L’ASEAN e l’energia rinnovabile, un connubio conveniente e necessario

Dal 5 al 9 ottobre 2015 gli Stati membri dell’ASEAN si sono riuniti a Kuala Lumpur per il trentatreesimo ASEAN Ministers on Energy Meeting, concordando sul fatto che l’impiego di energia rinnovabile possa risolvere il problema della carenza di energia elettrica in alcune aree dei loro territori. Durante l’incontro, i ministri degli Stati membri hanno anche approvato l’ASEAN Plan of Action for Energy Cooperation (APAEC) 2016-2025, impegnandosi a produrre il 23% dell’energia elettrica tramite fonti rinnovabili entro il 2025.

Tale intento è particolarmente rilevante poiché, secondo uno studio dell’International Energy Agency (IEA), la domanda di energia nella regione ASEAN è cresciuta del 50% tra il 2000 e il 2013. Inoltre, uno studio dell’Asian Development Bank (ADB) prevede che l’Asia diventerà la regione con il più elevato consumo energetico al mondo entro il 2050.

I Paesi ASEAN hanno presentato approcci diversi circa le energie rinnovabili, come verrà spiegato di seguito.

Thailandia

La Thailandia è leader nella regione per l’energia solare considerati il basso costo degli impianti e le agevolazioni sulle tariffe energetiche. La costante diminuzione di riserve di gas naturale ha condotto la Thailandia a puntare sull’energia solare; ciò ha portato il Paese a dipendere dall’importazione di combustibili fossili e, di conseguenza, a cercare fonti d’energia alternative.

In meno di dieci anni, l’energia elettrica ottenuta tramite energia solare è passata da 2 MW a 1300 MW nel 2014. Inoltre, si prevede che, entro il 2036, l’energia elettrica prodotta tramite fotovoltaico potrebbe raggiungere i 6.000 MW, un dato che equivarrebbe a circa il 9% di tutta l’energia elettrica prodotta in Tailandia e che fornirebbe elettricità a circa tre milioni di famiglie.

L’intenzione del Governo di sviluppare l’energia solare e di fornire incentivi a tale riguardo garantisce buone opportunità d’investimento in un settore che rimane ancora poco sfruttato nei Paesi ASEAN.

Filippine

Il fabbisogno energetico delle Filippine dipende dalle importazioni di carbone, petrolio e gas. Tale dipendenza dall’estero ha costretto il Governo a puntare su fonti di energia rinnovabili, come ad esempio quella solare.

Tuttavia, nonostante le intenzioni del Governo, i progressi reali sono tuttora molto lenti. Ad esempio, sebbene nel 2008 sia stata promulgata una legge per incrementare l’uso di fonti di energia rinnovabili entro il 2011, la produzione di energia elettrica tramite tali fonti energetiche è aumentata solo di 118 MW.

Lo scarso impiego di fonti di energia alternative è causato dal fatto che gli investimenti nel rinnovabile non sembrano offrire lo stesso rendimento degli investimenti effettuati nel settore dei combustibili fossili. Oltre ai costi, gli investimenti nell’energia solare sono influenzati da un processo di approvazione poco rapido ed efficiente. Perciò, le principali società che operano nel settore esercitano una certa pressione sul Governo affinché aumenti gli incentivi e renda più rapido l’ottenimento delle licenze per investire nel settore.

La Philippine Solar Power Alliance ha avanzato la richiesta di aumentare la soglia minima della capacità produttiva da 500 MW a 2 GW per le società che intendano ottenere la licenza necessaria ad operare. Ciò renderebbe i processi di approvazione più rapidi e darebbe il via libera a progetti d’investimento (attualmente ancora in fase di valutazione) il cui valore ammonta a circa USD 4 miliardi.

Vietnam

La rapida industrializzazione del Vietnam ha determinato una domanda crescente di energia elettrica, con un aumento del 10% negli ultimi dieci anni. Poiché si prevede un aumento della domanda ad un tasso ancora superiore nei prossimi vent’anni, il Vietnam ha iniziato a considerare lo sfruttamento di energie rinnovabili come possibile soluzione.

