La Bielorussia e la sua partecipazione alla Via della Seta

Durante l’intervista con la China Central Television (CCTV) avvenuta nella giornata di oggi martedì 1 marzo 2016 il presidente della Bielorussia Alexander Lukashenko ha etichettato il progetto Silk Road Economic Belt come una grande idea che promuove l’appetibilità commerciale ed economica del paese e che metterà in collegamento lo Stato bielorusso con quello cinese sfruttandone a pieno le potenzialità logistiche ed industriali.

Secondo Lukashenko il Parco Industriale sino-bielorusso di Great Stone potrà divenire un collegamento importante alla nuova rotta commerciale e potrà favorire l’ingresso di capitale straniero e copiosi investimenti all’interno della Bielorussia da parte di quelle compagnie in grado di fornire prodotti e servizi utili al parco industriale stesso.

Il Parco Industriale Great Stone è una entità territoriale, ideata da un accordo intergovernamentale tra Cina e Bielorussia, che vede la realizzazione di una area di circa 80 chilometri quadrati nella quale vigerà uno status legale che permetta condizioni favorevoli per il business. Situato a 25 chilometri dalla capitale Minsk e vicino all’aeroporto internazionale, alle linee ferroviarie ed alla super strada Berlino – Mosca, il parco industriale presenta una situazione logistica di netto rilievo. Il progetto di Great Stone prevede la creazione all’interno del parco di aree abitative, uffici, centri commerciali, finanziari e di ricerca i quali verranno inseriti all’interno di una moderna città ecologica che basi il suo sviluppo sui prodotti high-tech e sulla produzione per l’esportazione.

Il presidente Lukashenko, invitando tutti gli investitori stranieri senza eccezione per nazionalità e provenienza a prendere parte al progetto di Great Stone,  ha sottolineato come la posizione geografica della Bielorussia al centro dell’Europa favorisce il suo ruolo di collegamento tra l’Unione Europea e la Nuova Via della Seta e quindi di conseguenza la Cina. Per realizzare appunto la Nuova Via della Seta lo Stato bielorusso, secondo Lukashenko, è il miglior partner per la Cina perché dispone di infrastrutture ben sviluppate come autostrade, ferrovie e vie aeree le quali incrociano ulteriori vie di collegamento.

Attualmente la Bielorussia si trova in una situazione economica di difficoltà derivata dal diretto collegamento con la Federazione Russa e con la crisi economica che il Cremlino sta affrontando a seguito del calo del prezzo del petrolio. Il paese è inserito nel gioco strategico che vede opporsi la NATO e l’Unione Europea alla Federazione Russa e quindi la Cina potrebbe rappresentare una differente soluzione alle problematiche nazionali ed entrare prepotentemente nell’assetto strategico regionale.

Per quanto riguarda le relazioni economiche con la Russia lo stesso Lukashenko aveva sottolineato la scorsa settimana durante il Supremo Consiglio di Stato dell’Unione Statale Bielorussia-Russia come il commercio tra il Cremlino e Minsk stia registrando un netto calo per il terzo anno consecutivo a conseguenza della crisi economica globale.  Nel 2015, infatti, lo scambio commerciale tra i due paesi è diminuito di più di un quarto.

Questo calo negli scambi commerciali ed anche negli investimenti stranieri ha imposto al Governo di Minsk di ricercare nuovi partner e la Cina si qualifica come uno dei migliori grazie anche al suo progetto Silk Road Economic Belt il quale, insieme alla rotta oceanica Maritime Silk Road, andrà a creare la One Belt, One Road, via di comunicazione pensata dal governo di Pechino per integrare e migliorare il commercio e gli investimenti nella regione Euroasiatica.

Da notare come la Cina negli ultimi anni ha attuato una politica commerciale che minaccia direttamente la Federazione Russa e le aree di suo interesse: non solo la Bielorussia è stata inserita all’interno del progetto della Nuova Via della Seta, ma anche la regione del Caucaso, in special modo Azerbaigian e Georgia, e l’area dell’Asia Centrale dove l’eterna lotta tra Mosca e Washington ha aperto spiragli di intervento a Pechino in paesi quali Tagikistan, Kirghizistan, Uzbekistan ed Afghanistan.


AUTORE

Giuliano Bifolchi. Analista geopolitico specializzato nel settore Sicurezza, Conflitti e Relazioni Internazionali. Laureato in Scienze Storiche presso l’Università Tor Vergata di Roma, ha conseguito un Master in Peace Building Management presso l’Università Pontificia San Bonaventura specializzandosi in Open Source Intelligence (OSINT) applicata al fenomeno terroristico della regione mediorientale e caucasica. Ha collaborato e continua a collaborare periodicamente con diverse testate giornalistiche e centri studi.