L’importanza dell’Azerbaigian per l’Italia

L’Azerbaijan si sta configurando come uno degli stati emergenti nel panorama economico internazionale grazie alle proprie risorse energetiche e ad un programma di diversificazione economica che sta garantendo lo sviluppo del paese. L’Italia è una nazione direttamente interessata allo stato azerbaigiano vista la sua partecipazione al progetto TAP che garantirà il flusso del gas azerbaigiano verso il mercato europeo utilizzando come tramite proprio la penisola.

Stato della regione caucasica posto sulle rive del Mar Caspio, l’Azerbaijan, secondo molti studiosi, sembra prendere il nome dai lemmi persiani azer “fuoco” e baygan “guardiano”, riferimento che potrebbe derivare dalla presenza di sfoghi naturali di gas dal terreno nella penisola di Absheron capaci di generare i primi culti naturalistici dell’era pre-cristiana oppure dalla centralità che l’attuale territorio dell’Azerbaijan avrebbe avuto nella diffusione dello Zoroastrismo in cui l’elemento del fuoco rappresentava l’energia del Creatore.

Dal punto di vista storico il paese è entrato in contatto con le principali civiltà del passato (persiani, greci, romani), è stato convertito nel tempo alla religione islamica principalmente di natura sciita grazie all’influenza dell’Iran, ha adottato una lingua di ceppo turco vista la dominazione ottomana per poi subire l’influenza della Russia zarista e sovietica fino al crollo dell’URSS. Ottenuta l’indipendenza nel 1991 l’Azerbaijan ha affrontato principalmente due problemi, uno di carattere politico rappresentato dal conflitto con la vicina Repubblica di Armenia per quel che riguarda il Nagorno-Karabakh, e quello economico dovuto al crollo del sistema sovietico ed alla necessità di dotare la nazione di una propria struttura economica interna e di un proprio sviluppo.

Il conflitto del Nagorno-Karabakh, iniziato nel 1988 con le pretese avanzate dell’Armenia nei confronti della regione motivate da ragioni di natura storica e linguistica, è esploso nel 1992 e si è protratto fino al 1994, anno della firma del cessate il fuoco e dell’istituzione del gruppo di Minsk dell’OCSE presieduto da Stati Uniti, Russia e Francia il cui compito rimane tuttora quello di favorire il processo di pace. Attualmente tale conflitto rientra nell’ordine dei conflitti congelati e sembra non riuscire ad avere una immediata soluzione, sono infatti continui gli scambi di colpi di arma da fuoco al confine tra le truppe armene e quelle azerbaigiane. Uno spiraglio di luce e di speranza è stato dato verso la fine di settembre di questo anno  dallo stesso Ministro degli Esteri dell’Azerbaijan, Elmar Mammadyarov, il quale ha dichiarato che se l’Armenia dovesse abbandonare l’annessione territoriale del Nagorno-Karabakhe e la sua politica di occupazione, l’Azerbaijan potrebbe includere il vicino stato nei propri progetti di sviluppo regionali portando un notevole beneficio a livello sociale nei confronti della popolazione armena; tale dichiarazione, oltre ad essere un ottimo spunto per il Gruppo di Minsk, indica la volontà dell’Azerbaijan di risolvere il problema territoriale e la lunga contesa con l’Armenia, stato che presenta una grave situazione dell’economia basata principalmente sulle rimesse provenienti dagli armeni della Diaspora e sugli investimenti russi. L’apertura all’Azerbaijan, quindi potrebbe rappresentare un netto miglioramento dell’economia nazionale armena, con notevoli ripercussioni su tutta la regione meridionale del Caucaso, e scongiurare un ulteriore inasprimento del conflitto il quale, unito all’annessione dello stato armeno nell’Unione Doganale, potrebbero comportare un eccessivo isolamento del paese con gravi ripercussioni interne.

