La Russia incrementa la lotta al terrorismo nel Caucaso del Nord

Il mese di agosto ha visto le forze di sicurezza russe cimentarsi in un grande sforzo nel contrasto al fenomeno terroristico presente nel Distretto Federale del Caucaso del Nord riuscendo ad assestare duri colpi sia all’Emirato del Caucaso, storica organizzazione sorta 8 anni fa che attualmente vede in serio pericolo la propria sopravvivenza, sia al braccio caucasico dello Stato Islamico nato come forma di supporto regionale al Califfato.

Parlando dell’Emirato del Caucaso (Imarat Kavkaz), con la recente operazione antiterrorismo lanciata in agosto nel distretto di Untsukul nella Repubblica del Dagestan, l’organizzazione ha perso tre dei suoi principali comandanti, tra cui anche il leader stesso, accusando un durissimo colpo che potrebbe porre fine alla sua esistenza. Secondo le fonti della polizia il regime di antiterrorismo era stato introdotto nel distretto il giorno 10 agosto dopo che le forze di sicurezza avevano ricevuto l’informazione circa la presenza di forze ribelli nell’area; i check point organizzati per impedire la fuga, la chiusura del tunnel di Gimry e l’imponente e stretto controllo delle vie di comunicazione e dei movimenti dei residenti dell’area lasciavano ipotizzare, come evidenziato da alcuni media locali, l’intento da parte delle forze di sicurezza di eliminare i ribelli. Le forze governative hanno quindi lanciato degli attacchi sull’area montana dove erano presumibilmente nascosti i ribelli utilizzando l’artiglieria e le forze aeree riuscendo ad eliminare subito quattro militanti e continuando le ricerche di altri tre ingaggiando uno scontro a fuoco che aveva provocato il ferimento di un agente di sicurezza.

Tra i ribelli uccisi nell’operazione delle forze di sicurezza figuravano il nuovo leader dell’Emirato del Caucaso Abu Usman Gimrinsky (Magomed Suleimanov), originario del distretto di Untsukul, il comandante ed emiro del Velayat Dagestan Said Arakansky (Kamil Saidov) ed il comandante ed emiro del Settore Montano del Velayat Dagestan Abu Dujan (Abdulla Abdullaev).

Con la conferma dell’uccisione dei tre comandanti e del leader dell’Emirato del Caucaso avvenuta l’11 agosto 2015 anche da parte del portale Kavkazcenter, braccio mediatico su Internet delle forze ribelli, è possibile affermare che l’organizzazione caucasica ha perso in pratica le figure principali della propria leadership ed ora sarà impegnata nella ricerca di una nuova guida tra un gruppo molto ristretto di potenziali candidati.

Guardando alla storia dell’Emirato del Caucaso negli ultimi anni si deve sottolineare che dopo la morte dello storico leader Doku Umarov l’organizzazione sembra aver perso una vera guida carismatica capace di concentrare l’attenzione sulla jihad nel Caucaso e di non far disperdere le forze all’interno dei conflitti in Siria ed Iraq. Dopo la morte del leggendario Umarov, il primo scossone all’interno dell’Emirato si era avuto a fine 2014 quando numerosi comandanti di spicco decisero di offrire la propria alleanza ad Abu Bakr al-Baghdadi creando quindi un ramo dello Stato Islamico all’interno della regione caucasica guidato da Amir Rustam Asilderov. Con la successiva morte del leader dell’Emirato Amir Abu Muhammad (Aliaskhab Kebekov), successore di Doku Ummarov eliminato nell’aprile del 2015, l’organizzazione aveva cercato di sopravvivere ponendo una nuova struttura militare nel Dagestan, la repubblica più colpita dal fenomeno terroristico nella regione nord caucasica, cercando di contrastare l’emergere della figura dello Stato Islamico con la quale, secondo quanto affermato dagli esperti del settore, sembrava contendersi il ruolo di vero e reale rappresentante della resistenza islamica nella regione fino al mese di agosto 2015 quando con la morte di Abu Usman Gimrinsky l’Emirato sembra essere giunto al capolinea.

Secondo Akhmet Yarlykapov, esperto russo della regione nord caucasica e del fenomeno terroristico locale e ricercatore presso l’Istituto di Antropologia ed Etnologia di Mosca, attualmente la via più plausibile potrebbe essere quella dell’unione delle rimanenti forze ribelli con lo Stato Islamico; di differente opinione invece Aleksei Malashenko, presidente del Carnegie Moscow Center’s Religion, Society, and Security Program, il quale sostiene che è troppo presto parlare di una dissoluzione dell’Emirato visto che nel breve o lungo termine potrà riemergere sfruttando anche la grande propensione dei giovani del Caucaso verso lo studio e l’approfondimento della lingua araba e della religione islamica.