Il settore dell’energia solare mostra buone opportunità d’investimento, dato che il Paese gode di 2.000-2.500 ore di sole l’anno. Lo sfruttamento dell’enorme potenziale di energia solare equivarrebbe all’energia prodotta da 43,9 milioni di tonnellate di petrolio l’anno. Per tali ragioni, il Vietnam ha avviato diverse riforme nel settore energetico, aprendolo agli investimenti esteri.

Società nazionali e straniere hanno iniziato a sfruttare questo potenziale fino ad ora inesplorato. Nell’agosto 2015 è iniziata la costruzione del primo impianto solare per un costo di USD 36,12 milioni e con una capacità di produzione energetica pari a 28 milioni KW l’anno. Recentemente è stato annunciato un altro progetto per la costruzione di un impianto solare che vedrà un investimento di USD 650 milioni da parte di una società sudcoreana.

Data la crescente domanda energetica, la “prematura” capacità di sfruttare l’energia solare e le riforme energetiche messe in atto dal Governo, vi saranno buone opportunità di crescita nel settore del rinnovabile, sempre più aperto agli investimenti esteri.

Malesia

La Malesia ha registrato una crescita considerevole nella produzione di energia solare, che costituisce il 67%  di tutta l’energia prodotta tramite fonti rinnovabili. Tale crescita è stata incentivata a livello nazionale e locale.

L’ultimo parco solare realizzato in Malesia ha una capacità produttiva di 10,120 MW/h ed è in grado di generare profitti pari a MYR 8 milioni (pari a circa USD 2 milioni). Progetti di realizzazione di parchi solari sono stati sviluppati in altre aree del Paese, ma alcuni di essi hanno avuto problemi di finanziamento, vista la necessità di prestiti considerevoli. Tuttavia, nonostante i costi elevati, molte società hanno sperimentato un buon ritorno sugli investimenti effettuati. Infatti, gli incentivi statali consentono alle società che producono energia elettrica sfruttando l’energia solare di vendere l’energia prodotta sulla rete nazionale tramite degli accordi di acquisto. La Malesia ricopre, inoltre, una posizione unica nella produzione di pannelli solari a livello mondiale. Il Paese ha attratto numerose multinazionali intenzionate a sfruttare il basso costo del lavoro, le agevolazioni fiscali e la manodopera che parla inglese. Ciò ha consentito alla Malesia di diventare il terzo produttore al mondo di attrezzature per impianti solari e di acquisire un certo vantaggio competitivo rispetto ai Paesi circostanti.

Previsioni per il futuro

L’area ASEAN, caratterizzata da una forte crescita economica, si troverà a fronteggiare una domanda energetica in costante aumento. Poiché le economie dei Paesi ASEAN dipendono dalle importazioni di combustibili fossili, essi hanno iniziato a considerare le fonti di energia rinnovabili come una valida soluzione per soddisfare la crescente domanda energetica. L’importanza dell’energia solare è destinata ad aumentare nei Paesi del Sud-Est Asiatico, data l’abbondanza dell’esposizione solare e grazie anche ai nuovi incentivi statali.

Al momento, la Thailandia sembra essere il Paese che ha saputo sfruttare maggiormente l’energia solare. Tuttavia, anche i Paesi circostanti hanno avviato progetti d’investimento per la realizzazione di parchi solari, hanno proposto incentivi e attratto produttori di pannelli solari. Inoltre, i Paesi ASEAN ospitano eventi annuali con l’obiettivo di attrarre investitori locali e stranieri interessati ad investire nel settore dell’energia solare, nonché in altre fonti di energia rinnovabili.

*Articolo in Media Partnership con Paesi Emergenti


AUTORE

Luca Garruba. Laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi Roma Tre e specializzato nel diritto dei paesi emergenti ed asiatici in particolare, da circa due anni ha approfondito in modo analitico il Myanmar fondando anche il sito investireinmyanmar.it. Ideatore e fondatore di Paesi Emergenti, attualmente svolge in forma autonoma attività di consulenza strategica alle imprese che intendono investire nelle realtà emergenti attuali.