Zone Economiche Speciali e commercio negli Emirati

Federazione di sette stati nata nel 1971 dopo l’indipendenza britannica, gli Emirati Arabi Uniti nel tempo si sono affermati come uno dei centri economici più importanti dell’area mediorientale riuscendo a divenire un centro economico e commerciale di primo livello mondiale e polo di attrazione degli interessi degli investitori stranieri.

Anche se ognuno dei sette stati (Abu Dhabi, Dubai, Ajman, Fujairah, Ras al-Khaimah, Sharjah, Umm al-Qaiwain) mantiene una larga indipendenza, la federazione è governata da un Supremo Consiglio formato da sette emiri i quali eleggono un Primo Ministro ed un gabinetto.

Prima del 1962, data in cui Abu Dhabi divenne il primo degli emirati ad esportare il petrolio, l’economia era basata sull’attività di pesca e sull’industria legata alla raccolta di perle; con il boom del settore industriale petrolifero la società e l’economia degli Emirati ha subito un netto cambiamento sfruttando gli introiti provenienti dall’esportazione del petrolio in investimenti diretti nell’edilizia civile, nella sanità e dell’istruzione.

Il boom economico è stato capace di attirare un numero sempre maggiore di lavoratori stranieri i quali attualmente costituiscono i tre quarti della popolazione; per non far dipendere completamente l’economia nazionale dal settore petrolifero gli Emirati hanno avviato un’attività di diversificazione puntando sul settore edilizio e del turismo.

Gli Emirati sono considerati uno dei più liberali paesi del Golfo anche se nel 2012 il governo ha vietato l’attivismo politico su internet ed ha imprigionato 68 islamisti nel 2013 accusandoli di complottare per prendere il potere.

Overview

Le previsioni per quel che riguarda la politica interna rimangono stabili anche se esiste una possibilità di trasferimento del potere dall’attuale leader di Abu Dhabi Sheikh Khalifa bin Zayed al-Nahyan al principe ereditario Sheikh Mohammed bin Zayed al-Nahyan. Il divario di ricchezza tra gli emirati, in special modo tra Dubai ed Abu Dhabi, si sta allargano anche se l’attuale leader del paese Sheikh Khalifa Bin Zayed gode di sostegno degli altri governanti dei sei emirati e non deve affrontare una seria minaccia per la sua autorità. Le proteste che hanno colpito la regione nel 2011 hanno causato l’aumento della richiesta di una maggiore rappresentanza politica ed hanno favorito l’aumento degli aderenti all’organizzazione islamista al-Islah.

Se la politica interna rimane stabile nel periodo 2013-2017 differente invece è quella estera in cui la minaccia maggiore deriva dalla contesa regionale con l’Iran per la proprietà delle isole del Golfo e per la questione del programma nucleare iraniano che sta opponendo Teheran all’Occidente, in special modo agli Stati Uniti attuale alleato degli Emirati.

Dal punto di vista economico l’apertura dell’economia avviata dagli Emirati li rende suscettibili agli shock esterni come è avvenuto con la crisi dell’eurozona anche se i dati dimostrano una positività nello sviluppo economico del paese con la crescita del PIL salita al 4.4% nel 2012 e con previsioni di crescita aventi una media del 4.6% nel periodo 2013-2017 grazie ai guadagni del settore non petrolifero e del petrolio.

Le esportazioni di merci non petrolifere rimangono in larga espansione, circa il 22% all’anno, per un totale di 23 miliardi di dollari nel periodo gennaio-giugno 2013; le importazioni sono aumentate del 16%.

2012

2011

PIL

275.8 miliardi

265.4 miliardi

Crescita PIL

4.4%

5.2%

PIL pro capite

49.800

49.400

Risparmio nazionale lordo

37% del PIL

37.4% del PIL

Budget nazionale:ricavispese

130.3 miliardi

114.2 miliardi

Budget surplus

4,5% del PIL

Debito pubblico

43.3% del PIL

46.5% del PIL

Tasso di inflazione

0.7%

0.9%

Esportazioni

300.9 miliardi

281.6 miliardi

Importazioni

220.3 miliardi

202.1 miliardi

Debito esterno

163.8 miliardi

159.2 miliardi

Stock di investimenti diretti nazionali

91.56 miliardi

83.36 miliardi

Stock di investimenti diretti esteri

58.1 miliardi

55.6 miliardi

Tasso di cambio Dirham – Dollaro

3.673

3.673

Occorre dire che nonostante un bilancio in attivo ed un fondo sovrano che dispone di ampi beni, gli Emirati Arabi Uniti devono affrontare il problema del debito il quale è tra i peggiori degli stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo. Le società statali di Dubai, ad esempio, hanno un debito pari a 60 miliardi di  dollari da pagare entro il 2017. Essendo il dirham degli Emirati legato direttamente al dollaro è possibile affermare che la valuta nazionale non sembra andare incontro a grandi rischi visto che nel 2013 la moneta degli Stati Uniti, grazie alla crisi dell’eurozona, riesce a mantenere la sua forza d’acquisto.
Dal punto di vista bancario le normative nazionali sui prestiti avviate dalla Banca Centrale degli Emirati Arabi Uniti per migliorare la gestione del credito rischiano di rappresentare una minaccia per le prospettive future delle banche nazionali.

