Astana ponte tra Europa ed Asia

Il 6 luglio 2015 la città di Astana ha celebrato il suo diciassettesimo anniversario come capitale del Kazakhstan evidenziando ancora di più il suo ruolo geopolitico e strategico e la sua funzione di ponte tra l’Europa e l’Asia. Allargando l’immagine all’intero Stato kazako è possibile sottolineare come la sua posizione geografica tra due potenze come la Federazione Russa e la Cina, le sue risorse naturali (tra cui spiccano petrolio e minerali), e la sua localizzazione a metà strada tra il Mar Caspio e l’Europa forniscono al paese un ruolo unico che fa ben sperare per lo sviluppo economico nazionale.

Astana: storia di una capitale propensa verso il futuro

Negli ultimi 17 anni la città di Astana è divenuta il simbolo della politica nazionale del presidente Nazarbayev e della dinamicità e slancio del Kazakhstan; come evidenziato dallo stesso presidente kazako:

“la nuova capitale ha saputo infondere vitalità in tutte le regioni del Kazakhstan e rinvigorire lo spirito e la coscienza nazionali…Astana è il simbolo del rinnovamento del Kazakhstan, il simbolo dell’inesauribile energia creativa del suo popolo multietnico. E’ il simbolo della fiducia di un popolo nelle proprie forze, un popolo che in tempi non facilissimi per il paese, ha avviato la costruzione della nuova capitale. E’ il simbolo della speranza e della fiducia di una nazione che, conquistata la libertà, crede nel suo futuro di benessere e in quello delle generazioni a venire.” [1]

Il processo di affermazione della capitale a livello nazionale e poi mondiale era stato accolto da grande scetticismo nel 1995, data nella quale Nazarbayev propose il trasferimento della capitale da Almaty alla piccola cittadina di Akmola (nome originale di Astana, precedentemente chiamata durante il periodo sovietico Tselinograd) situata nella steppa e con una economia caratterizzata da un discreto sviluppo tra gli anni ’50 e ’60 grazie alla volontà di Nikita Kruscev di renderla un centro amministrativo del progetto della coltivazione delle terre vergini che, seppur ebbe un esito fallimentare, fu in grado di richiamare l’attenzione di migliaia di contadini sovietici.

Ma quali erano i timori che pervasero l’opinione pubblica dopo le dichiarazioni di Nazarbayev di spostare la capitale da Almaty ad Akmola? In primis l’ubicazione in un territorio caratterizzato da temperature rigide, a cui seguivano le preoccupazioni date dallo spostamento di un intero apparato amministrativo, statale e governativo che avrebbe potuto generare il caos nel paese. Inoltre enormi erano le differenze tra l’allora capitale Almaty, centro politico e culturale del Paese con una sua tradizione storica di rilievo, ed Akmola, piccola cittadina mancante di prestigio e fascino.

I timori e le paure rimasero infondate visto che la macchina statale riuscì in tempi record a trasformare la città sostituendo gli edifici di epoca sovietica con palazzi, vie e piazze realizzati con design innovativi grazie all’apporto professionale di architetti provenienti da tutto il mondo.

Il termine Astana significa proprio “capitale” in lingua kazaka, fattore che nell’ottica di trasferimento della capitale, ufficializzato tra dicembre 1997 e gennaio 1998, avrebbe favorito la promozione della città. Scelta contestata dai media occidentali fin dall’inizio, Astana deve essere vista come la volontà del presidente di trasferire la capitale al centro geografico del paese interpretando il concetto di armonia ed equilibrio tra le varie componenti nazionali dello Stato multietnico e di crocevia di culture, religioni ed economie, esaltandone il ruolo di ponte tra Europa ed Asia.

Il Forum Economico di Astana [3] che si è svolto nel mese di maggio 2015 è stato la dimostrazione del successo economico che sta raggiungendo il Kazakhstan grazie proprio ad una capitale così importante a livello mondiale; oggigiorno la città ha raggiunto il milione di abitanti in meno di venti anni, risultato notevole, mentre l’economia nazionale ha registrato un notevole progresso attirando gli interessi di potenze mondiali come Federazione Russa, Repubblica Islamica dell’Iran e Cina, ben rappresentate durante il Forum Economico.

