L’evoluzione e l’affermazione dello Stato Islamico in Siria ed Iraq

L’aumento di popolarità e di importanza nel panorama internazionale impone una riflessione sul ruolo che lo Stato Islamico in Iraq e Siria, conosciuto con l’acronimo di ISIL o ISIS in Occidente oppure di Daesh dall’arabo الدولة الإسلامية في العراق والشام‎, sta assumendo in Siria ed Iraq e sulla sua classificazione e comprensione come attore nell’area.

Nell’analisi “The difference between Terrorism and Insurgency” di Scott Stewart pubblicata su Stratfor viene evidenziato come la definizione di gruppo terrorista per ISIS non appare completa ed esaustiva perché tale organizzazione non solo presenta al suo interno persone con esperienza nel campo del terrorismo, ma detiene anche la capacità di condurre attacchi e combattere attraverso azioni di insorgenza in un’area geografica estesa ingaggiando battaglie convenzionali militari contro le forze di sicurezza irachene e siriane. Lo studio dell’evoluzione del fenomeno terroristico in Iraq e di ISI durante gli anni è utile quindi per comprendere la reale natura e minaccia che lo Stato Islamico ha nella regione mediorientale

Il concetto di terrorismo ed insorgenza

Confermando quanto espresso da Stewart è possibile affermare che il terrorismo deve essere visto soltanto come uno strumento utilizzato dalle organizzazioni che conducono una guerra asimmetrica contro una forza superiore come quella di uno Stato oppure di una coalizione internazionale; gruppi marxisti, maoisti e militanti hanno spesso utilizzato il terrorismo come primo step nel confronto armato contro le forze militari, mentre il suo utilizzo da parte di un’organizzazione come al-Qaeda è stato incentrato in particolare sulla possibilità di impressionare l’opinione pubblica e quindi raccogliere il supporto per la propria causa.

Oltre a questi due scopi se ne deve aggiungere un terzo che vede il terrorismo utilizzato come un’azione di insorgenza supplementare o come una tattica di guerra non convenzionale mirata a minacciare l’equilibrio delle forze nemiche attraverso l’attacco di obiettivi vulnerabili. Una volta che un gruppo ha raggiunto una capacità militare significativa avviene il passaggio ed il cambio di strategia da quella degli attacchi terroristici all’insorgenza; la guerra insurrezionale, spesso definita guerrilla, è stata oggetto di pratica e di studio da parte di differenti culture per secoli ed ha visto comandanti storici come il Profeta Muhammad oppure Mao Zedong avvalersene per i propri scopi.

La formula dell’insorgenza è semplice: evitare lo scontro quando il nemico è superiore ed attendere il momento in cui si siano ammassate un numero di forze in grado di colpirlo quando è debole. La perdita di alcune battaglie non viene vista come una sconfitta totale da parte dell’insorgenza la quale declina e rifiuta l’immolazione in uno scontro armato dei propri uomini ed il sacrificio delle truppe prediligendo invece l’attesa e l’aumento della fatica del nemico ed il suo indebolimento tramite la conduzione di una guerra asimmetrica per colpirlo poi nel momento più propizio.

Evoluzione dell’ISIS

Il fenomeno jihadista ha registrato una rapida crescita in Iraq a seguito dell’invasione delle forze Usa nel 2003. Nel 2004 Jama’at al-Tawhid and Jihad, uno dei gruppi jihadisti maggiori guidato da Abu Musab al-Zarqawi, divenne un affiliato di al-Qaeda e prese il nome di al-Qaeda nella terra dei due fiumi (riferimento al Tigri e all’Eufrate), comunemente chiamato al-Qaeda in Iraq.

Nel 2006 il gruppo formò una coalizione composta da gruppi jihadisti che prese il nome di Stato Islamico dell’Iraq (ISI), sempre affiliato di al-Qaeda, ma posto sotto la guida di un leader iracheno.
Il movimento chiamato Anbar Awakening (il Risveglio di Anbar) del 2006-2007 unito all’azione delle truppe statunitensi a partire dal 2007 minacciò ed indebolì gravemente ISI; l’apice di pericolo maggiore fu rappresentato dall’eliminazione di due leader del gruppo nell’aprile del 2010.

Dopo il ritiro delle truppe Usa, ISI iniziò la sua attività di ripresa divenendo nel tempo tra i maggiori gruppi jihadisti al mondo; lo scoppio della guerra civile in Siria rappresentò un test importante per ISI il quale inizialmente supportò i gruppi jihadisti in lotta contro le forze governative e successivamente prese parte direttamente alle azioni jihadiste cambiando il suo nome in Stato Islamico in Iraq e Siria.

In Siria ISIS ha cercato di sottomettere altri gruppi jihadisti come Jabhat al-Nusra, rappresentate di al-Qaeda nel paese, dando il via ad una lotta aperta tra le diverse forze jihadiste. Accanto alla lotta in Siria, ISIS ha continuato la sua attività terroristica in Iraq fino a quando, con una azione militare determinata, il gruppo è riuscito prima a prendere Fallujah e Ramadi all’inizio dell’anno ed in seguito Mossul, la seconda città più grande del paese.