Le Zone Economiche Speciali

La presenza di Zone Economiche Speciali, nate per favorire la creazione di  un modello utile ad aiutare lo sviluppo e la promozione commerciale, rende gli Emirati Arabi Uniti uno stato “appetibile” ed interessante per le imprese estere attirate sempre di più dai vantaggi che queste aree presentano, tra cui spiccano in particolare l’assenza di tasse e l’esistenza di privilegi garantiti al 100% per la proprietà straniera.

Gli Emirati Arabi Uniti (in particolare Abu Dhabi) hanno originariamente stabilito le Libere Zone Economiche per attrarre le compagnie commerciali e di esportazione e, con l’obiettivo di raggiungere un ampio successo, a queste sono state aggiunte nuove Zone Economiche Speciali, tra cui spicca quella di Jebel Ali Free Zone (JAFZA) che si distingue per l’elevata attrattività e garanzia di “successo” per i capitali esteri.

Esistono due tipi di Zone Libere per le entità societarie negli Emirati e sono le Free-Zone Establishment (FZE) e le Free-Zone Company (FZC); la differenza principale tra le due è nel numero di azionisti richiesti per poter usufruire dei benefici perché mentre per le “Establishment” è considerato un solo azionista (oppure una persona o compagnia), per le “Company” generalmente si richiede la presenza di due o più azionisti al proprio interno.

Dal punto di vista dei benefici entrambe le zone offrono gli stessi vantaggi e benefici, ma possono differire nei requisiti del capitale azionario da investire: alcune zone economiche, infatti, non presentano un limite minimo mentre altre hanno degli standard che potrebbero essere definiti maggiormente rigidi. Una FZC può essere intesa anche come un Branch Office di un’altra compagnia ed in questo caso tale struttura non è separata dalla società stessa ma ne rappresenta una sua estensione basata nella Zona Economica. I Branch Office, quindi, non sono da intendersi come una FZE o FZC.

Durante il processo di incorporazione la compagnia che vuole avviare una propria attività nelle Zone Economiche Speciali degli Emirati dovrà dimostrare di possedere i requisiti di liquidità attraverso l’apertura di un nuovo conto bancario all’interno di una banca degli Emirati il cui proprietario risulti essere la compagnia stessa. Il capitale versato verrà utilizzato come capitale azionario della compagnia e attraverso il rilascio di un documento da parte della banca sarà possibile soddisfare le richieste dell’Autorità della Zona Economica.
Una volta che questa procedura sarà ultimata il capitale verrà sbloccato dalla banca e sarà possibile utilizzarlo per le attività della compagnia.

Il capitale iniziale da investire, come detto precedentemente, varia a seconda delle diverse zone economiche speciali e dipende dagli obiettivi e dal settore che  interessano la compagnia; in generale l’ammonatare iniziale corrisponde a circa 13.600 dollari fino ad un massimo di 82 mila dollari per la maggior parte delle Zone Economiche.

Alle compagnie è richiesto di possedere un ufficio nell’area della Zona Economica e, anche se diverse zone offrono per gli investitori stranieri degli uffici “virtuali”, alcune di queste presentano il problema della reperibiltà di un ufficio a causa della loro popolarità sul mercato internazionale.

I benefici di una zona economica sono:

  • 100% di proprietà per gli stranieri
  • Nessuna restrizione di valuta
  • Tutti i capitali ed i profitti possono essere portati nella nazione d’origine della compagnia
  • Assenza di tasse sulla società, sui guadagni personali o sul capitale
  • Eccellenti infrastrutture e comunicazioni
  • Ampia varietà di lavoro
  • Visto di residenza disponibile

Attualmente nelle 21 zone economiche speciali sono presenti circa 20 mila compagnie e quelle maggiormente sfruttate sone: Jebel Ali Free Zone (6 mila compagnie), Sharjah Airport International Free Zone (3.900 compagnie), Dubai Airport Free Zone (1.300 compagnie), Dubai Media City (1.200 compagnie) e Dubai Internet City (mille compagnie).


Per maggiori informazioni, analisi e consulenze in merito agli Emirati Arabi Uniti ed alle relative opportunità di business ed investimento è possibile contattare la Segreteria dell’Associazione all’indirizzo di posta elettronica info@asrie.org