Analisi di uno scenario in evoluzione, ad Ufa anche il destino di noi europei

A molti sicuramente la città di Ufa in Russia (un milione d’abitanti, capitale della Repubblica di Baschiria) dice poco o nulla. In realtà in questa metropoli si è tenuto un meeting che dire fondamentale è poco. Si sono incontrati i BRICS, il blocco delle potenze emergenti comprendente Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa e contemporaneamente quello della Shanghai Cooperation Organization, organismo intergovernativo per la sicurezza e lo sviluppo economico che vede coinvolti ancora Cina e Russia e alcuni Paesi dell’Asia centrale come il Kazakistan, il Kirghizistan, il Tajikistan e l’Uzbekistan.Più o meno all’Unione Economica Eurasiatica guidata dalla Russia di Putin.

Le banche centrali dei BRICS (Brasile, India, Russia, Cina e Sudafrica) hanno firmato al summit di Ufa, nella Repubblica autonoma russa della Baschiria, un accordo sulle misure da prendere in caso di crisi, una decisione che potrebbe aiutare la Russia se l’Occidente rafforzerà le sanzioni contro Mosca. Ma la misura più attesa (e temuta) è stata sicuramente la creazione di un pool di riserve monetarie dei BRICS e proprio in questi giorni l’agenzia ufficiale russa Ria Novosti scrive esplicitamente che «Questa nuova struttura è un’alternativa al FMI ed alla Banca Mondiale, che sono controllati dagli Stati Uniti e che perdono poco a poco la loro influenza».

L’obiettivo dichiarato della Nuova Banca di sviluppo dei BRICS è quello di «Una allocazione mutuale da parte delle banche centrali dei Brics di mezzi finanziari in dollari Usa in caso di problemi di liquidità in dollari. Così la creazione di un tale meccanismo di sicurezza ha per obiettivo il mantenimento della stabilità finanziaria nei Paesi membri».

Quella nata al summit di Ufa sarà una delle più grandi istituzioni finanziarie del mondo, con un capitale dichiarato di 100 miliardi di dollari. La Cina ci metterà 41 miliardi di dollari, Russia, India e Brasile 18 miliardi ciascuno e il Sudafrica 5 miliardi.

La NDB dei BRICS avrà sede a Shanghai, che ha avviato le sue attività da ieri e, dopo la ratifica dei parlamenti indiano (aprile) e russo (marzo), in concomitanza con il summit di Ufa è arrivato il via libera anche dal parlamento Cinese e da quello sudafricano.

Da questa premessa molto legata ai dati economici è lecito passare ad una visione più geopolitica, da oggi infatti saranno molti i paesi che si rivolgeranno a questa nuova organizzazione che a differenza di UE ed USA ha nei cassetti una serie di piani di sviluppo sociale ed economico per paesi arretrati (e nel giogo occidentale, il Niger ne è un esempio) o stati (la Grecia) in difficoltà economiche evidenti. La strategia è semplice: mutuo aiuto per chi è in difficoltà, in cambio metodologia di sviluppo economico, tecnologico e militare. Il nodo militare infatti è fondamentale, Russia e Cina garantiscono appoggio concreto e attualmente molto vicino a quello dato dagli Usa.

La Cina sta mostrando i muscoli nel Pacifico, la Russia (ma spinta da Usa e Ue) in Nord Europa ed Ucraina. In queste ore Tsipras è in contatto diretto con Putin, ben lieto d’aiutare i greci in cambio d’una penetrazione russa in ambito mediterraneo ed europeo. Ma al meeting di Ufa i nodi saranno anche altri, il partner europeo a cui i BRICS guardano con attenzione è il nostro paese, l’Italia. Economicamente ancora tra le prime otto al mondo (dati 2015, febbraio), militarmente rilevante nel Mediterraneo e primo partner dei russi in Europa. All’Italia sarebbe più conveniente presentarsi ad Ufa che non a Bruxelles in questo momento.