Se il problema politico del neostato Azerbaijan era stato “risolto” con un cessate il fuoco il quale aveva premiato l’Armenia e causato la perdita del 20% del territorio nazionale azerbaigiano, attualmente reclamato da Baku, esiti diversi ha avuto invece la questione economica nazionale che ha evidenziato la capacità della leadership azerbaigiana di gestire le proprie risorse energetiche e sfruttarle per favorire lo sviluppo nazionale: simboli del settore energetico sono attualmente la State Oil Company of the Azerbaijani Republic (SOCAR), la compagnia petrolifera nazionale capace di allargare il proprio mercato affermando la propria presenza in Georgia, Turchia, Europa Centrale ed Orientale e perfino Israele, e lo State Oil Found of Azerbaijan (SOFAZ) ideato per amministrare gli introiti derivanti dal settore petrolifero e continuare a favorire il progresso del paese.

Negli ultimi anni la State Oil Company of the Azerbaijani Republic (SOCAR) è divenuta una delle componente maggiori per lo sviluppo regionale e si sta affermando sempre più come una compagnia petrolifera  internazionale con interessi in Europa e Medio Oriente. Un’analogia possibile è quella che mette in relazione la SOCAR con la Statoil, compagnia nazionale norvegese che dai successi nazionali ed interni alla sola penisola scandinava è riuscita ad affermarsi a livello globale competendo con colossi come ExxonMobil, Shell e Chevron.

Overview economica

Secondo il report annuale di Moody, la credibilità dell’Azerbaijan è supportata da un debito del governo basso, dal surplus fiscale e dalla posizione creditoria dovuta alle attività estere di considerevoli dimensioni che il paese ha accumulato (45 miliardi di dollari, circa il 66% del PIL del paese alla fine del 2012).

Dal report è possibile evidenziare come l’Azerbaijan è stato una delle economie che ha avuto una crescita rapida considerevole nella passata decade grazie alla forte espansione del settore petrolifero e del gas naturale. Le rendite provenienti dalle attività di estrazione hanno permesso al paese di generare un surplus fiscale che ha favorito gli investimenti nelle infrastrutture del paese comportando la riduzione del livello di povertà. Moody ha inoltre evidenziato come dei notevoli miglioramenti sono stati apportati dal governo di Baku al proprio programma di sviluppo economico il quale ha visto negli ultimi tempi una netta diversificazione economica volta a diminuire la dipendenza dell’Azerbaijan dal petrolio e dal gas naturale.

Commentando tali dati Alexandros Petersen, esperto in relazioni internazionali ed autore di “The World Island: Eurasian Geopolitics and the Fate of the West”, ha sottolineato come il successo principale dell’Azerbaijan è stato dovuto alla strategia lanciata dal governo di Baku alla fine degli anni ’90 che ha puntato sulla diversificazione economica facendo ovviamente leva sugli introiti provenienti dal settore energetico; questa strategia, a lungo termine, sta iniziando a vedere soltanto ora i primi reali successi grazie anche alla stabilità politica interna del paese. Lo stato azerbaigiano ha un grande potenziale nei settore di agricoltura, finanza, industria leggera, telecomunicazioni, trasporti, turismo, ma senza la creazione di SOFAZ e senza le riforme economiche il paese, come sostiene Petersen,  non avrebbe potuto migliorare il proprio settore non petrolifero.

Lo stesso Petersen ha voluto mettere in luce il Trans-Eurasian Information Super Highway (TASIM) il quale può essere considerato probabilmente il più importante progetto non energetico che attualmente lo stato dell’Azerbaijan sta sviluppando perché non solo realizzerà la connessione tra l’Europa e l’Asia ma avrà un grande impatto a livello regionale. Parallelamente al Corridoio Energetico Meridionale, tale progetto trasformerà Baku in un hub delle telecomunicazioni, fattore che produrrà notevoli effetti benefici sui settori non petroliferi del paese.

