Guerra Fredda 2.0: spionaggio e “talpe” nelle agenzie di Intelligence occidentali

L’arresto a Roma di Frederico Carvalhão Gil, ufficiale dei Serviço de Informações de Segurança portoghese accusato di aver venduto informazioni e documenti ad una spia russa di Слу́жба вне́шней разве́дки (Sluzhba Vneshney Razvedki – SVR), evidenzia lo sviluppo delle attività di Intelligence che animano lo scontro tra la Federazione Russa di Vladimir Putin e la compagine Occidentale, rievoca il periodo di spionaggio della Guerra Fredda e dimostra una vulnerabilità preoccupante da parte della NATO e delle agenzie occidentali.

Secondo quanto riportato da un quotidiano portogheseCarvalhão è stato arrestato insieme all’agente russo a Roma in un caffè della capitale dalla Polizia di Stato italiana in una operazione che ha visto la cooperazione con le autorità portoghesi e con Eurojust, agenzia dell’Unione Europea di base in Olanda specializzata nella cooperazione giudiziaria transnazionale tra gli stati membri dell’Unione.

L’operazione era iniziata nel 2014 quando le autorità portoghesi avevano iniziato a sospettare della presenza di una “talpa” all’interno della loro agenzia; la ricerca ha ristretto il campo su una serie di possibili agenti tra cui figurava proprio Carvalhão che, oltre ad intrattenere diversi rapporti e relazioni con donne dei paesi dell’ex Unione Sovietica (come era possibile vedere dal suo profilo di Facebook), era solito effettuare viaggi all’estero in quei luoghi dove, grazie alle indagini, sono stati scoperti i suoi incontri segreti con il referente russo.

Secondo il quotidiano portoghese ed in base ai dati raccolti open sourceCarvalhão ha venduto informazioni e documentazioni alla Russia per il valore di 10 mila euro per ogni documento classificato legato al suo lavoro all’interno dell’Agenzia portoghese. In merito all’agente russo, invece, non si hanno informazioni riguardanti la sua identità, ma si è conoscenza del fatto che non era in visita in Italia sfruttando la “classica copertura” di diplomatico o di uomo d’affari.

La spia russa, definita “illegale” perché non ha utilizzato la classica copertura e quindi non ha potuto usufruire della immunità diplomatica, rappresenta una frequente “modalità di spionaggio” che la Federazione Russa sta utilizzando attualmente che vede un numero sempre crescente di “illegali”, molto più difficili da individuare, intraprendere rapporti con agenti dei servizi di Intelligence dei paesi della NATO con l’obiettivo di acquisire informazioni segrete.

Nel 2015 a New York era stato arrestato Evgeny Buryakov (39 anni), AKA Zhenya, il quale insieme a Igor Sporyshev (40 anni) e Victor Podobnyy (27 anni) erano accusati di aver raccolto informazioni in merito alla sfera economica degli Stati Uniti. La particolarità era data dal fatto che, mentre Sporyshev e Podobnyy operavano tramite una copertura, il primo era impiegato nella missione commerciale russa mentre il secondo attaché con la missione russa presso le Nazioni Unite, e quindi protetti dalla immunità diplomatica, Buryakov era un “illegale” e per questo perseguibile dalla legge.

Parlando di spionaggio e di informazioni vendute da agenti occidentali alla Russia sono diversi i casi saliti alla ribalta della cronaca: citandone alcuni è doveroso parlare  del caso di Herman Simm, ufficiale estone arrestato nel 2008 con l’accusa di aver lavorato per il Cremlino fornendo informazioni segrete in merito alla Alleanza Atlantica, fino ad arrivare ad Aldrich Ames, agente della CIA che dal 1985 al 1994 aveva collaborato per soldi con il KGB permettendo all’agenzia russa di eliminare diversi informatori della agenzia statunitense presenti all’interno dell’Unione Sovietica.

I recenti episodi di Carvalhão e Simm e quello più datato di Ames dimostrano come ci sia uno stato preoccupante di vulnerabilità all’interno delle agenzie di Intelligence occidentali che esisteva durante il periodo della Guerra Fredda e persiste ancora oggi. Se colleghiamo poi l’arresto di Carvalhão, Simm e Buryakov è possibile evidenziare  inoltre l’intensificarsi del gioco di spionaggio tra Est ed Ovest e una strategia aggressiva da parte del Cremlino (da non dimenticare che il presidente Vladimir Putin in passato era un agente del KGB) che mira a sfruttare proprio le lacune per quanto riguarda le operazioni di counterintelligence dell’Occidente in modo da poter accedere ad informazioni segrete facendo leva sull’elemento umano.


AUTORE

Giuliano Bifolchi. Analista geopolitico specializzato nel settore Sicurezza, Conflitti e Relazioni Internazionali. Laureato in Scienze Storiche presso l’Università Tor Vergata di Roma, ha conseguito un Master in Peace Building Management presso l’Università Pontificia San Bonaventura specializzandosi in Open Source Intelligence (OSINT) applicata al fenomeno terroristico della regione mediorientale e caucasica. Ha collaborato e continua a collaborare periodicamente con diverse testate giornalistiche e centri studi.