L’UE perde i pezzi quindi? A rigor di logica sì. Dei 28 membri, la parte est (che ha nella Polonia la portavoce) spinge per vari motivi (di rivalsa per lo più) allo scontro con Putin, la parte mediterranea si sente tradita, la Gran Bretagna ha più di un piede fuori (in caso abbraccerebbe del tutto la dottrina politica Usa) e la Francia è ancora troppo narcisista per essere una guida. Rimane la Germania, forte economicamente perché all’interno del circuito Ue, verrebbe meno se l’Unione si sgretolasse, motivo per cui attualmente è spaventata da eventuali uscite brusche dal contesto europeo.

I BRICS invece hanno operato in modo totalmente diverso, la loro cooperazione non si basa sulla finanza speculativa ma sulla reciprocità ed il mutuo sviluppo. Russia e Cina sono i leader veri, ma non dettano l’agenda, nonostante siano i due paesi con più potenza economica. Questo meccanismo infatti ha invogliato paesi come quelli dell’Asia centrale a lavorare su questi tavoli piuttosto che su quelli europei. A ruota l’India, che ha si rapporti commerciali molto forti con Italia e Francia, ma ha destinato le proprie risorse primarie ai paesi dell’area BRICS.

Siamo nuovamente dinanzi ad un mondo bipolare? Da una parte gli Usa, dall’altra i BRICS (una sorta di nuovo Patto di Varsavia in chiave moderna). In realtà non proprio, la Russia è cooperante e non egemone e si pone sullo stesso piano (politico) del Sud Africa in seno a questi meeting (si evince dai verbali). Questo il grande nodo geopolitico: da una parte la Ue e gli Usa, il loro passato e una finanza speculativa, dall’altra paesi emergenti che vogliono impostare un sistema economico più a “progetto di sviluppo”.

A parole il confronto è nettamente a favore dei secondi, ricchi di materie prime, sarebbero i primi a sfruttarle in comunione per aumentare il benessere delle popolazioni all’interno di questo circuito (in Niger la Cina ci sta provando: costruisce scuole, ospedali, dighe in cambio di percentuali sulla vendita di uranio, assai basse rispetto a ciò che propongono i francesi). Ad Ufa quindi passa anche il destino dell’UE.

L’Unione Europea infatti appare vaso di coccio tra due di ferro, deve decidere (e presto) cosa diventare, solo cosi eviterà la diaspora (in certi casi anche violenta) dei suoi membri. L’unica soluzione per contare qualcosa è creare gli Stati Uniti d’Europa, questo super stato avrebbe capacità economiche e militari notevolissime e potrebbe trattare alla pari con Usa e BRICS, potrebbe cercare una cooperazione con il nord Africa ed il Medio Oriente (attualmente alla ricerca di un’identità che vada oltre la regione). L’Italia potrebbe svolgere un ruolo ponte e diventare il cardine tra il sud ed il nord Europa, proponendosi come baricentro del Mediterraneo, il ruolo che Putin vorrebbe darci nel suo progetto a lungo termine (nel pacchetto anche un ruolo per l’Eni a livello energetico e nuovi mercati per Finmeccanica e Fincantieri, senza contare l’agroalimentare ed l’indotto turistico di ritorno).

La partita si giocherà in questi mesi e la crisi greca sarà lo spartiacque, in Grecia si gioca il futuro d’Europa, sta a noi europei se scegliere l’ Europa dei popoli o delle speculazioni finanziarie. Dovessimo propendere per la seconda allora la cooperazione con i BRICS per il nostro paese sarebbe fondamentale. Abbiamo in mano delle carte, sta a noi giocarle nel modo più corretto e redditizio.

Fonti: greenreport.it, meetings Bric e Brics, Ocse database, Rapporti FMI 2010-2015

Versione in lingua russa al seguente link.


AUTORE

Marco Pugliese. Originario di Bolzano, collabora  con diverse testate come articolista d’analisi geopolitiche, storiche ed economiche. Tra le sue attività di studio e ricerca figurano anche l’organizzazione e partecipazione a conferenze in ambito storico, economico e geopolitico e la consulenza presso enti culturali formatore in ambito storico.