Il trend positivo dell’economia dell’Azerbaijan è stato notato anche dai rapporti rilasciati dalla Banca di Sviluppo Asiatico (ADB) e dalla Banca Centrale dell’Azerbaijan: la ADB si è vista infatti costretta a rivedere le proprie previsioni riguardanti la crescita del PIL dell’Azerbaijan nel 2013 stimandolo pari al 4% rispetto al 3.1% del precedente rapporto. Per il prossimo anno, invece, la ADB attende una crescita del PIL del 4.8%, andamento positivo rispetto invece a quello generale dei paesi dell’ex Unione Sovietica del Caucaso e dell’Asia Centrale il quale ha subito un decremento passando dal 5.5% al 5.4% a causa del rallentamento dello sviluppo economico di Georgia e Kazakhstan. Secondo quanto pubblicato dalla Banca Centrale dell’Azerbaijan il 1° ottobre 2013, il volume totale delle riserve monetarie ammonterebbero a 13,262.7 milioni di dollari con un aumento delle riserve monetarie del 13.4% , ossia di 1,586 milioni di dollari.

L’andamento positivo dell’economia dello stato azerbaigiano si riflette anche sulla capacità di attirare gli investimenti nei progetti di sviluppo interno: il Direttore della Commissione Statistica di Stato dell’Azerbaijan, Arif Veliyev, ha riferito agli inizi di ottobre che circa 131.9 miliardi di dollari sono stati investiti nello sviluppo economico e nell’implementazione di diversi progetti sociali dello stato azerbaigiano per il periodo 2003-2013, di cui il 50.6% di questi fondi sono provenuti da risorse interne, mentre il 49.4% da investimenti esteri con  84.6 miliardi di dollari, ossia il 50.6% del totale degli investimenti, destinati allo sviluppo del settore non petrolifero e finanziario.

Lo sviluppo economico del paese è riscontrabile a livello nazionale grazie ai progetti edilizi ideati per dare un volto ed un carattere moderno allo stato azerbaigiano: esempio di questo processo è la capitale Baku, città la cui importanza in epoca zarista e sovietica era data dall’industria petrolifera che sta divenendo il simbolo del progresso del paese. Nel 2012 la capitale azerbaigiana ha ospitato il contest Eurovision Song attirando l’attenzione mediatica internazionale e nel 2015 ospiterà i primi Giochi Olimpici Europei della storia, motivo di vanto per l’amministrazione cittadina; per poter affrontare un simile processo di modernizzazione ed offrire ai visitatori degli standard urbanistici elevati il governo azerbaigiano ha incrementato l’attività edilizia ed ideato due progetti “futuristici” come quello delle isole artificiali di Khazar, chiamate la “Venezia del Mar Caspio”, e come quello Baku White City il quale si pone come obiettivo la valorizzazione della vecchia zona industriale petrolifera ed il rilancio di uno spazio vista Mar Caspio che possa divenire uno dei principali poli commerciali ed industriali della regione.

L’interesse dello stato azerbaigiano per il settore dell’edilizia e delle costruzioni è evidenziato anche dall’evento Caspian Construction Week che si terrà al Baku Expo Center dal 23 al 26 ottobre e vedrà organizzate in contemporanea la fiere Baku-Build, Aqua-Therm Baku e CIPS Caspian. L’evento BakuBuild2013 presenterà le ultime tecnologie nel mondo dell’edilizia e della costruzione e porrà la propria attenzione sul decoro urbano, tematica verso cui l’amministrazione cittadina sta conferendo enorme importanza. Tra gli espositori regolari figurano compagnie provenienti da Italia, Germania, Grecia, Iran, Portogallo e Finlandia, mentre un team proveniente dagli Emirati Arabi Uniti farà il suo primo debutto all’evento.

Aqua-Therm Baku, alla sua quinta edizione, è l’evento che riguarda il settore idrico diviso nei campi della ventilazione, riscaldamento, aria condizionata, fornitura idrica, tecnologie per la tutela ambientale e sviluppo dell’energia idroelettrica. Tale esposizione è stata capace di attirare per questo anno 70 compagnie provenienti da Italia, Iran, Spagna, Russia, Turchia e Francia.