Il Kazakhstan oggi: potenza regionale emergente

Tra il 2000 ed il 2013 il tasso di povertà del è sceso dal 47% al 3%, indice dello sviluppo nazionale evidenziato da una crescita del PIL pari al 6% nel 2013 ed al 4,6% nel 2014 con un PIL pro capite capace di raggiungere i 24 mila dollari.

L’educazione rimane uno dei temi principali del paese e grazie all’alto livello di istruzione e alla parità di genere il paese nel 2011 era stato inserito ai primi posti dell’Indice di Sviluppo dell’Educazione dell’UNESCO [4] [5]. Anche al settore benessere e salute viene conferita una grande importanza insieme a quello bancario in modo da favorire la diversificazione economica e ridurre la dipendenza dalle esportazioni di petrolio le quali hanno favorito in passato la stabilità e la crescita economica.

Lo Stato kazako va inoltre a ricoprire un ruolo di fondamentale importanza nel progetto di realizzazione della Nuova Via della Seta avviato da Pechino a dimostrazione del valore geopolitico e strategico che ricopre; infatti, attraverso la Cooperazione Economica Regionale dell’Asia Centrale (CAREC), i programmi per la creazione di un corridoio internazionale che uniscano la Cina con l’Europa Occidentale, grazie anche all’apporto di istituzioni multilaterali e banche di sviluppo pronte a fornire miliardi di dollari in forma di prestiti, Pechino vede sempre più vicino il progetto di ridare vita e nuovo vigore all’antica rotta commerciale della seta per poterla utilizzare come via preferenziale per le esportazioni cinesi e come una strada sicura per le importazioni di energia.

La Cina può essere considerata uno dei partner commerciali principali per il Kazakhstan visti gli interessi per il petrolio e per i minerali; nel 2005, ad esempio, Pechino ha comprato la compagnia PetroKazakhstan, la quale controlla il secondo più grande gruppo di riserve petrolifere nel paese.

Il totale dei prestiti, dei fondi economici e della assistenza tecnica forniti dalla Banca di Sviluppo Asiatico (ADB) è stato stimato essere pari a 3.4 miliardi di dollari a cui devono essere aggiunti i 6.2 miliardi di dollari erogati dalla Banca Europea di Ricostruzione e Sviluppo “EBRD” ed i 6.8 miliardi della Banca Mondiale, a dimostrazione della fiducia che le istituzioni internazionali ripongono nel Kazakhstan e dell’interesse nel sostenere una economia forte basata sulla diversificazione e sulla modernità.

Tra i principali partner commerciali dello Stato kazako è possibile annoverare la Repubblica Popolare Cinese, la Francia, la Federazione Russa e la Germania, nazioni i cui interessi vanno dallo sfruttamento delle risorse energetiche e dei minerali fino ad arrivare alla volontà di creare legami forti e duraturi con uno dei paesi chiave dell’Asia Centrale.

In conclusione è possibile affermare che l’evoluzione della capitale Astana ha seguito di pari passo quella del Kazakhstan, quindi la modernità e rapidità di espansione dimostrati dalla odierna capitale rispecchiano anche quelle dello Stato centroasiatico ed evidenziano un progetto più ampio che lo stesso Nazarbayev ha esteso a tutto il paese con l’obiettivo di farlo divenire un hub economico, commerciale e politico di importanza regionale che possa interagire con le potenze mondiali grazie alla vicinanza (Cina, Federazione Russa ed Iran) oppure alle relazioni internazionali (Unione Europea in primis).

Fonti

[1] Nazarbayev N. A., Nel cuore dell’Eurasia, Sassari, Ikimbe, 2013

[2] Astana Day” to Celebrate the city’s 17th anniversary as Kazakhstan’s capital, Kazakh World

[3] Program of Astana Economic Forum, Forum – Astana

[4] The Education for All Development Index, UNESCO

[5] Statistical tables, UNESCO


AUTORE

Giuliano Bifolchi. Analista geopolitico specializzato nel settore Sicurezza, Conflitti e Relazioni Internazionali. Laureato in Scienze Storiche presso l’Università Tor Vergata di Roma, ha conseguito un Master in Peace Building Management presso l’Università Pontificia San Bonaventura specializzandosi in Open Source Intelligence (OSINT) applicata al fenomeno terroristico della regione mediorientale e caucasica. Ha collaborato e continua a collaborare periodicamente con diverse testate giornalistiche e centri studi.