petrolio ha subito un aumento, fattore di cui ovviamente ha beneficiato lo stato angolano, l’IMF prevede una ripresa modesta dell’economia soltanto nel 2017 qualora il governo di Luanda riuscisse a proseguire il miglioramento delle ragioni di scambio e ad affrontare la carenza di valuta estera che ha colpito la produzione del settore non petrolifero.

Fondamentale per l’Angola è la revisione delle politiche economiche necessarie per facilitare ed adeguare le transazioni economiche al “nuovo standard” che si è andato ad imporre nel mercato petrolifero internazionale. Il primo passo è avvenuto già lo scorso anno con riforme e politiche fiscali volte a mitigare i dubbi sulla sostenibilità del debito fiscale e pubblico. Dopo questo primo step fondamentale il paese africano ha bisogno di lavorare per ridurre le vulnerabilità che presenta il proprio mercato e la propria economia per poter affrontare le elezioni critiche del 2017 con una stabilità fiscale.

L’IMF sottolinea come fondamentale per il governo angolano sia la chiara comunicazione della strategia per riequilibrare il mercato dei cambi che dovrà essere basata su una maggiore flessibilità dei tassi di cambio sostenuta da condizioni monetarie più restrittive per contenere l’inflazione.

Il paese necessita ovviamente di una diversificazione economica che possa renderlo meno dipendente dalle rendite petrolifere. Per favorirla è necessario permettere al settore privato di guidare la crescita economica il quale dovrà essere supportato da una forte promozione del settore finanziario e di un ambiente di business favorevole che possa incoraggiare il risparmio e gli investimenti privati. Il settore pubblico, invece, dovrà essere in grado di gestire in maniera funzionale, efficiente e trasparente le risorse che per gli anni a venire saranno inferiori a quelle dei precedenti.

Miglioramento economico e dell’ambiente di business che dovrà tenere conto dell’attuale situazione sociale e lavorativa della popolazione angolana con l’85 per cento della forza lavoro (10.51 milioni di persone) impegnata nel settore agricolo ancora poco sviluppato ed in molte aree rurali di sussistenza che obbliga il paese ad importare la metà del suo cibo ed il restante 15 per cento attivo nei servizi e nell’industria, settori che necessitano di un ampliamento e modernizzazione.


*Report elaborato dalla OSINT Unit di ASRIE Associazione. Per maggiori informazioni ed analisi in merito all’Angola ed al continente africano è possibile contattare la Segreteria dell’Associazione all’indirizzo di posta elettronica info@asrie.org