Come l’Islanda è uscita dalla crisi economica

ll 17 giugno il giorno della Festa Nazionale in Islanda perché ricorda l’indipendenza ottenuta dalla Danimarca nel 1944; lo stato islandese, isola posta all’estremità nord dell’Europa, viene spesso portato a modello da molti esperti di economia perché è stata capace di affrontare la crisi economica e, dopo la recessione, di avviare una processo di ripresa apparso a molti come la soluzione migliore al problema della recessione.

Parlando della festa nazionale islandese si può dire che questa cade il 17 giugno, il giorno del compleanno di Jon Sigurdsson, leader di primo piano dell’Islanda all’interno del Movimento di Indipendenza Islandese. Indipendenza politica che, dal punto di vista metaforico, potrebbe essere paragonata alla “rinascita ed indipendenza” economica ottenuta dallo stato islandese negli ultimi tempi dopo il periodo di crisi economica capace di colpirlo nel biennio 2008-2009.

Il caso islandese viene infatti paragonato alla crisi vissuta da altri paesi europei attualmente più in difficoltà quali Grecia e Spagna, nonché alla situazione dei paesi che avrebbero già superato le maggiori difficoltà, Irlanda in primis, i quali presentano però la caratteristica accomunante di aver adottato tutti quanti la monetica unica europea nel 2002.

Andando ad analizzare il caso islandese è possibile vedere come la crisi sia scoppiata tra il 2008 ed il 2009, quando il paese ha assistito al collasso di tre grandi banche, la Kaupþing, la Glitnir e la Landsbanki, crollo che ha scatenato un’implosione finanziaria dall’effetto domino; ciò ha portato alle dimissioni dell’ex premier Geir Hilmar Haarde e alla conseguente recessione del paese, esacerbata da una forte inflazione e da un vertiginoso incremento della disoccupazione.

Il paese si è ben presto ritrovato in ginocchio e sull’orlo della bancarotta; in seguito al prestito erogato del Fondo Monetario Internazionale (FMI) del valore di 2,1 miliardi di dollari (che l’Islanda sta già ripagando, senza aver più accettato ulteriori presti da parte di quest’ultimo) e grazie a altre sovvenzioni da parte degli altri paesi del consiglio nordico, di cui l’Islanda fa parte, l’economia dell’isola appare oggi in via di risanamento, soprattutto grazie alla svalutazione della sua moneta, la corona islandese.

Secondo le stime dell’OCSE, il PIL islandese è infatti cresciuto del 2.4%nel 2012 e si prevede una ulteriore diminuzione della disoccupazione, che nel 2012 è scesa al 6.1% ( nel 2011 il tasso era del 7%), che nell’anno 2013 raggiungerà il valore di 5.3%.

La stessa emigrazione all’estero è in netta diminuzione vista la ripresa del paese e secondo quanto riportato dal Wall Street Journal in una sua ampia analisi dell’economia dell’Islanda, il paese ha potuto avviare questo processo di “ripresa” grazie alla creazione di una banca centrale autonoma, alle sue decisioni autonome e alla sua valuta che gli hanno permesso di ottenere margini di manovra di gran netta superiori e migliori a quelli di cui dispongono i paesi europei.

Stando all’analisi degli esperti, la svalutazione della corona ha nettamente agevolato e favorito le esportazioni e il turismo le quali sono aumentate del 16% nel 2010, anno consecutivo al bienno della recessione, ossia il 51% in più rispetto al valore del 2005

Grazie alle oculate politiche di espansione della spesa, soprattutto per gli individui maggiormente in difficoltà, al fine di prevenire il calo dei consumi, il paese ha mantenuto tassi di acquisto che si possono definire stabili; nel settore bancario si è registrato il fallimento delle banche islandese i cui debiti sono stati pagati fino ad ora dagli investitori stranieri permettendo quindi ai cittadini islandesi di rimanere esenti da un tale peso fiscale.

Il mancato pagamento degli islandesi è dovuto al fatto che costoro si sono unanimemente opposti a misure drastiche per ripagare un debito non causato dal popolo islandese (per il risanamento del debito si prevedeva infatti il pagamento di una tassa equivalente a 100 euro mensili, per ogni cittadino islandese, su un arco temporale di circa 20 anni); si sono inoltre coalizzati al fine di consegnare alla giustizia i fautori che hanno volutamente condotto il paese a uno stato pressoché equiparabile alla bancarotta. È stata inoltre redatta una nuova costituzione pressoché ex-novo, nata praticamente da Internet ed è stato al contempo imposto dallo Stato il blocco dei capitali (misura a cui al contrario si oppone l’Unione Europea), che persiste tutt’oggi e che ha evitato pericolose perdite di liquidità.

L’isola ha avuto dalla sua anche il vantaggio costituito dall’energia geotermica, che consente un approvvigionamento energetico interamente autonomo. Oltre a ciò, la repubblica insulare gode anche di risorse ittiche non indifferenti, elemento chiave della sua economia. Motivo ulteriore per aver definitivamente detto no all’ingresso nell’Unione Europea.

Un’uscita della Grecia dall’euro, sottolinea però il Wall Street Journal, avrebbe comunque effetti deleteri sull’economia ellenica, malgrado i benefici e l’aumento delle esportazioni implicate in un ipotetico ritorno alla moneta originaria e quindi svalutazione della dracma. Questo perché, ad esempio, se le esportazioni hanno costituito negli ultimi tre anni circa il 59 per cento del PIL dell’Islanda, in Grecia hanno rappresentato il 24 per cento del PIL. Per l’approvvigionamento energetico infatti, a differenza dell’Islanda, la Grecia dovrà continuare a importare energia principalmente dall’estero, come ha fatto sinora, e con una moneta svalutata i costi sarebbero estremamente elevati.

Ciò non toglie che l’Islanda sia attualmente nettamente più povera rispetto agli antecedenti il 2008; vi è stato un calo negli investimenti e c’è chi dice che questa ricetta di risanamento non eviterà un declino a lungo termine; ciononostante l’idea di aderire in futuro ad una moneta unica non sembra ben accetta agli islandesi. Del resto, gli stati dell’Unione Europea che hanno aderito alla moneta unica non godono di una situazione nettamente migliore.

Per la serie, “chi vivrà vedrà”. Intanto non resta che esclamare a gran voce chapeau per l’integrità etica dimostrata dal popolo vichingo della piccola grande terra dei ghiacci.


AUTORE

Anders Björklund. Laureato in Lingue e Traduzioni con specializzazione in interpretariato dall’Italiano allo svedese, norvegese, danese ed inglese (e viceversa), amante della scrittura e della geopolitica, vive tra l’Italia e la Scandinavia.