La sesta edizione di Caspian International Protection, Security and Rescue Exhibition (CIPS) ha l’obiettivo invece di riunire le compagnie, le industrie e le aziende produttrici che operano all’interno del settore dei sistemi di sicurezza e di portare alla ribalta le ultime tecnologie in questo campo.

Overview situazione politica

Il “fondatore” della nazione è stato Heydar Aliyev, l’uomo capace di assumere il controllo del paese e fronteggiare i problemi del neonato Azerbaijan indipendente con un’esperienza decennale maturata durante la Russia sovietica, a cui ha fatto seguito il figlio Ilham capace di essere rieletto per ben due volte consecutive nel 2003 e nel 2008 e vincitore delle scorse elezioni presidenziali svolte il 9 ottobre 2013 grazie ad un referendum che ne ha sancito la rielezione al terzo mandato.

Il periodo pre-elettorale sembra aver riscosso maggiore attenzione a livello mediatico mondiale che all’interno dell’Azerbaijan stesso la cui vita politica interna non è stata caratterizzata da grandi clamori o scandali favorendo quindi una soluzione rapida e semplice delle votazioni in grado di premiare Aliyev; l’attuale presidente è riuscito infatti ad imporsi sul principale rivale Jamil Hasanli con l’84.73% delle preferenze, dato che non è stato accettato dagli altri candidati e che ha suscitato dubbi espressi dallo stesso Ufficio delle Istituzioni Democratiche e dei Diritti Umani dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE/ODIHR) il quale ha rilasciato una dichiarazione in cui sottolineava come le elezioni erano state minate dalle limitazioni alla libertà di espressione, di associazione e non hanno garantito un equo livello di azione ai candidati. Elezioni che hanno quindi suscitato le polemiche, per la maggior parte avanzate da organismi internazionali e dai media mondiali, e che contrappongono coloro che ritengono le votazioni irregolari perché svolte in un clima di non libertà contro coloro che ne sostengono il regolare svolgimento come ad esempio il capo della missione di osservazione dell’Assemblea parlamentare del Consiglio di Europa (APCE) e del Parlamento europeo Pino Arlacchi, come riportato dalla agenzia di stampa Apa.

Ilham Aliyev, attualmente presidente al suo terzo mandato consecutivo, può essere visto come un personaggio controverso in grado di suscitare sentimenti di antipatia o simpatia; occorre dire come grazie alla sua presidenza il paese abbia effettuato un notevole balzo in avanti nel settore economico, argomentazioni su cui ha fatto leva la stessa campagna elettorale del leader azerbaigiano, e grazie alla ottima gestione delle risorse energetiche l’Azerbaijan è stato in grado di affermarsi nel mercato energetico globale divenendo un partner importante per l’Europa.

Se i pro a favore di Aliyev riguardano principalmente aspetti di natura economica e politica i contro, evidenziati principalmente dalla  stampa internazionale, si concentrano invece sui problemi nel campo del sociale (diritti umani, corruzione, assistenza sanitaria, istruzione): agli inizi di questo anno, infatti, Organized Crime and Corruption Reporting Project (OCCRP) aveva nominato Ilham Aliyev come il vincitore della speciale classifica mondiale che “premiava” le persone che durante il 2012 erano figurate maggiormente in storie di corruzione e crimini. L’accusa che veniva mossa dal gruppo di giornalisti e studiosi, il cui lavoro si concentra su tematiche inerenti all’Europa dell’Est ed all’Asia Centrale, rivolta alla famiglia Aliyev ed al presidente azerbaigiano era quella di aver ricevuto ingenti somme di denaro per gli accordi statali nel settore industriale, minerario e delle telecomunicazioni e di aver ammassato proprietà e capitali all’estero in paesi come la Repubblica Ceca. Tale “premio” aveva creato un clima di tensione tra l’OCCRP ed il governo azerbaigiano con membri del parlamento di Baku che si erano scagliati contro i giornalisti che avevano preso parte alla redazione della classifica accusandoli di essersi fatti influenzare dalle correnti armene.

