Opportunità di investimento in Russia e Crimea

Da un anno la Crimea è divenuta indipendente, dopo lo scoppio della Crisi Ucraina, e le conseguenze economiche derivanti dalle sanzioni non hanno tardato a farsi sentire in primis all’interno della Federazione Russa e, di riflesso, anche in Italia ed Europa. Lo scorso venerdì 20 marzo 2015 a Milano si è svolto il Convegno “Russia e Crimea – due grandi opportunità per le imprese“, promosso all’Associazione Lombardia Russa, il cui fine era quello di comprendere come poter superare gli ostacoli burocratici e diplomatici che bloccano le relazioni economiche italo-russe discutendo tali problematiche con  imprenditori e politici italiani e russi che vi hanno preso parte. 

Il Convegno di Milano permettere di sottolineare tre aspetti importanti della Crimea e dell’operato di Mosca nei confronti di questo territorio:

  1. La presenza di un progetto di sviluppo nazionale e territoriale supportato dall’erogazione di finanziamenti mirati a modernizzare le infrastrutture presenti sul territorio e  dallo sfruttamento le risorse naturali in loco
  2. Il programma di attrazione di investimenti esteri fondato sulle agevolazioni fiscali e la riduzione di pratiche burocratiche in grado di favorire l’ingresso di capitali stranieri
  3. La presenza di una Zona Libera Economica della Crimea capace di attrarre le imprese straniere i cui investimenti sono garantiti dalla legislazione vigente

Nello specifico da quanto si apprende dal Viceministro della Federazione Russa per lo Sviluppo della Crimea, Elena Abramova, Mosca considera le sanzioni economiche avviate dall’Unione Europea momentanee e quindi il periodo di difficoltà economica, burocratica ed amministrativa che sta caratterizzando la Crimea dovrebbe essere superato grazie al programma di sviluppo ideato dal Cremlino.

Parlando dell’andamento economico il Ministro della Crimea per lo Sviluppo Economico, Nikolaj Koryazhkin, ha evidenziato come il paese stia registrando uno sviluppo in tempi brevi e veloci e come una grande attenzione deve essere data al mercato immobiliare il quale offre ottime possibilità essendo presenti sul territorio strutture le quali, con opportune opere di restauro e modernizzazione, potrebbero divenire hotel e centri benessere in grado di richiamare l’attenzione dei turisti.

Alle strutture già presenti si devono aggiungere le risorse naturali sul territorio le quali potranno essere utilizzate per favorire lo sviluppo del settore industriale (da quella del gas fino a quella alimentare) grazie anche a delle leggi speciali mirate a proteggere gli interessi degli imprenditori (e quindi dei capitali esteri); a tal proposito nel mese di aprile tali disposizioni legislative verranno ampliate garantendo maggiori diritti e benefits agli stranieri che entreranno in partnership con i locali.

A questi dati è possibile aggiungere quelli forniti dal Segretario Particolare del Ministro della Federazione Russa per lo Sviluppo della Crimea, Vadim Tretyakov, il quale ha dichiarato che le agevolazioni fiscali e doganali avviate in Crimea, unite ad una procedura di partecipazione al programma di sviluppo economico semplificata, saranno in grado di far risparmiare ad una impresa anche il 30%.

Parlando di Crimea è quindi possibile dire che tale paese ha vissuto un anno in termini di adattamento al sistema economico russo e che il periodo di transizione sembrerebbe finito grazie alla creazione di una Zona Economica Libera, alla crescita del gettito fiscale a fronte di un aumento dei prezzi e dei servizi; secondo gli esperti, però, le difficoltà economiche per la penisola continueranno fino alla realizzazione di un corridoio di trasporto affidabile con la terraferma che permetta ed agevoli il commercio e gli scambi.

Federazione Russa alla ricerca di partner commerciali

Ampliando il discorso dalla penisola all’intera Russia occorre domandarsi quindi se sia intelligente in questo periodo storico iniziare o continuare una attività commerciale o di investimento all’interno della Federazione Russa ed in special modo in Crimea: per rispondere a tale quesito bisogna evidenziare come attualmente le autorità russe hanno avviato un intenso programma di relazioni e contatti con paesi dell’area del Pacifico e dell’America Latina con l’obiettivo di trovare nuovi partners commerciali e nuovi investitori. Da quanto è emerso dal Forum Economico di Krasnoyarsk, tramite le parole del Vice Primo Ministro russo Arkady Dvorkovich, Mosca accoglie con favore gli investitori e non mostra preferenze per nessun paese anche se, occorre sottolineare, la Cina attualmente rappresenta il partner più importante nella regione Asia-Pacifico.

Leggendo tra le righe le parole del Primo Vice Ministro russo si deve evidenziare il rischio che l’Italia sta correndo, continuando la politica delle sanzioni economiche nei confronti della Russia, nel perdere un mercato nel quale le imprese nazionali hanno dimostrato un’operatività significativa e capacità di business notevole. Le opportunità fornite dalla Russia sono date in particolare dai progetti riguardanti le infrastrutture e le materie prime, compreso lo sviluppo di nuovi giacimenti, anche se il Governo non rinuncerà ad una partecipazione di controllo su di essi. Negli altri settori, le partnership recenti realizzate proprio con imprese asiatiche, ed in special modo cinesi, evidenziano margini di operatività nella produzione casearia, nella lavorazione del legname, nell’industria manifatturiera, settori nei quali l’Italia potrà far valere il proprio know how riconosciuto a livello internazionale.

Parlando delle infrastrutture e del settore automobilistico, agli inizi di marzo il Ministro dello Sviluppo Economico della Russia, Alexei Ulyukayev, aveva invitato gli imprenditori italiani a partecipare alla realizzazione di importanti progetti all’interno della Federazione in un settore nel quale Mosca ha concentrato i propri investimenti, sia pubblici che privati. Tali parole hanno dimostrato ulteriormente l’interesse russo nei confronti dell’Italia ed il buon margine d’azione che le imprese italiane possono avere all’interno del mercato russo il quale, grazie all’Unione Doganale, garantisce un bacino di compratori e clienti arricchito dal Kazakhstan, dalla Bielorussia e (molto presumibilmente) dall’Armenia e dal Kyrgyzstan.


AUTORE

Giuliano Bifolchi. Analista geopolitico specializzato nel settore Sicurezza, Conflitti e Relazioni Internazionali. Laureato in Scienze Storiche presso l’Università Tor Vergata di Roma, ha conseguito un Master in Peace Building Management presso l’Università Pontificia San Bonaventura specializzandosi in Open Source Intelligence (OSINT) applicata al fenomeno terroristico della regione mediorientale e caucasica. Ha collaborato e continua a collaborare periodicamente con diverse testate giornalistiche e centri studi.