Scorrendo la breve storia di ISIS qui presentata è possibile riscontrare come l’abilità del gruppo è stata quella di cambiare la propria strategia durante il periodo più difficile della sua esistenza rappresentato dall’offensiva statunitense rinunciando al possedimento e controllo di territori ed adottando un profilo di insorgenza basso in grado di condurre una guerra per un periodo di tempo lungo. La perseveranza del gruppo ha dato quindi i suoi frutti dopo il ritiro delle forze Usa e dallo scoppio della guerra civile in Siria; attualmente, secondo quanto dichiarato da alcuni esperti del settore, ISIS può essere considerato il gruppo militante jihadista più potente al mondo in grado di progredire militarmente e di condurre battaglie militari convenzionali su due fronti, quello siriano e quello iracheno. Tale caratteristica permette quindi di affermare che ISIS non si deve considerare come semplice gruppo terrorista ma come un gruppo militare militante.

Se da un lato l’evoluzione di ISIS ha rappresentato un successo nella lotta contro le forze di sicurezza siriane ed irachene, dall’altro lato il potere militare acquisito costringe il gruppo ad affrontare sfide dovute al mantenimento del suddetto potere e di un esercito di uomini. La conduzione di una guerra convenzionale, quindi, implica una gestione impeccabile di forze e fondi finanziari in modo da garantire il perfetto coordinamento logistico: la capacità di muovere e dislocare uomini, armi, equipaggiamento e carburante è vitale per la conduzione della guerra che ISIS ha lanciato contro il governo di Baghdad di Nouri al-Maliki e contro quello di Damasco di Bashar al-Assad.

La tattica del “colpisci e fuggi” applicata dal gruppo non può essere però utilizzata in città come Mosul, Ramadi e Baiji dove il contrasto delle forze irachene impone la conduzione di una guerra convenzionale oppure nell’area controllata dai curdi dove ISIS non può contare sul supporto locale.

Effettuando un confronto tra ISIS ed al-Qaeda è possibile evidenziare il carattere regionale dello Stato Islamico, almeno in questa sua fase iniziale, il quale opera unicamente all’interno di un territorio circoscritto all’Iraq e alla Siria ed il cui obiettivo è quello di creare un califfato islamico dove far rispettare la sharia. Al di fuori di questo territorio l’attività di ISIS è pressoché nulla e non esiste, almeno fino ad oggi, una reale volontà di portare le attività del gruppo all’estero colpendo direttamente Stati Uniti e l’Occidente nei loro territori.

Al-Qaeda, invece, aveva creato un network di esperti terroristi in grado di condurre attentati nei paesi occidentali; l’attacco alle Twin Towers dell’11 settembre è l’esempio più significativo di come l’organizzazione creata da Osama Bin Laden era riuscita a strutturarsi a livello mondiale e transnazionale grazie alla creazione di campi di addestramento in grado di formare i futuri terroristi ed attentatori. La guerra al terrorismo lanciata da Usa ed Occidente, la chiusura dei campi di addestramento ed il congelamento dei finanziamenti a favore di al-Qaeda ne hanno decretato il lento ma progressivo declino (seppure il grado di minaccia da essa rappresentato è ancora molto elevato) facendo optare “la Base” per il cambio di strategia rappresentato dall’esortazione al condurre attacchi terroristici in Occidente in forma autonoma attraverso una serie di informazioni e di guide consultabili tramite il Web da parte dei futuri terroristi.

Concludendo è possibile affermare che ISIS si differenza da al-Qaeda per obiettivi, per strategia e per campo di azione, quindi una loro comparazione può risultare fuorviante per la sua reale comprensione; il gruppo è lontano dall’essere una semplice organizzazione terroristica perché, grazie alla sua evoluzione negli anni, ha acquisito la capacità di lanciare campagne di insorgenza armata e di condurre operazioni militari convezionali, unite alla possibilità di governare aree di territorio, amministrare i servizi sociali e la riscossione delle tasse, le quali gli conferiscono una configurazione prossima a quella dell’insorgenza o della militanza armata. Allo stato attuale quindi non è possibile per gli attori internazionali e per l’Occidente sottovalutare il ruolo che ISIS sta giocando in Iraq e Siria e non comprenderne l’importanza per quel che riguarda la situazione geopolitica dell’area mediorientale.


AUTORE

Giuliano Bifolchi. Analista geopolitico specializzato nel settore Sicurezza, Conflitti e Relazioni Internazionali. Laureato in Scienze Storiche presso l’Università Tor Vergata di Roma, ha conseguito un Master in Peace Building Management presso l’Università Pontificia San Bonaventura specializzandosi in Open Source Intelligence (OSINT) applicata al fenomeno terroristico della regione mediorientale e caucasica.