La presenza dell’ISIS in Libia

Nel 2014 il Majlis Shura Shabab al-Islam (Consiglio della Shura dei giovani islamici) presta giuramento di fedeltà all’Isis, seguendo lo stesso schema dei diversi gruppi sparsi in Libia, come Ansal al-Sharia, che hanno giurato fedeltà all’ISIS costituendo tre provincie dello Stato Islamico nel paese: Wilaya Barqa (Cirenaica), Wilaya Tarabulus (Tripoli) e Wilaya Fezzan (Fezzan). Per cercare di comprendere l’affiliazione delle forze jihadiste autoctone del paese al brand ISIS è necessaria un’analisi del jihad in Libia e dei suoi principali esponenti.

L’Islam radicale in Libia

Il disgregarsi delle istituzioni libiche ed il quadro di frammentazione dell’uso della forza ha alimentato la presenza dell’Islam radicale nel Paese. Con il fine di conoscere ed approfondire il fenomeno dell’Islam radicale in Libia bisogna scavare nella tradizione jihadista della Cirenaica, un fattore rilevante per capire il quadro socio-culturale di matrice jihadista che ha accompagnato il paese fin dalle prime fasi della rivolta.

Risulta tuttavia necessaria una premessa ideologica: l’unico modo per dissentire dal regime di Gheddafi era quello di aderire ai movimenti jihadisti internazionali. Negli anni novanta il gruppo di opposizione Libico era il Libya Islamic Fighting Group (LIFG), un’organizzazione clandestina di matrice islamica radicale formatosi in Afghanistan che puntava alla caduta del regime della Jamahiriya. Essa era inizialmente in contrasto con gli ideali di al-Qaida nel Maghreb (AQIM) ma fu costretta ad aderirvi per sfruttare la logistica presente nel territorio. L’Intelligence americana scoprì, dopo un blitz in Iraq, che i libici rappresentavano il contingente più numeroso di combattenti presenti in Iraq e più della metà dei volontari del jihad iracheno arrivavano da Derna, città della Cirenaica. L’ex numero due di al-Qaida, Abu Yahya al-Libi, era cittadino libico, considerato dagli Stati Uniti uno degli uomini più importanti alla guida dell’organizzazione terroristica dopo la morte di Osama Bin Laden. La presenza jihadista emerge fin dalle prime fasi della rivoluzione soprattutto in Cirenaica, con due attentati significativi: 11 Febbraio 2011, attacco alla stazione di polizia ed edifici governativi, ed il 20 febbraio 2011, attacco al quartier generale di Gheddafi, rivendicati da alcuni esponenti di al-Qaida.

La conferma del jihad nella rivoluzione si riscontra anche nella presenza di esponenti guida di diverse milizie islamiche come Abdel Hakim Belhaj responsabile del Tripoly Military Council, organizzazione militare che prese Tripoli nell’Agosto del 2011. Belhaj era veterano della guerra russo-afghana ed affiliato al LIFG. Il coinvolgimento delle numerose forze islamiste radicali contro il regime ha fatto sì che la Libia diventasse covo di innumerevoli gruppi salafiti jihadisti.

Uno degli attori principali delle dinamiche politiche libiche è Ansar al-Sharia, gruppo che si sviluppa grazie agli eventi rivoluzionari nel paese e formato da compagini di estrazione islamico radicale quali: brigate Abu Obayda bin al-Jarah, le brigate Malik e il gruppo dei martiri del 17 Febbraio. Il leader di tale gruppo, Mohammad al-Zahawi, ha dichiarato la volontà di deporre le armi se la futura costituzione del paese contenesse la sharia,  inoltre ha sottolineato il negato coinvolgimento con al-Qaida e gruppi di espressione del jihadismo internazionale, soffermandosi sul ruolo che l’organizzazione gioca in Libia. Il quartier generale dell’organizzazione si sviluppa a Bengasi e dopo la caduta di Gheddafi si è ampliata nelle zone di Derna (Cirenaica). Caratteristica principale di Ansar al-Sharia è la sua distinzione dagli altri gruppi per l’attenzione alla jihad locale, infatti l’organizzazione ha sviluppato una serie di attività sociali legate alla Da’wa. Tuttavia si registra in più di un’occasione il coinvolgimento del gruppo nel supportare logisticamente militanti di al-Qaida per la preparazione di jihadisti diretti in Siria. Per tal motivo dagli osservatori internazionali viene etichettato come uno dei referenti del jihad in Libia, anche se ad oggi non è ancora ben chiara la collaborazione con la leadership di al-Qaida.

Infatti dopo l’attentato del 11 settembre 2012 all’ambasciata statunitense Ansar al-Sharia ha mostrato collaborazione ed apertura per smarcarsi dall’accusa di affiliazione con quest’ultima. Nel giugno del 2012 il gruppo ha tenuto in piazza a Bengasi un raduno delle milizie islamico radicali della Cirenaica mostrando un tentativo di federare tra di loro i vari gruppi radicali del paese. Possiamo far risalire la strategia dell’organizzazione del paese a tre distinte direttrici: costituzione di un jihad locale in Libia in sostituzione della frammentare istituzioni nel paese; raggruppamento sotto il proprio comando delle forze islamico radicali del paese; diventare il punto focale del jihad internazionale nel Maqreb.

