Lo slancio del Kurdistan irq. verso l’emancipazione. Intervista a Nazhad Aziz Surme

ERBIL (Iraq) – Dalla persecuzioni di Saddam Hussein al muro eretto per fermare i jihadisti dello Stato Islamico: l’evoluzione del Kurdistan è la corsa ad ostacoli di un popolo che vuole, che pretende la propria emancipazione in un quadro geopolitico difficile, dove la guerra, la crisi economica e la gestione dei molti profughi rendono il futuro, se non incerto, quanto meno imprevedibile.

Eppure c’è chi ha lottato e lotta per andare avanti: Nazhad Aziz Surme ha alle spalle una storia fatta di penna e di passione politica iniziata a 14 anni, quando giovanissimo parlava ad una radio allora clandestina, di opposizione al regime Baath. “Si tratta della prima radio clandestina del Medio Oriente – ci racconta – , nata nel 1963 con lo scopo di dare voce alla lotta contro il regime. Nel 1974 vi è stata la seconda rivolta dei curdi guidata da Mustafà Barzani per l’autonomia della regione e la radio ha svolto un ruolo fondamentale”.

Surme, che è archeologo, scrittore, poeta e traduttore, è stato direttore del principale quotidiano della regione, Khabat, e deputato per più legislature. La sua testimonianza è qualcosa di più di un semplice percorso di vita: è una finestra tra passato e presente che aiuta a comprendere le vicessitudini di questo angolo di mondo. Ci racconta che “Saddam Hussein aveva programmato di annientare il popolo curdo, tanto che vennero distrutti ben 8mila villaggi e deportati oltre 180mila individui al confine fra l’Iraq e l’Arabia Saudita, della maggior parte dei quali non si è più saputo nulla. Sono state impiegate le armi chimiche, contro i curdi. Chi era all’opposizione veniva arrestato o messo a tacere, ed anch’io sono stato in carcere, a Baghdad. Per cui la caduta di Saddam Hussein è stata per noi una liberazione, e negli anni Novanta è stata creata la Regione autonoma del Kurdistan irq. con la linea di demarcazione al 36mo parallelo, per proteggere il popolo curdo. Da allora ho preso parte all’avvio di un’informazione libera e valida, utile a comunicare con l’estero”.

Eppure è stato il Partito Democratico curdo a ricorrere a Saddam Hussein per prendere il controllo di Erbil nella lotta contro il Partito Patriottico curdo…

“Allora vi era la guerra civile interna fra il Partito Democratico, con base ad Erbil, e il Partito Patriottico di Sulaymanyya. È vero, è stato chiesto aiuto a Saddam Hussein per riprendere il controllo di Erbil, ma questa è una ferita aperta, una pagina brutta della nostra storia”.

Com’è finita?

“Anche grazie all’intervento da fuori, in particolare alla mediazione di Francia e dell’allora segretario Usa Madeleine Allbright, si è riavviato il dialogo e si è giunti alla pace, la quale è alla base di tutto“.

Come vede la situazione di oggi e come immagina quella di domani per il Kurdistan iracheno?

“In questo momento soffriamo, come nel resto del mondo, la crisi economica. I villaggi distrutti da Saddam Hussein erano entità produttive, oggi il prezzo del petrolio, nostra prima risorsa, è crollato, vi è la guerra, vi sono i profughi da gestire… nonostante tutto, nonostante la situazione in cui si trova Baghdad, il Kurdistan è rimasto in piedi“.

Vi è tuttavia una crisi politica, che vede il Parlamento sostanzialmente fermo da ottobre e il governo addirittura da settembre, poi la questione inerente la presidenza, con il mandato di Masud Barzani procrastinato ben oltre la scadenza di agosto, anche perchè i partiti non hanno trovato un accordo…

“Oggi c’è l’Isis e certamente vi sono state influenze straniere per destabilizzare la regione: una questione come la presidenza passa in secondo piano per la gente che aspetta lo stipendio da quattro mesi”.

E per l’indipendenza?

“Si tratta di un nostro diritto, se non l’otteniamo oggi, la otterremo domani. Nostro compito è preparare il terreno, per gli obiettivi futuri”.


Intervista pubblicata da Notizie Geopolitiche in merito al viaggio in Kurdistan avvenuto dal 21 al 27 febbraio 2016 come forma di supporto allo Speciale Iraq. Il team in Kurdistan era composto da Giuliano Bifolchi, Enrico Oliari ed Ehsan Soltani. Maggiori informazioni in merito al Kurdistan ed al progetto Speciale Iraq sono reperibili contattando la Segreteria dell’Associazione all’indirizzo di posta elettronica info@asrie.org oppure contattando il numero di telefono +39 328 927 4799.