Le elezioni presidenziali in Iran: la lista dei candidati

Il 14 giugno 2013, due giorni dopo la chiusura della campagna elettorale, si sono svolte nella Repubblica Islamica dell’Iran le elezioni politiche che hanno decretato il successore del presidente Mahmoud Ahmadinejad, e che hanno visto emergere la figura di Hassan Rouhani tra gli otto candidati che si erano presentati alle votazioni. Tale evento ha rappresentato un momento importante non soltanto per la Repubblica Islamica dell’Iran, ma anche per gli equilibri regionali e per le relazioni internazionali tra Iran ed Occidente, notevolmente deteriorate durante la leadership di Ahmadinejad ed a causa del programma nucleare iraniano.

Di seguito viene presentata la lista ed una breve biografica dei partecipanti alle elezioni pubblicata con l’intento di fornire dati ed informazioni sul neo presidente eletto e di disegnare una panoramica del mondo politico iraniano.

Hassan Rouhani: vincitore delle elezioni e attualmente presidente dell’Iran, uomo politico membro dell’Assemblea degli Esperti dal 1999, del Consiglio delle Opportunità della Repubblica dal 1991, del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale dal 1989 e capo del Centro per la Ricerca Strategica dal 1992, Rowhani ha ricoperto il ruolo di direttore dei negoziati sul nucleare iraniano con Gran Bretagna, Francia e Germania. Considerato un politico dell’ala dei moderati direttamento connesso con gli ambienti religiosi, si è candidato alle elezioni puntando sullo slogan “Moderazione, Ragioni e Abilità di Scelta”.

Mohammad Gharazi: considerato un politico moderato e con lo slogan “Contro l’inflazione del governo” che ha accompagnato la campagna elettorale, Gharazi è stato Ministro del Petrolio dal 1981 al 1985 e Ministro delle Poste dal 1985 al 1997 sotto Rafsanjani. A 72 anni è stato il candidato più anziano, considerato anche il meno popolare e si è presentato come indipendente per le elezioni del 14 giugno. Durante il periodo dello scià era stato arrestato dalla SAVAK ed esiliato nel 1974 in Iraq, quindi era divenuto membro del partito People’s Mujahedeen of Iran ed aveva accompagnato Ruhollah Khomeini nel suo viaggio da Parigi a Teheran. Dopo la rivoluzione era stato Governatore delle Province del Kurdistan e del Kuzestan per poi divenire membro del parlamento e ministro. Ha incentrato la propria campagna elettorale prettamente sulle questioni di natura economica ed ha promesso di riuscire a risolvere il problema dell’inflazione.

Mohammed Bagher Ghalibaf: sindaco di Teheran, definito come l’esponente dell’ala dei conservatori, godeva del maggiore consenso popolare essendo stato eletto per ben due volte alla carica di sindaco della capitale dell’Iran ed avendo servito all’interno dell’esercito iraniano durante la guerra contro l’Iraq. Dopo la guerra è stato nominato comandante delle Forze Aeree della repubblica e da Ali Khamenei nel 1996 e nel 2000 è divenuto capo delle Forze di Polizia. Aveva partecipato alle elezioni presidenziali del 2002, dopo di queste si era candidato come sindaco di Teheran venendo eletto e confermato al suo secondo incarico. I suoi slogan principali sono stati “Amore e Sacrificio” e “Cambiamento Jihadista”.