L’attuale situazione in cui versa l’Emirato non può però far esultare completamente il Cremlino e pensare ad una vittoria nei confronti delle forze ribelli e del fenomeno terroristico nel Distretto Federale del Caucaso del Nord; infatti la perdita di potere dell’Emirato sta favorendo l’ascesa dello Stato Islamico, organizzazione capace grazie ad un forte braccio mediatico e alle proprie operazioni in Iraq e Siria di ottenere adesioni tra i giovani caucasici.

Per contrastare questo nuovo fenomeno nel mese di agosto 2015 le forze di sicurezza hanno lanciato una serie di operazioni speciali e imposto il regime di antiterrorismo in diversi distretti dell’area nord caucasica; il 2 agosto c’era stato lo scontro tra le forze di polizia, militari e dell’FSB contro un gruppo di militanti nell’area del villaggio di Dattykh nel distretto di Sunzha della Repubblica dell’Inguscezia caratterizzata dalla presenza di soltanto 250 abitanti, luogo di attrazione per i militanti perché posto al confine con la Cecenia ed in grado di facilitare il passaggio tra le due repubbliche grazie ai sentieri nell’area montana. Al termine degli scontri le forze di sicurezza hanno identificato i ribelli uccisi (Rakhim Kasybaev, Muslim Mekhtiev, Gairbek Jamaldinov, Ramzan Magomadov, Magomed Zaurbekov, Imam Utsimiev e Adam Tagilov) come i membri della Jama’at cecena di base nel distretto di Achkhoi Martan guidata dallo stesso Adam Tagilov sospettato di aver organizzato l’attacco di Grozny avvenuto il 4 dicembre 2014.

La Commissione Nazionale Antiterrorismo (NAK) della Russia al termine dell’operazione ha informato i media di aver avuto notizia circa la presenza nell’area di Dattykh di un gruppo armato ed aveva quindi deciso di avviare un’azione con l’obiettivo di ridurre al minimo le perdite tra le fila governative. Anche in questo caso l’utilizzo di mine lungo la possibile via di fuga dei ribelli aveva fatto in modo di creare una trappola senza via di scampo.

I media russi hanno enfatizzato l’accaduto come una delle vittorie più importanti nella guerra contro lo Stato Islamico presente nel Caucaso del Nord grazie all’eliminazione di un intero gruppo compreso il proprio comandante.

Il giorno successivo un altro successo è stato ottenuto dalle forze di sicurezza russe nella Repubblica di Kabardino-Balkaria dopo che la polizia aveva scoperto un gruppo di militanti in un’area della città di Nalchik chiamata Aleksandrovka. Il rifiuto di arrendersi aveva quindi dato il via all’operazione condotta questa volta dalle forze locali di polizia e dall’FSB costringendo il gruppo ribelle a rimanere assediato tra il sesto ed il settimo piano dello stabile abitativo e ad ingaggiare uno scontro a fuoco; al termine dell’operazione tutte le forze ribelli (Bolat Likhov, 23 anni residente nel distretto di Zol, Anzor Tengizov, 22 anni residente nel distretto di Bolat Likhov, Adam Shogenov, 24 anni, Muaed Tyazhgov, 25 anni, Adam Nogerov, 30 anni, e sua moglie Zukhra, 20 anni, possessori dell’appartamento) accusate dell’uccisione di Takhir Guziev, colonnello di polizia del distretto di Cherek in Kabardino-Balkaria, sono state eliminate dalle forze di sicurezza.

La morte di questi sei ribelli si aggiunge a quella di altri sei sospetti militanti avvenuta sempre in una operazione speciale nella regione di Nalchik che dimostra come le forze russe abbiano assestato un duro colpo alla Jama’at di Kabardino-Balkaria ed in generale alle forze fedeli allo Stato Islamico nella regione.

In conclusione, alla luce dei recenti eventi, è possibile affermare che la Russia ha incrementato la propria forma di contrasto al terrorismo nella regione caucasica colpendo duramente sia l’Emirato del Caucaso, storico nemico di Mosca, sia il nascente Stato Islamico verso il quale si impegna anche a livello internazionale appoggiando il Governo di Bashar al-Assad in Siria. Bisognerà chiedersi se questo grande sforzo del Cremlino riuscirà realmente a pacificare il Caucaso del Nord oppure se le sorti di Iraq e Siria avranno la capacità di influenzare direttamente la Federazione Russa, in special modo dopo il ritorno dei combattenti jihadisti in patria.


AUTORE

Giuliano Bifolchi. Analista geopolitico specializzato nel settore Sicurezza, Conflitti e Relazioni Internazionali. Laureato in Scienze Storiche presso l’Università Tor Vergata di Roma, ha conseguito un Master in Peace Building Management presso l’Università Pontificia San Bonaventura specializzandosi in Open Source Intelligence (OSINT) applicata al fenomeno terroristico della regione mediorientale e caucasica. Ha collaborato e continua a collaborare periodicamente con diverse testate giornalistiche e centri studi.