Analizzando la recente situazione politica interna dello stato, è possibile riscontrare un clima di profonda apatia politica non attribuibile soltanto al governo sebbene agli inizi dell’anno erano stati palesati dalla popolazione alcuni segni di scontento attraverso manifestazioni nelle città provinciali e dimostrazioni occasionali dell’opposizione nella capitale Baku: tali movimenti, che si opponevano al governo di Ilham Aliyev accusato di corruzione e di mancata equa distribuzione del bene pubblico, erano stati sminuiti dal governo azerbaigiano e non riscuotendo il giusto supporto nazionale non erano sfociati in una vera mobilitazione di massa.

L’Azerbaijan di Aliyev può essere considerato uno dei regimi più stabili dei paesi dell’ex Unione Sovietica avendo una durata inferiore soltanto al Kazakhstan di Nursultan Nazarbayev ed al Turkmenistan di Berdymuhammedov, stati che condividono insieme a quello azerbaigiano un potere ed una economia fondata inizialmente sulle risorse petrolifere.

Dal punto di vista politico l’Azerbaijan vede primeggiare il Nuovo Partito dell’Azerbaijan (YAP) il quale ha unito il nazionalismo al culto della personalità sviluppatasi durante il governo di Heydar Aliyev, il “padre fondatore”, e diffusasi dopo la sua morte grazie al figlio Ilham. L’opposizione nello stato azerbaigiano ha dovuto affrontare numerose sfide, tra cui quelle dovute alla mancanza di risorse economiche in grado di supportare il partito e la campagna elettorale oppure quella inerente la mancanza di un programma e di un unico candidato in grado di sfidare il potere di Aliyev. Nelle scorse elezioni del 2008 l’attuale presidente ha ricevuto l’88.7% dei voti relegando gli altri sei candidati, di cui tre presenti anche alle elezioni del 2013, al solo 3% dei voti, cifra che sostanzialmente si è ripetuta anche questo anno.

Un disappunto per la conduzione della campagna politica è venuto dai media internazionali i quali hanno evidenziato come il periodo fosse stato ridotto da 28 a 23 giorni, come i candidati dell’opposizione avessero un accesso alla TV nazionale inferiore rispetto al presidente e di come fosse stata innalzata la tassa per l’organizzazione di manifestazioni elettorali.

La differenza fondamentale tra le attuali votazioni e quelli precedenti è stata la presenza di una opposizione unica con un singolo candidato; una nuova opposizione, infatti, è stata creata a giugno con il nome di Consiglio Nazionale delle Forze Democratiche e dopo essersi vista il rifiuto della Commissione Elettorale Centrale in agosto per il proprio candidato, lo sceneggiatore Rustam Ibragimbekov, ha direzionato la propria preferenza verso il professore di storia ed ex membro del Parlamento Jamil Hasanli. Ulteriore differenza è data dall’importante ruolo dei social media, il vero mezzo di comunicazione dell’opposizione il quale però è stato adottato anche dallo YAP e dai circoli ad esso annesso per criticare i programmi politici degli avversari.

Alcuni studiosi hanno evidenziato il ruolo che Mosca sta cercando di esercitare all’interno della politica dell’Azerbaijan facendo divenire la Russia la “casa” dell’elite politica e commerciale che potenzialmente potrà opporsi al potere della famiglia Aliyev; il primo candidato dell’opposizione, Rustam Ibragimbekov, infatti, era un cittadino russo. Questa tendenza del Cremlino nell’intervenire nella politica del Caucaso è stata dimostrata, ad esempio, già nelle elezioni parlamentari georgiane vinte nell’ottobre del 2012 da Bidzina Ivanishvili, leader di Georgian Dream, cittadino russo il quale aveva fondato il proprio successo imprenditoriale proprio all’interno del mercato della Federazione Russa; ulteriore interesse di Mosca nell’area del Caucaso Meridionale è data dai continui rapporti con Yerevan e dalla reale possibilità che l’Armenia possa entrare a far parte dell’Unione Doganale.