Saeed Jalili: ha incentrato la propria campagna su tre parole “Sviluppo, Giustizia e Resistenza”, ha servito le forze armate iraniane durante il conflitto con l’Iraq subendo la perdita delal gamba destra, è stato a capo dei negoziati dell’Iran inerenti il programma nucleare nazionale. Dopo la guerra Jalili ha iniziato a lavorare al Ministero degli Esteri divenendo Vice Ministro degli Esteri per gli Affari Europei ed Americani con l’elezione di Ahmadinejad alla presidenza nelle elezioni del 2005. Nel 2007 è divenuto Segretario del Consiglio Supremo Nazionale di Sicurezza per poi divenire il responsabile dei negoziati sul nucleare. L’Islam puro e la lealtà verso il popolo iraniano sono i due fattori principali che hanno caratterizzano la campagna elettorale di Jalili il quale, pur essendo considerato un uomo colto capace di guadagnare la fiducia di Ali Khamenei, dimostra un atteggiamento politico tipicamente conservativo.

Ali Akbar Velayati: pediatra formatosi alla John Hopkins University, è stato per 16 anni dal 1981 al 1997 Ministro degli Esteri e consigliere del presidente sotto il Primo Ministro Mir-Hossein Mousavi ed i presidenti Ali Khamenei e Akbar Hashemi Rafsanjani. Durante il regno dello Scià fu arrestato dalla SAVAK all’età di 17 ani e dopo la rivoluzione del 1979 fu eletto membro del parlamento; dopo un breve periodo come Vice Ministro della Sanità dal 1980 al 1981, iniziò sotto il Primo Ministro Mousavi la sua carriera di Ministro degli Esteri. Condannato da parte del giudice argentino Rodolfo Canicoba Corra insieme ad altri sei iranian ed un libanese in connessione con l’attentato terroristico di Buenos Aires del 1994 contro l’Asociacion Mutual Israelita Argentina (AMIA) in cui persero la vita 85 persone, dal 2007 Velayati è stato inserito nella lista dei ricercati da parte dell’Interpol. Si è presentato alle elezioni del 2013 supportato da alcuni gruppi conservatori con lo slogan “Possiamo costruire il domani” a capo di un programma che prevedeva maggiori rapporti con l’Europa e gli Stati Uniti.

Gholam Ali Haddad Adel: ex portavoce del Parlamento iraniano, si era presentato alle elezioni puntando su un governo di virtù e di decisione giuste ma lunedì 10 giugno aveva ritirato la propria candidatura come riportato dai media iraniani.

Mohsen Rezaei: Comandante per 16 anni della Guardia Rivoluzionaria dell’Iran, Rezaei si era candidato anche alle elezioni del 2009 vinte da Ahmadinejad. Arrestato e torturato all’età di 17 anni dalla polizia dello Scià, prima e durante la rivoluzione iraniana fece parte del gruppo radicale “Mansuran” come Ali Shamkhani e Gholamhusayn Sefati-Dezfuli. Divenne Comandante Capo della Guardia Rivoluzionaria Iraniana nel 1981, quando aveva solo 27 anni, e rimase in carica fino a che non annunciò il suo ritiro dalla carriera militare. Anche Rezaei è stato condannato per l’attentato del 1994 a Buenos Aires ed inserito nella lista dei ricercati dell’Interpol nel 2007. Ha deciso di ripresentarsi alle elezioni del 2013 puntando sul ritorno dell’etica all’interno della politica e sull’economia funzionale.

Mohammad Reza Aref: unico riformista della lista dei candidati, Reza Aref è stato ex Vice Presidente durante il primo incarico del 1997-2001 del presidente Mohamamd Khatami. Possiede un dottorato in Ingegneria all’università di Stanford che gli ha permesso di dirigere il Ministero della Tecnologia prima di ottenere l’incarico di vicepresidente.


AUTORE

Giuliano Bifolchi. Analista geopolitico specializzato nel settore Sicurezza, Conflitti e Relazioni Internazionali. Laureato in Scienze Storiche presso l’Università Tor Vergata di Roma, ha conseguito un Master in Peace Building Management presso l’Università Pontificia San Bonaventura specializzandosi in Open Source Intelligence (OSINT) applicata al fenomeno terroristico della regione mediorientale e caucasica. Ha collaborato e continua a collaborare periodicamente con diverse testate giornalistiche e centri studi.