Se uno dei principali gruppi islamisti radicali nel Paese è Ansar al-Sharia gli analisti registrano la presenza di al-Qaida fin dai primi mesi della rivolta. Un reportage della CNN afferma che un suo affiliato, un libico vissuto nel Regno Unito, Abdal-Baset Azzouz, sarebbe stato mandato in Libia con lo scopo di reclutare combattenti al confine con l’Egitto. Il reporter stima il reclutamento di circa duecento combattenti libici con una forte leadership di al-Qaida coadiuvati da un ingegnere informatico, Abu Anas al-Libi, che fungeva da collegamento tra i gruppi locali salafiti l’organizzazione stessa, con lo scopo di orientarli al jihad globale. I principali obiettivi di al Qaida in Libia sono volti a voler trasformare il Paese in una zona franca per importanti traffici illeciti, stabilire un collegamento tra i leader dell’organizzazione ed i gruppi locali per attirarli nel jihad globale.

La bai’a all’ISIS 

Il territorio fertile creato dalle frange jihadiste nel Paese ha fatto da catalizzatore alla propaganda effettuata dal Califfato Islamico. Il jihad locale, alla luce delle frammentarie istituzioni ed allo stato di caos che dilaga nel Paese, ha iniziato a guardare l’ISIS come punto di riferimento per costituire nel territorio una organizzazione di matrice islamico radicale che potesse garantire il superamento dello status quo per la costituzione di uno Stato Islamico in Libia. Nell’estate del 2014 il capo dell’ISIS Abu Bakr al Baghdadi mandò dei suoi collaboratori in Libia per verificare la collaborazione con i jihadisti locali e per arruolare nuove milizie nelle moschee in Libia e soprattutto a Derna. In seguito venne chiesto al gruppo di concentrarsi non più sul reclutamento, ma nella preparazione di attentati in Libia, come quello avvenuto al Hotel Corinthia (Tripoli).

Attratti dalla forte propaganda dell’ISIS e dalla comune appartenenza al pensiero jihadista, diversi gruppi libici hanno giurato fedeltà all’organizzazione. Ad aprile del 2014 il gruppo Majlis Shura Shabab al-Islam (Consiglio della Shura dei giovani islamici) si proclama primo territorio esterno annesso al Califfato nella città di Derna e viene riconosciuto, nell’ottobre dello stesso anno, da al Baghdadi come provincia del Califfato rinominato Wilaya Barqa. Altri gruppi sparsi in Libia hanno giurato fedeltà al Califfo come alcuni membri di Ansar al-Sharia a Bengasi e diverse milizie jihadiste nei pressi di Tripoli, di Sirte e di Naufaliyya che sono state annesse al Califfato. Nonostante l’ampia frammentazione libica, ISIS, come sostiene M. Arnaboldi, ha istituito tre province nel Paese, ossia Wilaya Barqa (Cirenaica), Wilaya Tarabulus (Tripoli) e Wilaya Fezzan.

Nei mesi scorsi ha iniziato a circolare tra i sostenitori dello Stato Islamico un breve documento intitolato “Libia una porta strategica di accesso per lo Stato Islamico”. In questo documento vengono illustrati i motivi dello sviluppo dell’ISIS nella provincia libica, ossia la volontà di alleggerire la pressione internazionale sul califfato in Siria ed Iraq e di recuperare equipaggiamento bellico in territorio libico. Il documento si sofferma sulla posizione strategica della Libia con i paesi confinanti dotati di regole antiterroristiche più rigide di quelle attuate in Libia, e questo potrebbe far valutare lo scenario libico come una possibilità di attirare combattenti stranieri dall’estero. Infine nel documento viene sottolineata l’importanza della posizione geografica della Libia come porta di accesso verso l’Europa meridionale per futuri attacchi terroristici.

Fonti:

  • “Il nuovo jihad in nord Africa e nel Sahel”, Osservatorio di politica internazionale n.75, maggio 2013
  • M. Arnaboldi, “Le provincie del califfato”, ISPI, 10 Febbraio 2015;
  • N. Robertson and P. Criuckshank, “Al Qeada Sent Fighters to Libya”, CNN, 30 dicembre 2011
  • Matt Bradley, “Islamic State Gained Strength in Libya by Co-Opting Local Jihadists”, Wall Street Journal,17 febbraio 2015
  • http://www.quilliamfoundation.org/wp/wp-content/uploads/publications/free/libya-the-strategic-gateway-for-the-is.pdf

AUTORE

Gaetano Mauro Potenza. Analista laureato in Scienze della Difesa e della Sicurezza, si occupa di Country analysis e security management.