Il ruolo dell’Azerbaijan nel mercato energetico europeo

Attualmente la Repubblica dell’Azerbaijan sta consolidando maggiormente il proprio ruolo all’interno della Comunità Europea e nel mercato energetico mondiale grazie alle proprie risorse energetiche e naturali le quali, oltre a garantire il processo  di sviluppo economico nazionale, hanno favorito l’afflusso di investimenti esteri.

L’importanza per l’Italia dello stato azerbaigiano è stata sancita durante l’ultima estate in due occasioni: alla fine di giugno di questo anno il Consorzio di Shah Deniz, che gestisce l’omonimo deposito di gas naturale nel settore azerbaigiano del Mar Caspio, ha scelto il progetto Trans-Adriatic Pipeline (TAP) come sistema di trasporto preferenziale verso il mercato europeo favorendo quindi lo stato italiano il quale fungerà da collegamento verso il continente europeo grazie al suo terminale in Puglia. Successivamente a tale scelta in agosto la visita del Premier Letta a Baku, in cui ha incontrato il presidente Ilham Aliyev discutendo le tematiche inerenti il mercato energetico globale, ha evidenziato come lo stato azerbaigiano sia divenuto un paese importante per l’Italia verso cui guardare con l’obiettivo di rafforzare i legami di cooperazione economica e commerciale.

Parlando del settore energetico si può dire che l’Azerbaijan è stato individuato dagli esperti come il principale “antagonista” della Russia in grado di porre fine al monopolio esercitato da Mosca nei confronti dell’Europa, mentre la scelta del gasdotto TAP rispetto al progetto Nabucco West, oltre a stupire non poche persone dell’opinione pubblica, avrà la capacità di modificare gli equilibri interni europei conferendo a paesi come la Grecia, l’Albania e l’Italia un ruolo di primissimo piano. Proprio sul ruolo futuro dello stato italiano nel mercato energetico europeo si era svolta a Roma il 26 settembre 2013 la conferenza “Azerbaijan gas arrives in Italy: what future for the European Energy Security?” organizzata dall’Istituto Affari Internazionali (IAI) alla quale avevano partecipato il vice ministro degli Esteri italiano Marta Dassù, gli ambasciatori di Azerbaijan, Georgia, Turchia, Grecia ed Albania in Italia, il rappresentate per l’Italia della TAP Giampaolo Russo ed il Consigliere Speciale dell’Ufficio dell’Inviato Speciale per l’Energia Euroasiatica del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti Daniel Stein a dimostrazione di come l’Azerbaijan stia divenendo un tema di studio e ricerca sempre più in voga tra le file italiane.

Attualmente i progetti energetici che ruotano attorno allo stato azerbaigiano sono:

