Nuovi asset economici del Mediterraneo: Italia, opportunità da non perdere

L’Italia, soprattutto con i Balcani e la sponda sud del Mediterraneo, possiede una notevole integrazione dei mercati dell’elettricità e del gas. La posizione italiana è quella di promuovere lo sviluppo coordinato delle capacità di rigassificazione e stoccaggio dello stesso, diventando un «hub» del gas nel Mar Mediterraneo, insieme alla Spagna, che ha dimostrato forte interesse al progetto.

Perchè un hub del gas? La necessità di realizzare un hub gasiero mediterraneo nell’Europa meridionale è stata messa nero su bianco dalla Commissione europea riguardo la strategia continentale di sicurezza energetica, del 28 maggio scorso. Nel testo si ricordava che:

«l’Unione dovrebbe intensificare il dialogo politico e commerciale con i partner dell’Africa Settentrionale e del Mediterraneo orientale, in particolare al fine di realizzare un hub gasiero mediterraneo nell’Europa meridionale. Perché ciò sia possibile sarà necessaria la disponibilità di adeguate infrastrutture di importazione e di un’offerta di gas a prezzi accessibili. Sarà inoltre necessaria una fattiva cooperazione da parte dell’Unione e degli Stati membri».

Nelle «Azioni chiave» la Commissione prescriveva di:

«sostenere lo sviluppo e l’ulteriore espansione dell’infrastruttura d’approvvigionamento di gas in Norvegia, nel corridoio meridionale del gas nonché nell’hub gasiero mediterraneo».

Infatti, sottolineava l’esecutivo comunitario:

«persiste un ritardo nello sviluppo di mercati competitivi e pienamente integrati negli Stati baltici e nell’Europa sud-orientale, il che priva tali regioni dei relativi vantaggi di sicurezza dell’approvvigionamento. Sono pertanto necessari approcci mirati, volti ad accelerare lo sviluppo di infrastrutture critiche, nonché la realizzazione in queste regioni, di hub gasieri regionali».

L’Italia quindi, per infrastrutture (gli investimenti anni ’90 furono lungimiranti) e politica energetica appare nel Mediterraneo una bisettrice fondamentale per l’interscambio economico dell’area. Porti, ma anche gasdotti. I primi hanno incrementato nel 2015 i propri traffici del 21%, ben un 18% in più dalle aree orientali, Golfo Persico ed Egitto.

La Libia per motivi di sicurezza rimane congelata, sarebbe interessante legare la ricostruzione del paese ad una politica energetica nuova, basata in parte su metano ed alternative “green” come il solare. La tecnologia attualmente non permette una copertura totale del fabbisogno italiano solo tramite energie rinnovabili, il metano (ed in seconda battuta il petrolio) sarà protagonista ancora per parecchio tempo.

Il Belpaese ha però tutte le possibilità per creare un hub energetico di livello continentale in grado poi di ruotare intorno ad assi anche extra Europa. L’industria pesante italiana infatti ha in corso una serie di ammodernamenti e riconversioni, i cantieri navali risultano tra i primi al mondo come rapporto qualità/tempi e prezzi.

Eni, Fincantieri e Finmeccanica si sono mosse per tempo e finita la fase di ristrutturazione societaria possono ,da un paio d’anni, partecipare a gare importanti a livello internazionale. Dall’ Iran, passando per Qatar ed Arabia Saudita sono notevoli le commesse italiane andate a buon fine, specialmente  a livello civile. D

Dal 2016 è attivo il settore industriale ferroviario, che ha stretto accordi con Marocco, Tunisia (incrementati anche gli investimenti italiani nell’industria d’abbigliamento), Iran e Qatar. L’Egitto ha inoltre concluso accordi per forniture civili e militari con scadenze di consegna al 2024, l’indotto italiano ringrazia. Il nostro paese inoltre ha raggiunto con tre anni d’anticipo la soglia “2020” riguardo le emissioni industriali e può pianificare al meglio la bonifica di Ilva, attualmente nodo irrinunciabile per la produzione d’acciaio ( secondo polo europeo e settimo mondiale).

Con queste premesse Roma punta  a diventare punto di riferimento commerciale del Mediterraneo, punto di scambio e contrazione tra nord e sud Europa. In questo contesto la Grecia avrebbe la voglia d’entrare nella sfera italiana, infrastrutture (autostrade), ferrovie, nuova flotta mercantile, il tutto riportando lo stato ellenico ad un livello pre 2004, partendo però da una base  più solida e meno effimera, legata all’economia d’investimento.

Negli anni 2000 Spagna e Grecia non sfruttarono lo slancio finanziario (effimero in entrambi i casi) per incrementare le proprie industrie, gli spagnoli infatti non possiedono cantieri navali, marche automobiliste e molto altro, i greci hanno puntato su settori che hanno stritolato lo stato senza però costruire basi per fondamentali economici di rilievo.

L’Italia ha saputo riorganizzarsi, assumendo negli ultimi due anni un ruolo più significativo nel bacino Mediterraneo, per storia e tradizione legato al nostro modo di far cultura economica. Si può quindi parlare di Hub Italia, nodo economico in progressione, evoluzione di scenari fino a qualche anno addietro impensabili.


AUTORE

Marco Pugliese. Originario di Bolzano, insegnante di matematica, collabora con diverse testate come articolista d’analisi geopolitiche, storiche ed economiche. Tiene conferenze in ambito storico, economico e geopolitico. Impegnato nel progetto “Asset Mediterraneo”, ovvero la creazione di una Hub economica d’area con baricentro italiano. Consulente presso enti culturali e formatore storico.