  • Il progetto Trans Adriatic Pipeline (TAP), il quale prevede la realizzazione di un sistema di trasporto in grado di collegare il deposito di Shah Deniz con l’Europa passando attraverso la Grecia, l’Albania, il Mar Adriatico e giungendo infine in Italia meridionale da dove poi il gas verrà direzionato verso il mercato continentale. Prevede una capacità iniziale di 10 miliardi di metri cubi di gas annui che sarà possibile incrementare negli anni successivi per raggiungere un volume totale di 20 miliardi. Durante i mesi che precedevano la scelta del Consorzio di Shah Deniz caratterizzati dalle dichiarazioni di esperti di TAP e di Nabucco, il diretto concorrente, il Direttore Generale della TAP Kjetil Tungland aveva sottolineato l’importanza del gasdotto trans-adriatico per lo sviluppo del mercato e delle esportazioni azere nell’area balcanica grazie all’hub previsto in Albania il quale in futuro fungerà da collegamento con i gasdotti direttamente collegati ai paesi balcanici come ad esempio lo Ionian Adriatic Pipeline (IAP) che prevede di collegare i Balcani occidentali passando per Montenegro, Bosnia-Herzegovina e Croazia. Gli azionisti del progetto sono la compagnia svizzera AXPO (42.5%), la norvegese Statoil (42.5%) e la tedesca E.ON (15%) con il Consorzio di Shah Deniz il quale detiene l’opzione per partecipare direttamente alla realizzazione del progetto.
  • Trans-Anatolian Gas Pipeline (TANAP) è il progetto di trasporto che  permetterà al gas azero proveniente dalla seconda fase di sviluppo di Shah Deniz di attraversare l’intero stato turco passando dai confini orientali e giungendo a quelli occidentali e di congiungersi a TAP in direzione del mercato europeo. Attualmente il 20% della TANAP è posseduto dalla compagnia turca BOTAS mentre l’80% è di proprietà della SOCAR, quota che la compagnia petrolifera nazionale azerbaigiana vuole ridurre fino al 51%  rendendo un ulteriore 20% alla Turchia e dividendo, secondo quanto espresso fino ad ora, il restante 29% tra la Statoil e la BP (12%) e la Total (5%). L’iniziale capacità della TANAP sarà di 16 miliardi di metri cubi, di cui 6 diretti alla Turchia mentre 10 all’Europa. L’importanza di TANAP non riguarda solo la Turchia, che ovviamente beneficerà del gas per favorire la propria sicurezza energetica e aumenterà il proprio prestigio grazie alla sua funzione di “ponte” tra il gas azero e turkmeno ed il mercato europeo, ma avrà ripercussioni positive direttamente per l’Azerbaijan favorendo maggiormente la sua posizione di paese “antagonista” nel settore energetico della Russia e partner commerciale per l’Unione Europea.
  • L’Azerbaijan è coinvolto anche nella realizzazione del gasdotto Trans-Caspian Gas Pipeline (TCP) ideato per trasportare il gas dal Turkmenistan all’Europa, favorendo maggiormente la sicurezza energetica dei paesi del Vecchio Continente, il quale prevede la realizzazione di un sistema di trasporto lungo 400 km che dovrà congiungere le coste caspiche turkmene con quelle azere permettendo al gas di giungere all’interno del Corridoio meridionale creato da Baku, Tbilisi e Ankara. Tale progetto era già stato pensato e presentato da Bruxelles negli anni 90′ allo stato turkmeno senza riscuotere il successo sperato; nel 2011 la Commissione Europea ha quindi aumentato i propri sforzi ed ha iniziato i negoziati per la firma dell’accordo con Baku e Ashgabat scontrandosi però con l’opposizione principale di Russia e Iran e con le controversie legate allo status legale dell’area del Mar Caspio.La Federazione Russa, vedendo in tale gasdotto un’ulteriore minaccia al suo ruolo di fornitore energetico dell’Europa, insieme alla Repubblica Islamica dell’Iran si è opposta al progetto presentando motivazioni di natura “ambientale” affermando che l’area interessata dal sistema di trasporto energetico è attiva dal punto di vista sismico e vulcanico.

AUTORE

Giuliano Bifolchi. Analista geopolitico specializzato nel settore Sicurezza, Conflitti e Relazioni Internazionali. Laureato in Scienze Storiche presso l’Università Tor Vergata di Roma, ha conseguito un Master in Peace Building Management presso l’Università Pontificia San Bonaventura specializzandosi in Open Source Intelligence (OSINT) applicata al fenomeno terroristico della regione mediorientale e caucasica. Ha collaborato e continua a collaborare periodicamente con diverse testate giornalistiche e centri studi.